Ambiente & Salute

Crescita e crisi ecologica, non c’è futuro

Di Erasmo Venosi*

Crisi ecologica  e crescita – Un ventennio è passato da quando la compianta Carla Ravaioli scrisse la “Lettera aperta agli economisti “. ”

Aprendo un dibattito al quale parteciparono economisti come Lunghini, Brancaccio, Ruffolo, Becattini , Paolo Sylos Labini uno  scienziato come Nebbia e un filosofo come Prestipino.

E altri nomi noti molti dei quali non ci sono più.

Nella “Lettera“ si faceva riferimento proprio al mutamento climatico e ai tanti problemi connessi, allo squilibro ecologico.

Crisi ecologica -La Ravaiolo riportava una vignetta apparsa su “The ecologist”, autorevole rivista dell’ambientalismo

Mostrava un colloquio tra un esperto di marketing dell’Exxon e l’allora presidente USA Clinton:

“Presidente secondo le nostre ricerche risulta che la sopravvivenza della specie umana non è economica “.

Questa vignetta mi è tornata in mente pensando alla censura di fatto intorno a quello che chiamiamo “spazio del carbonio” o “budget del carbonio “ emerso nel Rapporto IPCC denominato “ Global Warning of 1.5 ° C .

Concetto che attraverso cifre ci fa capire che la quantità di carbonio emessa bruciando le fonti fossili ha un limite compatibile con il contenimento dell’aumento medio di temperatura entri i 2 gradi e ancor meglio entro 1.5 gradi.

Una possibilità del 66% cioè 2 probabilità su 3 di limitazione del riscaldamento comporta che le emissioni complessive di biossido di carbonio equivalente (C O 2) devono essere inferiori a 2800 miliardi di tonnellate.

Ne abbiamo emesse in atmosfera dalla Rivoluzione Industriale 2200 miliardi, ne restano 600 miliardi di tonnellate se si assume l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura entro 1.5 ° C .

Sostanzialmente quattro quinti del “budget di carbonio“ è già stato utilizzato

Le emissioni annue di CO2 sono pari a 38 miliardi di tonnellate il budget in assenza di incisivi provvedimenti sarebbe esaurito in circa 16 anni.

Crisi ecologica Restare dentro il “budget del carbonio” compatibile con 1.5 ° C abbiamo a disposizione 16 anni.

Nel 2015 un importante articolo su Nature di Mc Glade ed Ekins venivano individuate le riserve accertate di combustibili fossili a livello globale:

  • 1294 miliardi di barili di petrolio,
  • 192 mila miliardi di metri cubi di gas,
  • 728 miliardi di tonnellate di carbone
  • 276 miliardi di tonnellate di lignite.

La combustione di queste riserve accertate corrisponde a 2900 miliardi di tonnellate di CO2, ossia, quasi 5 volte la compatibilità con un grado e mezzo di incremento di temperatura media globale e 3 volte ( 900 /1100 GtCO2) con incremento di due gradi centigradi rispetto 1860/1880 assunto come periodo di riferimento del periodo preindustriale.

In altri termini il 66% delle riserve di fossili devono restare sotto terra.

Questo è il quadro entro cui si dovrebbero collocare tutti i piani nazionali di taglio delle emissioni di gas che alterano il clima.

Anche l’Italia ha un Piano Nazionale Integrato Energia Clima e un Piano Nazionale Rilancio e Resilienza con 70 miliardi destinati alla transizione ecologica.

È davvero transizione verde?

Le maggiori associazioni ambientaliste come WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club il Piano di Draghi e Cingolani è un’occasione sprecata

“non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile (.)

inoltre le risorse classificabili come verdi appaiono marginali nella transizione energetica “.

Greenpeace ha valutato con un voto ogni componente ambientale del PNRR con una media finale di un pessimo 3,3 su 10!

IL PNRR di Draghi è fatto di trivellazioni, inceneritori, nuove centrali termoelettriche a metano per 14 milioni di KW, idrogeno blu, cemento, cemento, cemento.

Anche la pandemia è una conseguenza della nostra interazione distruttiva con la Natura.

Siamo entrati nell’era delle pandemie di origine zoonotica

Negli ultimi 20 anni almeno 14 virus hanno fatto il “salto di specie” dagli animali dove “risiedevano” all’uomo ,

Più continueremo a radere al suolo le foreste tropicali, togliendo agli animali il proprio habitat naturale e costringendoli ad un contatto sempre più ravvicinato con l’uomo,

Più questi fenomeni saranno frequenti.

Quello che non comprendono o cinicamente comprendono inutilmente le classi dirigenti nazionali e internazionali è che i rifugiati climatici non sono solo tra gli umani.

Numerose ricerche dimostrano che le specie animali e vegetali terrestri si stanno muovendo verso i Poli a una velocità di qualche metro il giorno.

Quelle marine a velocità superiori.

Spostamenti che insieme alla globalizzazione portano a un diffondersi anomalo di malattie tropicali in zone del mondo che prima ne erano esenti.

La crisi climatica genererà anche riemergere di virus silenti da millenni e di cui parleremo prossimamente.

*già professore associato UniSapienza

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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