Lettera aperta al Ministro Bianchi: Docenti di Religione ancora discriminati

Lettera aperta al Ministro Bianchi: Docenti di Religione ancora discriminati

Egregio Ministro,

ci sono mille problemi e mille situazioni che catalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni come anche quella del suo ministero. Ma mi permetta di sottoporne un’altra per la quale, non senza disagio, parto da una breve narrazione autobiografica, di cui mi scuso, emblematica di migliaia di colleghe e colleghi.

Sono un docente di religione cattolica, con titolo teologico e laurea statale, in servizio da 21 anni con cattedra piena. Insegno in una scuola secondaria di primo grado, dopo aver insegnato per 10 anni nella primaria. In questi anni ho ricoperto e ricopro ruoli di collaborazione con i Dirigenti e di funzione strumentale al PTOF con azioni di sostegno a colleghe/i e alunni.

Ho progettato numerosi azioni PON che hanno portato a creazione di laboratori multimediali, attività formative per docenti e alunni, facilitatore in diverse attività.

Attualmente mi occupo della comunicazione nella scuola e della gestione del sito scolastico e del giornale, dando visibilità a quanto la scuola stessa fa, con importanti riconoscimenti.

Come docente di religione, seguo ogni anno circa 400 studenti, con attività didattiche, osservazioni sistematiche, attività di valutazione e interazione con le famiglie, con un impegno notevolmente maggiore (almeno quantitativamente) rispetto a colleghe e colleghi di altre discipline.

Faccio parte di 18 consigli di classe e partecipo agli scrutini di tutti gli alunni come a tutti gli incontri GLO. Per tutto il mese di giugno sono stato presente in commissione per gli esami di “terza media” accompagnando 140 ragazzi in questo momento forte della loro vita, dopo averli anche orientati in fase di preparazione. Durante il tempo della DAD mi son fatto carico di supportare colleghi e famiglie per accedere alla piattaforma didattica (creando videotutorial ad hoc) e continuamente raggiunto per risolvere problemi di docenti e famiglie. Non nascondo anche un informale ruolo di mediazione nel corpo docenti e nei consigli di classe.
C’è però un dettaglio di non poco conto. La mia è una figura “fantasma” nella scuola. Non sono di ruolo perché non ho partecipato al primo e unico concorso indetto nel 2003, non avendo, all’epoca, tutti i requisiti richiesti.

Quindi vivo la mia professione con una discriminazione ingiusta che mi porta ogni anno a sperare di lavorare (il calo demografico sta contraendo il numero delle classi e quindi le ore assegnate); non accedo a bonus docenti e quindi ogni spesa per formazione e dotazione tecnologica, specie nella DAD, è stata ed è a mio carico; non posso accedere al portale SOFIA per l’aggiornamento permanente; non potrei accedere alla carriera di dirigente; e, questione non meno mortificante, l’accesso al credito presso banche o finanziarie, per esigenze famigliari, è reso difficoltoso o impossibile da un contratto a tempo determinato. Spero di non ammalarmi seriamente e per periodi lunghi perché perderei il mio lavoro.

Mi fermo qui perché la mia non è una lagnanza.

Né è questa l’occasione per ridiscutere il ruolo costituzionale dell’insegnamento della religione cattolica a scuola; i miei studenti e le loro famiglie possono attestare la prospettiva interculturale e interdisciplinare delle mie ore di lezione.

Ma fino a quando la Costituzione – “la più amata dagli Italiani” –  lo prevede occorre regolarizzarlo giuridicamente. C’è quindi da dare una risposta concreta alle istanze degli oltre 15000 docenti di religione cattolica precari, adottando le stesse soluzioni che la legge 159/2019 prevede per precari di altre discipline.

Del resto questa soluzione, che trova d’accordo tutti i sindacati, sarebbe a costo zero per lo Stato che già paga me e gli altri colleghi precari. Leggiamo sui giornali che dopo una lunga trattativa tra le forze di maggioranza, è stato dato il via libera ad una procedura concorsuale straordinaria per l’assunzione di insegnanti precari.

Il bando prevede che possano partecipare precari con un certo numero di anni di servizio, che vi sia un percorso di formazione e una prova conclusiva.

Al termine del percorso, si legge nel provvedimento, “il candidato è assunto a tempo indeterminato dal primo settembre 2022”. 

Ma tra questi precari, ancora una volta noi Insegnanti di religione non esistiamo. Solo un concorso ordinario, fortemente discriminante, dopo oltre 20 anni di servizio.

A nome di circa 15000 precari di religione le chiedo quindi di esercitare fino in fondo il suo ruolo a garanzia di tutti i lavoratori della scuola assicurando eguale trattamento anche a noi docenti di religione. Saprà bene come fare perché da più parti le giungono le proposte attuative.

Allego alla presente l’elenco di circa 1000 firmatari della petizione già inviata ai suoi uffici (purtroppo senza alcuna risposta).

Confido nella sua sensibilità di uomo delle istituzioni, garante di ogni lavoratore della scuola.

Luigi Sparapano

Firma la petizione

Firmatari della petizione irc


Redazione

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