GravinaFestival –  Edipo, corpo di sabbia. Workshop di recitazione teatrale

GravinaFestival –  Edipo, corpo di sabbia. Workshop di recitazione teatrale

Giovanni Mercadante

Domenica 18 luglio 2021  (tutto il giorno  –  8 ore di lavoro)
Il workshop si concluderà  con un’apertura del lavoro al pubblico da svolgersi domenica sera e con  l’intervento della prof.ssa Marisa D’Agostino.
Lavoro di recitazione teatrale basato su un processo di ironia tragica sul mito di Edipo, corpo di sabbia; da Edipo Re a Edipo a Colono di Sofocle.

L’opera tragica – nelle intenzioni degli autori  Andrea Cramarossa e Federico Gobbi – ci aiuterà ad entrare nel “senso del tragico”, così come, per millenni, la tragedia ha avuto e assunto primaria importanza nella crescita culturale, educativa, formativa, di appartenenza e sviluppo all’interno di una comunità e di una società, per ciascun individuo.

Questo lavoro viene proposto dal Teatro delle Bambole che nasce a Bari nel 2003 con la provocazione (in) formale di dare spazio alle voci dell’Arte attraverso lo studio e lo sviluppo di un “Nuovo Metodo di Approccio all’Arte Drammatica” coniugando lo studio del suono alla ricerca teatrale.

Oltre al lavoro sul suono di Gisela Rhomert, il Metodo si ispira al “Teatro delle Orge e dei Misteri (Orgien-Mysterien-Theater)” dell’artista austriaco Hermann Nitsch, massimo esponente del Wiener Aktionismus.

Il fondatore e ideatore è l’attore e regista Andrea Cramarossa che, dopo sette anni di intensi studi personali nell’ambito soprattutto della ricerca vocale, del suono e della voce applicata al canto e al parlato (sul rapporto tra suono e corpo, voce e persona, musica e personaggio), teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. Il Nuovo Metodo di Approccio all’Arte Drammatica è in continua evoluzione ed è aperto a contaminazioni e agli incontri che la vita di per sé regala.

La produzione artistica è raccolta nell’archivio “Andrea Cramarossa – Teatro delle Bambole” custodito da Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive, consultabile presso “Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea” di Napoli.

Questa la trama: Edipo non è Re, Edipo è tiranno. Non per discendenza, egli, diviene re, ma perché risolve e sconfigge la Sfinge, simbolo di pesante angustia per un intero popolo, quello di Tebe.

Le vicende di Edipo sono ben note al pubblico, ai lettori, agli studiosi, agli studenti, ai teatranti. Coloro che vedono, sanno già. E siamo in piena tragedia, laddove le storie legate ai personaggi tragici si distinguono da quelle più effimere dei personaggi da commedia, sostanziati nelle loro forti caratterizzazioni e inventate, non appartenenti ad una più ampia e condivisa mitologia.

Il percorso sul mito di “Edipo”, uno dei più significativi della nostra civiltà, si dipana nelle trame già tese da Sofocle con “L’Edipo Re” e “L’Edipo a Colono”.

L’opera tragica ci aiuterà ad entrare nel “senso del tragico”, così come, per millenni, la tragedia ha avuto e assunto primaria importanza nella crescita culturale, educativa, formativa, di appartenenza e sviluppo all’interno di una comunità e di una società, per ciascun individuo.

Il teatro, nella sua forma narrativa, leggibile e ascoltabile, vivibile in prima persona, e nelle sue più svariate contaminazioni artistiche, si elegge ad arte funzionale e precipua nell’affrontare temi e circostanze dell’attualità. Il corpo dell’eroe mitologico, sarà il corpo dell’attore e dell’attrice, sarà corpo di sabbia, in questa occasione, perché libero di luccicare al sole e libero di sbriciolarsi sotto la luce dello stesso sole.

I miliardi di miliardi di granelli, noi ritroviamo sparsa nella nostra attualità, ogni impronta del mito, nelle narrazioni che quotidianamente facciamo di noi stessi, dietro la certezza di una “mano divina” che muove e smuove ogni cosa, rendendo superflua qualsiasi appartenenza alla storia stessa, piuttosto all’illusione di quella storia che inconsapevolmente è stata assunta per vera e come propria.

In quante forme e in quante occasioni, noi, abbiamo scelto una storia che andasse bene per la nostra esistenza e che, in seguito, le parole di Tiresia incrociato per caso o per volontà, svelano in una letteratura che si fa cogente ritratto di una società?

Chi intraprende il viaggio tra le trame del mito edipico, conosce la storia, come spettatore sapiente, ma non ambisce di certo, al contrario dell’attore, riviverla e appropriarsene, perché si tratta di delitti, di incesto, di potere e di sensibilità intelligente, ossia una propensione al voler vedere, eppure, distratta e disillusa da un feroce disincanto. Agli attori e alle attrici verrà data l’opportunità di intravedere tra le trame del proprio corpo, attraverso la costruzione del rito e il culto del mito, i solchi antichi lasciati dall’umano dolore, udire i canti e le parole che si perpetuano attraverso i millenni, in una sconvolgente logica dell’appartenenza.

Redazione

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