Home Ambiente & Salute Sviluppo Sostenibile? Per gli economisti una bestemmia

Sviluppo Sostenibile? Per gli economisti una bestemmia

Sviluppo sostenibile

di Erasmo Venosi

Tutti ma proprio tutti parlano di sviluppo sostenibile.

Sviluppo sostenibile in bocca alla maggioranza degli economisti è una vera e propria bestemmia.

L’economia, infatti, ha evitato sempre di calcolare i prezzi secondo una dimensione onnicomprensiva, in primis quella ambientale.

I prezzi dovrebbero rivelare la “verità ecologica” cioè chiarire quanto impatto ogni prodotto genera sull’inquinamento, sulle risorse naturali e quindi sul consumo della natura.

Nemmeno, restando in Italia e con un ex banchiere centrale a capo del Governo, si è compreso il grande valore dei servizi eco-sistemici.

Cioè quei servizi offerti gratuitamente e quotidianamente dalla Natura e costituiti da funzioni prodotte come la regolazione del sistema climatico o la rigenerazione del suolo. Quest’ultimo è la pelle dell’umanità.

Ci vogliono 500 anni per formare 2,5 cm di suolo. Un ettaro di suolo non cementificato assorbe 3,8 milioni di litri di acqua.

Nel PNRR di Draghi il consumo di suolo è solo evocato e si conclude nella esortazione a limitarne l’uso anche se la stessa UE impone il consumo zero di suolo al 2050.

Rispetto a questo immenso, sottostimato problema interviene l’ultimo Rapporto ISPRA che dovrebbe essere letto dal Presidente del Consiglio e dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile.

Due economisti figli del pensiero economico mainstream che porterà il pianeta verso un sicuro disastro!

Il 14 luglio il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente ha presentato il Rapporto sul “ Consumo di Suolo in Italia” edizione 2021.

Il Rapporto riporta dati importanti e preoccupanti

Nel 2020 la cementificazione del suolo è progredita con una velocità di due metri quadrati al secondo!

“Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli

L’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori)

Infine lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km.”.

La perdita di servizi ecosistemici che potrebbe perdere l’Italia fino al 2030, persistendo questo consumo di suolo è stimata tra gli 81 e i 99 miliardi di euro.

Ogni italiano ha a disposizione circa 360 mq di cemento (erano 160 negli anni ’50).

L’incremento maggiore quest’anno è in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

“Il confronto tra i dati 2019 e 2020 mostra che 767 ettari del consumo di suolo annuale si sono concentrati all’interno delle aree a pericolosità idraulica media e 285 in quelle a pericolosità da frana, di cui 20 ettari in aree a pericolosità molto elevata (P4) e 62 a pericolosità elevata.

Pericolosità sismica alta

Le percentuali si confermano alte anche nei territori a pericolosità sismica alta, dove il 7% del suolo è ormai cementificato.”

Proprio come aveva osservato Keynes, le teorie astratte di una generazione precedente di “economisti defunti hanno condizionato il pensiero di “uomini pratici”

Determinando una profonda trasformazione della politica, dell’economia e dei criteri di valutazione dei rischi.

“Invece di rigenerare e riqualificare spazi già edificati, sono stati consumati in sette anni 700 ettari di suolo agricolo e il trend è in crescita.

In Veneto le maggiori trasformazioni (181 ettari dal 2012 al 2019, di cui il 95% negli ultimi 3 anni) dovute alla logistica, seguita da Lombardia (131 ettari) ed Emilia-Romagna (119)”.

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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