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La civiltà rupestre in Puglia

L’ articolo completa le nostre ricerche sulla Civiltà rupestre in Puglia. Ha richiesto un lungo lavoro di studio e di
ricerca ma il risultato è straordinario per la quantità di informazioni che siamo riusciti a mettere insieme a beneficio dei nostri lettori. La conoscenza del patrimonio rupestre è una importante risorsa culturale, artistica paesaggistica e turistica. 

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La storia della Puglia è scritta nelle pietre.

Un viaggio nel tempo alla scoperta della civiltà che si sviluppò tra le rocce.

I paesaggi straordinari delle gravine, veri e propri canyon mediterranei, regalano vertigini di stupore con profondi dirupi e architetture di pietra nascoste dalla vegetazione rigogliosa.

Un viaggio che ci consente di addentrarci nei rifugi segreti di eremiti per ammirare i resti di villaggi, tra cripte e chiese affrescate e scavate nella roccia; la civiltà rupestre pugliese e lucana è stata definita “un diverso sistema mentale”. Le grotte, trasformate in case o in cappelle affrescate, di forma bizantina, non furono un ripiego e tantomeno furono allestite per ovviare alla scarsità di mezzi propri.

Vennero costruite pensando a un diverso spazio abitativo interno dove si vive e si prega, ad un nuovo rapporto tra il dentro e il fuori, tra il microcosmo domestico e l’universo: un’idea che non separa le due dimensioni ma le mette in comunicazione.

Dentro, la tavola o l’altare cavati dalla pietra calcarea sottraendo e modellando la materia.

Fuori, la stessa pietra distesa su un’infinita pianura mediterranea che non conosce nebbia ma luce tagliente ed accecante, dove le forme sono nette e i colori forti come l’indaco del cielo, l’ocra e il rosso della terra e come nette sono le architetture rupestri e forti i colori del manto pittorico che le riveste, gli stessi indaco, ocra, terra.

L’architettura rupestre ripete il paesaggio e vi si confonde estremizzando l’idea costruttiva del Medioevo nell’Italia centro-meridionale: l’Italia dei paesi arroccati su dirupi che si affacciano sulle gravine profonde e distese.

A Matera, i Sassi si identificano nella gravina che li guarda di fronte: un grappolo tellurico di frantumi e spaccature come un rilievo ferito da un meteorite.

A Fasano, come anche a Monopoli ed Ostuni, il tema di questa assimilazione alla natura in cui l’uomo non impone il suo segno ma lo plasma nelle sue forme naturali, è un altro.

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È l’orizzonte sconfinato e le cesure che lo scandiscono con gli ulivi, i muretti a secco, i cumuli di massi, le rotondità della pietra, le pieghe di avvallamenti e doline, i solchi e i cigli di lame.

Ma anche con la linea continua, lo spigolo, la curva: sono le parole chiave del lessico rupestre nella Puglia centrale. In Puglia, i rimandi tra i due mondi – rupestre ed urbano – sono fitti e sistematici.

Le case e le cappelle nelle grotte non solo condividono col paesaggio la materia e la luce, ma pure una serie di precise forme costruttive evidenti nelle somiglianze con i trulli in alcuni tratti dell’aspetto esterno e nell’articolarsi degli spazi interni.

Le cupole delle chiese nella roccia richiamano, nella comune ispirazione greco-bizantina, un modulo ripetuto e variato continuamente in tutta l’area, tra edifici di culto, volte e coperture di case, ricoveri di greggi, depositi.

Le affinità sono anche psicologiche e di cultura materiale: nel mondo rupestre agisce la stessa tensione all’acqua che si osserva tra campi e masserie che produce l’ingegnosa semplicità dei sistemi di raccolta, la ricerca assidua delle falde, la tecnologia di pozzi e canali.

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Una tra le più belle chiese rupestri della Puglia la si trova in quel di Fasano, in provincia di Brindisi; è la chiesetta di San Lorenzo nella quale vengono custodite alcune tra le decorazioni pittoriche più vivide negli insediamenti rupestri di Puglia.

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La chiesa ha un ingresso angusto che introduce nella cripta, splendidamente ornata da affreschi e raffigurazioni iconiche di santi e scene religiose.

Qui roccia e mano dell’uomo si fondono insieme e definiscono uno spazio sacro suggestivo, dove la linea della pietra si modella secondo le esigenze della religiosità medievale.

Conservate in ottimo stato, le decorazioni della chiesetta di San Lorenzo sono tra le migliori rappresentazioni di arte rupestre medievale, rara testimonianza della devozione, che trionfa sulla roccia da secoli.

La bella città di Gravina di Puglia sorge sull’orlo di un profondo burrone (gravina) scavato nel corso dei millenni dall’omonimo torrente Gravina di Picciano.

La città, di origine preistorica, fu un centro peucetico abitato fin dal VII sec a.C. identificabile probabilmente con l’antica Sides o Sidion che sorgeva appunto a ovest del torrente; molto attiva sotto i romani col nome di Silvium venne distrutta dai Vandali.

La distruzione costrinse gli abitanti a rifugiarsi presso alcune cavità presenti nella gravina, dando così vita ad una vera e propria civiltà rupestre: centinaia di grotte scavate nelle pareti del burrone di cui le famose laure basiliane (chiese rupestri fondate secondo tradizione dai monaci Basiliani) sono il fenomeno artistico più evidente, ma che comprendevano anche abitazioni, cantine, frantoi, magazzini.

Tra le più chiese rupestri più belle ed interessanti viene annoverata quella di San Michele delle Grotte, la chiesa più importante di Gravina. Scavata in un grande masso e frequentata fin dall’VIII secolo, la cripta di San Michele alle Grotte è stata l’antica cattedrale di Gravina e oggi è la chiesa rupestre più importante della città.

Adagiata sul lato del burrone, dove si srotola il caratteristico Rione Fondovico, la chiesa è accessibile attraverso un ingresso laterale e, dall’esterno, è possibile percorrere uno straordinario corridoio panoramico, affacciato su in incantevole scorcio di habitat rupestre, Da visitare per la loro bellezza anche la “Madonna della Stella” (già luogo di culto precristiano), la “Cripta del Padreterno” e le “Sette Camere”,  complesso rupestre costituito da sette ambienti intercomunicanti ognuno dedicato al proprio santo.

In un seicentesco palazzo nobiliare di Gravina  ha sede invece la Fondazione “Ettore Pomarici-Santomasi”, centro della cultura gravinese con le sezioni di Archivio, Biblioteca e Museo: all’interno di quest’ ultimo sono conservati elementi architettonici di varie epoche molti dei quali rinvenuti negli habitat rupestri: lastre tombali, capitelli, architravi e stemmi in mazzaro; al secondo piano troviamo la mostra archeologica “ Aristocrazia e Mito”, con reperti datati tra il VII e il III sec, e la Raccolta Archeologica quantificabile in circa 2000 pezzi.

Sempre in Puglia la città di Massafra, in provincia di Taranto, ed il suo hinterland sono fortemente antropizzate dalla presenza di fenomeni carsici, con profonde incisioni torrentizie che hanno dato vita nel corso dei secoli a tortuose gravine e profondi burroni che rendono il paesaggio un unicum nel suo genere, tanto da definirne il centro principale Massafra come la “Tebaide d’Italia”.

Questa singolarissima città si erge difatti sulle due sponde della Gravina di S. Marco che ne divide in due l’antico “borgo”; le stesse, poi, sono congiunte dal ponte vecchio e dal ponte nuovo.

I primi abitanti di Massafra si insediarono nel luogo all’inizio del medioevo spostandosi dalle numerose caverne verso il paese lasciando le stesse ai monaci basiliani i quali le adattarono ad uso cultuale creando le spettacolari chiese-cripte e chiese-grotte decorate da splendidi affreschi d’ispirazione bizantina: tra queste risaltano la Chiesa-Cripta di S. Marco a tre navate e la Cripta di S. Leonardo con le sue numerose decorazioni parietali; molto interessante è la struttura ubicata fuori dall’abitato denominata “farmacia di Greguro il Mago”.

Si racconta che nella misteriosa costruzione costituita da una serie di caverne comunicanti si nascondesse l’eremita mago Greguro, perseguitato, con la sua figlioletta Margheritella.

Le grotte gli servivano oltre che per nascondiglio anche per conservare le sue prodigiose erbe medicinali. A breve distanza troviamo un altro esempio di struttura legata alle tradizioni più arcaiche: la grotta del Ciclope che col suo nome richiama il mito di Ulisse e Polifemo.

La recente indagine archeologica nella zona di S. Angelo ha permesso di evidenziare, inoltre, una piccola necropoli, ancora oggi da circoscrivere, con al centro uno sperone roccioso: su di esso insiste un’area sacrale utilizzata molto probabilmente per rituali funebri e un piccolo nucleo grottale con una curiosa grotta chiamata “delle navi” recante sulle sue pareti dei segni distintivi di navi, da cui deriva la denominazione, insieme a croci e iscrizioni greche, di cui è possibile leggerne una sola traccia superstite. Un altro centro dell’alta murgia tarantina: Mottola, nasconde nel suo territorio centinaia di affreschi accolti da oltre trenta chiese rupestri, tra tutte la più suggestiva è quella di S. Nicola che per via del grande Giudizio Universale viene considerata la Cappella Sistina della civiltà rupestre pugliese.

L’affascinante struttura a tre navate absidali vanta pregevoli affreschi dell’XI-XIV sec. tra i quali spicca per eleganza e raffinatezza il Cristo tra Maria e il Battista (il Cristo Pantocrator in Deesis).

Altrettanto pregevole è la chiesa rupestre di S. Angelo in Casalrotto, strutturata a due piani e con affreschi duecenteschi. Agli estremi confini occidentali della Puglia, sull’orlo di una delle più profonde gravine esistenti (tutelata da un’oasi LIPU), sorge Laterza, città dalle origini antichissime come attestano i reperti rinvenuti nella necropoli e risalenti all’età del Bronzo.

L’antica “Terra” si affaccia sul ciglio di una profonda gravina le cui pareti sono caratterizzate dalla presenza di numerose grotte anticamente abitate e adibite a luoghi di culto tra le quali citiamo la Cripta di S. Giorgio, del Cristo Giudice e di S. Caterina. Inoltre la roccia calcarenitica, facilmente modellabile  ha permesso all’uomo di creare, lungo le pareti rocciose e al loro interno sentieri, scalette, terrazzamenti, sistemi di raccolta e distribuzione dell’acqua piovana che rendono il paesaggio un unicum a livello nazionale e internazionale (la Gravina di Laterza è uno dei più grandi canyons d’Europa). Il Museo Didattico Archeologico  della città accoglie i numerosi reperti della civiltà neolitica rinvenuti nell’area; interessante per l’indagine del territorio si appalesa  la carta geologica informatica che consente la visualizzazione di mappe, immagini satellitari e fotografie aree dell’intero comprensorio.

A pochi chilometri da Laterza è d’obbligo visitare Ginosa, l’antica Genusium, colonia romana ricordata da Plinio, nota nella letteratura archeologica per essere stata patria, nel IV sec. a.C. del Maestro di Ginosa, orafo a cui sono attribuiti il bellissimo diadema con “nodo erculeo e una “coppia di orecchini a disco e pendente con diconico”, esposti attualmente presso il Museo Archeologico di Taranto.

Molti gli insediamenti rupestri e le cripte presenti nel territorio come quella dedicata a Santa Domenica nella Gravina Casale dove a Pasqua si svolge una suggestiva Passio Christi con oltre 330 comparse.

A un tiro di schioppo da Gravina troviamo la città di Altamura, nel cuore dell’Alta Murgia e dell’omonimo Parco Nazionale, il cui territorio  si presenta ricco di insediamenti rupestri, quasi tutti localizzati in proprietà private.

L’insediamento religioso di Sant’Angelo de la Ricza (San Michele delle Grotte) è ubicato in via Madonna della Croce, in pieno centro cittadino.

Secondo gli studiosi, il complesso, costituito da due grotte, risalirebbe al X secolo d.C. Tre navate, tre altari e numerosi affreschi  caratterizzano la grotta adibita a luogo di culto.

L’insediamento di Fornello (via Santeramo) è composto da venticinque unità ipogee collegate fra loro da aperture e passaggi scavati dall’uomo nei muri perimetrali.

Questo ha condotto alcuni studiosi ad ipotizzare la destinazione del luogo a dormitorio comune di una comunità cenobitica durante il Medioevo.

Si parla della presenza di monaci basiliani, giunti dall’Oriente fra i secoli VIII e IX d.C. Nella cavità destinata a luogo di culto rimangono pochi resti di un affresco raffigurante un personaggio in abiti bizantini (l’ipotesi è che si tratti di un Kralj, cioè di un re serbo) nell’atto di offrire una chiesa di forma circolare alla Vergine e al Bambino.

Nella contrada Casal Sabini è stata individuata una necropoli con due periodi di frequentazione risalenti al Bronzo Antico e al VI secolo a. C., oltre ad una tomba a grotticella di tipo siculo. Sempre lungo via Santeramo, la località San Tommaso, nota anche come Lama buccerii  (lama del macellaio), fu frequentata a partire dal VI secolo a.C.

La zona è ricca di cavità scavate dall’uomo (un vero e proprio labirinto sotterraneo) e conserva una vasta necropoli. A poca distanza, un trullo che, secondo alcuni studiosi, sarebbe databile al XIII secolo;alto 7 metri e diviso, all’interno, in due piani, aveva, probabilmente, la funzione di torre di controllo del territorio circostante.

Sulla stessa strada, la località di Pontrelli è costellata di grotte ricavate dall’uomo grazie alla facilità di lavorazione del tufo. La cripta di San Giorgio, in località Carpentino (zona sfiorata dal tracciato dell’antica via Appia), conserva diversi affreschi databili al XV secolo. Alcuni, di cui rimane ben poco, riprendono santi senesi.

L’immagine principale mostra Cristo crocifisso fra la Vergine e Maria Maddalena. Una vecchia leggenda narra di un tesoro nascosto sotto il pavimento.

Questo è il motivo per il quale sono ancora visibili i segni di diverse picconate.

A pochi passi dalla famosa  Masseria Jesce  si può visitare  la cripta di Sant’Angelo, dalle pareti interamente affrescate. Il doppio ciclo di immagini è stato realizzato in tempi diversi. Il primo rivela influssi artistici greci e post-bizantini nella pittura rupestre pugliese del XIV e del XV secolo. Il secondo, realizzato dall’artista locale Didaco De Simone nella seconda metà del XVII secolo, celebra la vita di Cristo e della Vergine.

Nelle vicinanze, sono state scoperte tre necropoli databili fra i secoli V e III a.C. Il villaggio cavernicolo di Pisciulo, ubicata in via Carpentino, risulta abitato dall’uomo sin dall’Età del Bronzo.

Un’intera parete costellata di grotte, adeguate agli usi della vita agro-pastorale tipica del territorio murgiano, rende davvero suggestivo il paesaggio circostante. Nelle vicinanze, sono visibili alcune sepolture a tumulo, dette anche tombe a grotticella.

Le cavità di Curtaniello  e di Corte li Rizzi sono ricche di stalattiti e stalagmiti. La prima conserva un affresco del XIV secolo raffigurante l’arcangelo Michele.

Tra gli altri insediamenti, vanno menzionati quelli di Graviscella (via Gravina), di Le Torri (via Cassano) e di Anna Menonna  (via Ruvo). L’insediamento di Graviscella, oltre che per le numerose cavità, è importante anche per la grotta “dei graffiti”, che presenta segni incisi sulla volta.

Tra questi si riconosce la figura stilizzata di un Vescovo.

Le grotte di Le Torri e di Anna Menonna mostrano, nelle tracce lasciate dal tempo, i segni di una lunga frequentazione umana. A questo punto è d’obbligo visitare la Masseria Losurdo (foto sopra) , una vera chicca turistico-culturale, la Masseria un tempo supergettonato agriturismo, oggi è una interessante masseria didattica con annesso museo della civiltà contadina che è stato allestito nelle grotte ipogee (abitate sin dall’età preistorica), nelle quali si conserva un’antica cappella dedicata a Santa Maria della Concezione.

Dell’antica cappella si hanno notizie a partire dal 1717, anche se sembra essere di età anteriore. Fu voluta da Michele Spirito, nobile della città.

L’interno, costituito da un vano a botte, conserva le decorazioni del XVII secolo. La facciata esterna, settecentesca, appare ancora intatta.

Sull’arcone superiore si conserva, anche se rovinata, una statua della Vergine Immacolata realizzata da artigiani locali. Nelle grotte annesse sono esposti al pubblico gli attrezzi della civiltà e della tradizione contadina e gli strumenti degli antichi mestieri. In una zona esterna alla Masseria è possibile visitare la simulazione di scavi archeologici.

Quello delle chiese rupestri ed in genere degli insediamenti ipogei che caratterizzano gran parte del territorio della Puglia può considerarsi una risorsa di particolare valore storico, culturale, artistico e paesaggistico.

L’intero comparto è ancora oggi poco conosciuto sicchè dunque parlarne e farlo conoscere consente di mettere a diposizione degli appassionati viaggiatori un patrimonio unicum nel suo genere meritevole dì essere conosciuto, visitato ed apprezzato.

Un riscontro in tal senso ci viene fornito dalle centinaia di migliaia di persone che hanno potuto visitare i Sassi ed il patrimonio delle bellissime chiese rupestri di Matera in occasione delle manifestazioni organizzate nell’ambito di Matera Città della cultura. In tanti hanno candidamente affermato di non conoscere l’esistenza di un patrimonio così pregevole mostrando non solo apprezzamento ma anche il vivissimo desiderio di ritornare a Matera per approfondire la conoscenza di questi beni culturali che dovrebbero a giusta ragione ben presto diventare patrimonio dell’Unesco.

In questa ottica offriamo ai nostri lettori alcuni appunti per stimolare interesse, curiosità e desiderio a voler visitare le chiese rupestri e gli insediamenti ipogei della Puglia; solo in questo modo le chiese e gli habitat potranno essere salvati dall’incuria dell’uomo e tornare a vivere o se vogliamo a rivivere. 

  Giacomo Marcario

Comitato  Redazione del Corriere di Puglia e Lucania

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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