Una considerazione sulla memoria involontaria

Una considerazione sulla memoria involontaria

L’oblio seppellisce interi periodi della nostra vita. In questi casi è inutile e inappropriato che la coscienza attivi la memoria volontaria.

Solo la memoria involontaria può far riaffiorare frammenti di vita, che sembravano perduti per sempre. Un odore, un sapore ci aiutano a catturare nuovamente antichi episodi della nostra esistenza. La nostra memoria funziona anche in base ad associazioni fortuite.

E’ quindi il mondo esterno che ci aiuta a connetterci nuovamente con il nostro passato, nessun sforzo interiore della memoria volontaria può fare niente in merito.

Proust nella ricerca del tempo perduto scopre questa relazione tra ricordo e mondo. Memorabile è il brano in cui descrive quello stato di turbamento causato da un pezzo di madeleine inzuppato nel tè. All’inizio non sa che cosa lo prenda esattamente.

Poi qualcosa viene su. Qualcosa accade dentro di lui e si accorge che quel piccolo biscotto lo riporta ai tempi della sua infanzia a Combray.

Ma questa emersione dei ricordi e delle reminiscenze è casuale, transitoria, effimera e determinata unicamente dal mondo esterno.

L’individuo razionale non può far altro che rimanere in ascolto della natura e del mondo. Solo eventi minimi del mondo esterno possono riportare alla luce personaggi, giardini, fatti, che sembravano ormai perduti in modo irreversibile.

Esistono poi anche ricordi che sono stati deformati dal tempo. Qualsiasi tipo di memoria è selettivo ed anche un poco infedele. Anche in questo caso la memoria involontaria può aiutare.

Riappropriarsi di questi ricordi tramite la memoria involontaria significa ricostruirli, ricondurli alla loro realtà originaria. La memoria involontaria permette quindi questo atto di ri-creazione, di ri-generazione dei ricordi. Ma questa forma di memoria è anche un intreccio tra creatività ed oblio perché oramai da sola non può più ricreare lo sfondo, la cornice, in cui era inserito quel dettaglio, riportato alla luce.

E’ alquanto singolare che Proust fondi l’immensa cattedrale della Ricerche su atomi di memoria, rinvenuti fortuitamente sulla superficie della coscienza, e su intermittenze del cuore.

Ma d’altronde cosa saremmo senza l’oblio? In fondo noi dimentichiamo avvenimenti e dettagli, che in quel determinato frangente valutiamo inessenziali, non importanti. Senza l’oblio saremmo sovraccaricati di sensazioni e particolari, che ci ingolferebbero continuamente.

Rimarremmo immobili psichicamente, totalmente incapaci di vivere e di prendere decisioni. La memoria in questo senso può anche essere considerata un lascito pesante, un fardello molto ingombrante. Non dimentichiamoci inoltre che abbiamo dei limiti psichici e cognitivi. Il rischio è l’immobilità psichica per troppa memoria, come il Funes di Borges.

La nostra mente non può registrare fedelmente e totalmente tutto ciò che ci accade e che accade attorno a noi. Non siamo dotati degli occhi mirifici di una mosca.

Riusciamo a percepire solo una minuscola parte dell’esterno. La nostra memoria a breve termine, come ha scoperto lo psicologo Miller, è limitata. La memoria a lungo termine però è un pozzo senza fondo, possiamo depositarci qualsiasi cosa, mentre possiamo depositare nella memoria a breve termine alla memoria a lungo termine solo 7-8 informazioni alla volta.

Ecco allora la memoria involontaria che ci aiuta a fare un raffronto tra ciò che un tempo non ritenevamo importante ed abbiamo scordato, e ciò che invece ci sta a cuore nel presente e che ricerchiamo in un passato remoto. Tutto ciò naturalmente è dovuto ad una sensazione, ad una impressione, ad un ricordo che riaffiora all’improvviso.

Davide Morelli

Redazione Corriere Nazionale

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