Settimana corta a scuola, migliora la gestione e la didattica

Settimana corta a scuola, migliora la gestione e la didattica

Settimana corta si! Settimana corta no!

 Il microcosmo scuola si appresta  ad iniziare il nuovo anno scolastico 2021-2022  con la sperimentazione, alquanto generalizzata, della  flessibilità organizzativa offerta dall’Autonomia scolastica introdotta dalla Legge  15 marzo 1997, n. 59 e successivo D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 . Con inevitabili  strascichi tra chi accetta i legittimi deliberati degli Organi Collegiali e chi, spesso una minoranza , ritiene di discostarsene. Così la scuola da terreno di incontro si trasforma in terreno di scontro

La settimana corta, secondo una opinione diffusa sul territorio nazionale ed europeo, migliora la vita nella scuola. Lo confermerebbero i numeri delle Istituzioni scolastiche che hanno adottato a tutt’oggi detto modello organizzativo in Italia e all’estero.

La qualità dell’insegnamento-appredimento non deriverebbe  dal numero  di ore passate in classe e andare a scuola 6 giorni su 7 è ritenuta un’aberrazione. Nella maggior parte dei paesi europei e d’oltre Oceano il modello scolastico che da tempo si è imposto è quello di 5 giorni su 7. Lasciare  ai giovani discenti 2 giorni da dedicare  a hobby, sport, amici , famiglia, eccetera è ritenuto un modello formativo molto positivo.

Per altro i tempi delle giornate sono tali per cui la famiglia ha pochissimi momenti da vivere insieme e quindi anche da questo punto di vista si potrebbe avere qualche occasione di dialogo e condivisione in più, allentando tutti un po’ i ritmi.

Nella scuola italiana le attività sono scandite e organizzate intorno ad una pluralità di tempi: l’anno scolastico inteso come un’unità temporale complessa e strutturata in mesi, settimane, giorni a cui si aggiunge il tempo del curricolo che rappresenta la quantità di ore stabilite entro cui si svolgono le attività didattiche e scandisce il tempo dell’insegnare e dell’apprendere. Si tratta molto spesso di una visione rigida, caratterizzata dal susseguirsi del suono della campanella ogni 60ʹ.

A fondamento della ristrutturazione del calendario scolastico, con la generalizzazione del sabato libero nelle scuole di ogni ordine e grado, c’è soprattutto l’esigenza (oggi vivamente avvertita da tutti i ceti sociali) di «sincronizzare» la settimana scolastica con quella lavorativa, in modo da permettere alla famiglia di programmare il tempo libero in attività alle quali tutti i suoi componenti possano partecipare.

Dal punto di vista pedagogico l’introduzione della «settimana corta» esige una particolare attenzione per gli aspetti qualitativi del problema, nel senso che a questi ultimi vanno subordinati anche gli inevitabili aspetti quantitativi. La ristrutturazione del tempo scolastico, in altri termini, dovrebbe essere considerata come un’azione per dare risposte più e meglio adeguate ai bisogni socio-culturali degli scolari e non una semplice soddisfazione delle esigenze degli adulti; mettere a disposizione di ogni allievo il tempo sufficiente per il proprio sviluppo socio-culturale tale da favorirne la maturazione della personalità.

Settima corta a scuola, chi decide? Rientra  nell’autonomia didattica ed organizzativa dell’amministrazione scolastica, ai sensi degli artt. 4 e 5 del d.p.r. n. 275/1999, ogni decisione inerente l’organizzazione e la programmazione delle attività didattiche, ivi inclusa la relativa calendarizzazione delle ore di lezione nell’arco dei giorni della settimana.

Rientra, quindi, nelle prerogative dell’Autonomia scolastica, che possono decidere autonomamente di sperimentare cambi di orario scolastico nel corso della settimana senza tagliare ore e programmando ritmi di insegnamento su misura. Queste decisioni vengono stabilite dagli OO.CC. e in particolare dal  Consiglio d’Istituto, Organo collegiale elettivo eletto a scrutinio segreto da parte di tutte le componenti scolastiche: docenti, ATA, genitori , studenti (per le superiori). Ne fa parte di diritto il Dirigente scolastico. Un piccolo parlamentino , presieduto da un genitore,  a cui le varie componenti delegano  i compiti di gestione e organizzazione della istituzione scolastica; dura in carica tre anni e i componenti sono rieleggibili. Al Pari del Parlamento, siamo in presenza di una democrazia rappresentativa.

Illuminante a tal proposito, ai fini del superamento  di possibili conflitti  tra opposte visioni organizzative , la sentenza del  TAR LAZIO del 25 giugno 2019 N. 08279/2019 REG.PROV.COLL., N. 02631/2019 REG.RIC che  tratta la questione della settimana corta, affermando dei principi di diritto interessanti su una tematica che spesso determina dei contenziosi.

Il TAR Lazio nel caso di specie respinge il ricorso di un gruppo di genitori contro il deliberato degli Organi Collegiali  difendendo in sostanza la “settimana corta” con delle motivazioni articolate che potranno essere utili per avviare delle riflessioni all’interno delle varie istituzioni scolastiche.

Il passaggio dai sei ai cinque giorni della settimana scolastica, si legge nella sentenza del TAR, consente infatti, nella valutazione del Collegio dei Docenti, di migliorare la distribuzione dell’impegno e del recupero psicofisico degli Studenti, di ottimizzare la presenza dei Docenti e del Personale amministrativo concentrandoli in un numero inferiore di giornate, di articolare in modo più funzionale la didattica (…)”

Dopo aver richiamato la normativa di riferimento, il TAR entra nel merito della sentenza, affrontando la tematica della logicità dell’atto, i riflessi positivi sulla vita scolastica, si sofferma sul principio del legittimo affidamento, sulle opportunità offerte dal nuovo modello organizzativo.

vise

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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