Estero

Dalla Tunisia ora il rischio è un boom degli sbarchi

Il caos politico potrebbe accelerare le partenze. In 15 mila pronti a lasciare il Paese.

Il caos politico in Tunisia fa temere un incremento esponenziale di sbarchi a Lampedusa e in altri punti di approdo nel Sud Italia, dove gli arrivi di migranti si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi giorni, spingendo le autorità locali a chiedere al governo nuovi e tempestivi accordi con il Paese del Nord Africa. Secondo fonti di stampa tunisine, migliaia di cittadini – fino a 15 mila – sarebbero pronti a lasciare il Paese e ad attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Italia.

Partenze in aumento

Di fatto, i dati Frontex relativi al primo semestre 2021 hanno già registrato un trend in netto aumento dei flussi in partenza dalla Tunisia – ma non solo – dopo il netto rallentamento del 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia di Covid-19. Numeri alla mano, l’Agenzia Ue della guardia di frontiera e costiera ha riscontrato una crescita degli arrivi illegali alle frontiere esterne dell’Ue del 59% rispetto allo scorso anno, con in tutto oltre 61 mila ingressi.

Nel solo mese di giugno sono stati 11.150, segnando un aumento del 69% rispetto a giugno 2020.

Un’impennata degli arrivi di migranti attribuita alla ripresa delle attività dei trafficanti in Tunisia – anche in Libia – lungo la rotta del Mediterraneo centrale, percorsa il mese scorso da 4.700 persone – il doppio rispetto allo stesso mese nel 2020 – in stragrande maggioranza cittadini originari della Tunisia e del Bangladesh.

Secondo altri dati rilanciati dal sito dell’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), è da inizio 2020 che è cominciata la tendenza all’aumento degli sbarchi di cittadini tunisini: sono stati più di 12 mila durante lo scorso anno.

Nel contempo, sottolinea Asgi, è anche aumentato e si è velocizzato il ritmo dei rimpatri di cittadini tunisini dall’Italia verso il Paese di origine.

La visita di Lamorgese e Di Maio dell’agosto 20202

In tutto tra gennaio e dicembre 2020 in 1.564 sono stati rimpatriati, di cui 1.200 avvenuti dopo la visita a Tunisi, il 17 agosto 2020, dei ministri Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, accompagnati dai Commissari europei Ylva Johansson e Olivér Varhelyi, per negoziare una nuova intesa. Poco dopo quella visita, la stampa aveva annunciato lo stanziamento di 11 milioni di euro a favore della Tunisia per “rafforzare il controllo delle frontiere”.

E’ così che da settembre 2020 ai due voli settimanali, già previsti, in partenza dall’Italia si sono aggiunti dieci voli al mese messi a disposizione dal governo tunisino. Dopo la visita di agosto 2020, in risposta ad una lettera dell’Asgi il governo italiano ha dichiarato che a Tunisi “non è stato sottoscritto alcun accordo bilaterale” e “sono ancora in corso le necessarie valutazioni in merito a possibili iniziative da finanziare”.

Lo scorso maggio la questione migratoria tunisina è stata al centro della seconda missione del ministro dell’Interno Lamorgese e dei rappresentanti Ue a Tunisi, durante la quale sono state tracciate le prime linee guida su rimpatri, smantellamento delle reti di trafficanti, in vista di un grande accordo di partenariato strategico fra l’Unione europea e la Tunisia, che dovrebbe intervenire non prima di fine anno.

Quella missione ha visto l’attivazione immediata – secondo quanto annunciato dalla titolare del Viminale – di una “linea diretta dedicata” con l’Italia per segnalare i “bersagli” ovvero i natanti che partono e dovrebbero venire intercettati e riportati indietro. Il governo italiano ha anche ribadito “il comune interesse dell’Italia e della Tunisia a smantellare il business criminale dei trafficanti di migranti”.

Il sostegno alla ripresa economica di Tunisi

In cambio della collaborazione Roma dovrebbe sostenere finanziariamente la ripresa economica della Tunisia, “incentivando lo sviluppo delle realtà economiche, con l’obiettivo di dare speranza al futuro dei giovani tunisini” ha sottolineato Lamorgese.

La collaborazione tra autorità tunisine e italiane sulla gestione dei flussi migratori è stata presentata come un possibile modello da attuare poi su scala Ue, ma finora non ha prodotto risultati tangibili e il caos politico-istituzionale in Tunisia rischia di complicarne ulteriormente l’attuazione.

Giuristi e Ong hanno denunciato la “poca trasparenza” sugli accordi internazionali e bilaterali finora conclusi tra Italia e Tunisia, sia quelli più recenti che quelli del passato, a partire da quello sottoscritto il 6 agosto 1998 dall’allora Ministro degli Esteri italiano, Lamberto Dini, e dall’ambasciatore tunisino a Roma.

Nel 2009 un altro accordo è stato siglato dai ministri dell’Interno dei due Paesi con l’obiettivo di mettere in atto una procedura accelerata per il rimpatrio forzato dei cittadini tunisini senza permesso di soggiorno.

L’accordo del 2011

Nel 2011, contestualmente alla Rivoluzione dei Gelsomini e al conseguente afflusso a Lampedusa di 22 mila cittadini tunisini nei primi mesi dell’anno, l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni e il suo omologo tunisino Habib Hessib hanno siglato a Tunisi un nuovo accordo per gestire “l’emergenza immigrazione”.

La parte tunisina si impegnava a rafforzare il controllo delle coste e ad accettare il respingimento diretto da parte dell’Italia nei confronti dei migranti tunisini sbarcati in modo irregolare sulle coste italiane dopo il 5 aprile 2011.

Tuttavia, il patto non conteneva alcuna indicazione sulle modalità di svolgimento dei rimpatri, stabilendo unicamente la necessità di accertare la nazionalità del migrante prima del rimpatrio.

In occasione della visita del Presidente della Repubblica tunisino a Roma nel febbraio 2017, i ministri degli Esteri dei due Paesi hanno siglato un’ulteriore dichiarazione congiunta mirante a stabilire, tra le altre, una gestione concertata del fenomeno migratorio con l’obiettivo di rafforzare la lotta all’immigrazione irregolare tramite un più efficace controllo delle frontiere marittime.

AGI

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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