La crisi ambientale nell’era pandemica

La crisi ambientale nell’era pandemica

L’emergenza sanitaria ha invaso la scena mediatica globale oscurando un’altra gravissima emergenza di durata più lunga durata: la crisi ambientale.

Due rapporti dimostrano che non siamo stati in grado di combattere il riscaldamento globale conseguente al cambiamento climatico e gli effetti della prolungata azione dell’uomo sull’ambiente.

Il Rapporto SOER ( State of the Enviroment Report  2020( VI edizione quinquennale) redatto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Il secondo è il Rapporto Ambiente di ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), nell’ambito dello Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente).

Lo studio di SOER informa su come orientare le politiche ambientali europee per il taglio del 55% delle emissioni al 2030 e l’impatto climatico zero al 2050 come previsto dal Green Deal europeo.

Obiettivi che passano attraverso l’incremento delle energie rinnovabili, la tutela della biodiversità, lo sviluppo dell’economia circolare.

L’80% delle emissioni è dovuto alla produzione di energia.

Una sua modificazione on massiccio incremento delle fonti rinnovabili richiama la necessità di sviluppo delle reti di trasmissione elettrica e dei sistemi di stoccaggio della energia.

Reti di trasmissione che sono a basso impatto elettromagnetico se in corrente continua.

Sovente nascono opposizioni rispetto all’esercizio in corrente continua e con distanza di sicurezza di pochi metri del ramo di elettrodotto in corrente alternata che fuoriesce dopo la trasformazione nella centrale elettrica.

Zero reazioni invece nei confronti degli impatti elettromagnetici prodotte dai sistemi 2 G.3G, 4 G e ora con l’occupazione del territorio dal 5 G.

Previste per il 5 G 800 microcelle per chilometro quadrato collocate vicino alle abitazioni, ai luoghi di lavoro e a quelli di ritrovo.

Incremento esponenziale dell’inquinamento elettromagnetico causato dall’aumento dei dati trasmessi.

Saranno usate tecnologie nuovissime i cui effetti sull’organismo sono sconosciuti, tecnologie tipo beamforming che consentono di direzionare e concentrare il segnale ottenendo maggiore velocità e minore interferenze.

Sempre per il 5G saranno installate antenne Fixed Wireless Access che usano onde millimetriche (frequenza variabile tra 26-28 GHz) per lo sviluppo della banda ultra larga (≥ 30 Mb/s) al posto dei cavi interrati in fibra ottica.

Le onde millimetriche hanno una minore penetrazione ma trasportano maggior energia ai tessuti umani.

“ Sono quasi completamente assorbite entro 1-2 mm nei tessuti “ [Belyaev 2019].

A questo punto è utile chiedersi chi fissa i limiti di emissione, quali effetti determinano le onde elettromagnetiche, se quei limiti cautelano salute e ambiente e cosa chiedono oggi le multinazionali del digitale.

I limiti di emissione (valore di esposizione, valore di attenzione per la protezione dagli effetti nel lungo periodo e obiettivi di qualità per rendere minime le esposizioni) sono stabiliti da un ente non scientifico l’ICNIRP creato con i fondi dell’industria.

Come sono stabiliti questi limiti?

Irradiando un manichino di plastica riempito di gel proteico e calcolando per quale valore di emissione elettromagnetica aumenta di un grado centigrado e per mezza ora la temperatura del gel dentro il manichino.

Si comprende che in tal modo è accettato quale unico effetto della radiazione elettromagnetica il riscaldamento dei tessuti. La classificazione dello IARC come possibile cancerogeno nemmeno è presa in considerazione.

Lo IARC ha messo in agenda l’inclusione delle radiazioni elettromagnetiche nel passaggio da possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2B) al Gruppo 2A (probabile cancerogeno).

Il tribunale di Aosta (sentenza 25/2020, RG 164/2017), rileva sulla base di studi epidemiologici e sperimentali che i limiti di emissione fissati da ICNIRP sono 100 volte superiori ai limiti connessi all’insorgenza di effetti biologici.

La Corte di Appello di Torino con sentenza del 3 dicembre 2019 scrive “  “buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a RF, o che quanto meno sostiene che le ricerche giunte a opposte conclusioni non possono essere considerate conclusive, […] versa in posizione di conflitto d’interessi, peraltro non sempre dichiarato.

[…] Gli autori degli studi indicati dall’INAIL sono membri di ICNIRP e/o di SCENIHR, che hanno ricevuto, direttamente o indirettamente, finanziamenti dall’industria”.

Ma quali effetti determinano le radiazioni elettromagnetiche?

Moltissimi studi scientifici sottoposti alla “ revisione tra pari” (peer review evidenziano rischio di tumori, danni al Dna, disturbi neurologici, alterazioni cardiache e del sistema riproduttivo, cambiamenti ormonali, elettrosensibilità, deficit di apprendimento e memoria, disturbi comportamentali ( fonte gruppo internazionale di ricerca  BioInitiative Report 2012-2019)..

Questi effetti si manifestano a livelli di esposizione di gran lunga inferiori ai limiti di legge italiani.

Una risoluzione della IX Commissione del marzo scorso approva la richiesta dei gestori di aumentare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (CEM-RF) .  Associazioni, Comitati. Medici per l’Ambiente chiedono di non alzare questi limiti, come già presente nel parere del Ministero della salute inviando lettere alle Autorità sotto citate.

Chiedono di riportare la misurazione su una media di 6 minuti, fondata sul dato biologico del tempo necessario a dissipare l’effetto termico, anziché sulla media del tutto arbitraria effettuata nelle 24 ore. Inviate lettere e documentazione scientifica a Capo dello Stato. Presidenti di Senato e Camera , Presidente Consiglio dei Ministri

Erasmo Venosi, già professore associato UniSapienza

Redazione

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