Taranto: un gioiello greco

Taranto: un gioiello greco

Taranto: un gioiello greco
di Eleonora Vecchioli

Taranto: un gioiello greco. In occasione della Festa delle Pro Loco, si è tenuto un incontro chiamato “Viaggio nella Magna Grecia”, capitanato dall’archeologa Teresa Lo Noce, che è stata affiancata dall’associazione ARTAVA e dal suo presidente, Armando Blasi.

Teresa Lo Noce, come abbiamo già detto, è un’archeologa, specializzata in food culture e ha fatto da guida durante l’evento della serata.
Questo si è tenuto in data 11 luglio nel Borgo Antico della città, che è stato esplorato con occhi attenti e interessati da coloro che hanno deciso di parteciparvi. Ciò che è stato proposto come focus della serata è un itinerario storico-archeologico lungo le vie e le piazze più significative del centro storico.

I siti visitati e alcune curiosità

1. In questo salto di 2700 anni, è stato deciso un punto di partenza ben noto e chiaro a tutti noi: le Colonne Doriche.

Nell’esatto punto in cui le vediamo, è nata la città di Taranto. C’è da fare attenzione al fatto che il centro storico non è sempre stato un’isola, ma una penisola (acropoli della città greca quando venne colonizzata).
I coloni, infatti, notarono tutti i punti di forza di Taranto, rivedendo in lei la Magna Grecia.

Le colonne doriche

In epoca fascista, le Colonne Doriche vennero inglobate all’interno di una chiesa, dalla quale vennero poi esternate.
Queste facevano parte di un tempio esastilo (VI secolo a.C.), i quali erano sempre rivolti ad est.
I greci sceglievano sempre la parte alta della città per costruire i propri templi e questo in particolare era dedicato a una divinità femminile, al contrario di ciò che si pensa.

Cronologia degli eventi

Quindi, ripercorriamo la cronologia degli eventi: si partì dal tempio, sui resti del quale venne eretta una chiesa, dalla quale poi vennero tirate fuori le Colonne.

2. Successivamente, è stata visitata la Chiesa di S. Cataldo: questa è possibile fosse un tempio greco per via del ritrovamento di diversi tesori a lei legata.

3. Antico chiostro di S. Domenico: qui sono stati ritrovati resti greci, tra cui massi che facevano parte di una cella greca (dentro vi veniva conservata la statua della divinità).
Grazie a questo, possiamo essere certi prima ci fosse un tempio.

4. Chiesa S. Domenico: al di sotto, vi era un tempio.
La struttura è tipicamente romanica, eccetto per la scalinata e le cappelle all’interno. La scalinata è così ripida per mancanza di spazio.

All’interno ci sono botole chiuse con scale, dove sono situati i resti del tempio greco, appunto.
La posizione di questo tempio/chiesa fungeva da “occhio sul mare”, così da poter avvistare chiunque arrivasse alla città.

Tra vie e pietanze

Via Duomo era l’arteria principale della città, dalla quale partono, infatti, diverse postierle.
Cosa è una postierla? È una via interna laterale facente parte di un’arteria, con lo scopo di portare verso il mare, dal lato sud.

Cosa usavano tipicamente i greci in cucina?
La loro gastronomia era caratterizzata principalmente da questi elementi:  pane, olio, tante spezie, vino, formaggio.

In Grecia molte ricette venivano scritte e oggi abbiamo la fortuna di poterle riproporre e gustare.

L’esperienza enogastronomica

Subito dopo la sopracitata “passeggiata nella Magna Grecia”, ci si è recati nell’Antro della Sirena, dove è stato possibile assaggiare quattro piatti tipici in tema con la serata.
Questi erano:

I. Pane fatto con farina integrale e miele, preparato appositamente per i banchetti nuziali;

II. Focaccia che veniva preparata con vino, latte, strutto e olio:
sopra c’erano due diverse salse, una con varie spezie e una al formaggio;

III. Frittata con spinaci, spezie (prezzemolo e menta), noci e pomodoro;

IV. Datteri ripieni con noci, pinoli e un po’ di pepe, passati al microonde.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 


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