Raffaella, una carrambata no? Che tristezza!

Raffaella, una carrambata no? Che tristezza!

Ecco, lo scrivente, in questa lunga settimana dedicata alla morte della Raffaella Nazionale, immaginava una carrambata, della serie: “Raffaella non è andata, la Carrà è qui!”

Una carrambata! Fino a ieri, a tarda sera, abbiamo visto parte dei 50 o forse 60 anni di carriera di Raffaella Carrà.

Questa poliedrica artista sulla quale si è detto tutto: è stata precursora, angelo di libertà, regina,  ma manca una cosa che appartiene al nostro vissuto.

Si è parlato di sex simbolo per una generazione. Nulla di più errato.

Nei nostri ricordi, densi di nostalgia, c’è una Raffaella che impersonava la Rai, quella che si era evoluta dal Musichiere, e per il fatto di avere dieci anni più di noi, per noi era una sorella, nulla di sensuale.

Dopo mamma Rai, c’era la Raffaella, che pensavamo fosse di origine latino-americana, venuta da noi.

Ma c’è un’altra cosa che è emersa in questi giorni, la certezza che parte della nostra generazione e, soprattutto quella che ci ha seguito, ha perso la funzione unificante educativa della TV.

Dagli anni 80 in poi è venuta fuori diffondendosi come una ameba, la tv privata, legata ad un personaggio o dell’industria o della politica.

Un vero disastro sociale per certi versi irrecuparabile.

Si è passati dalla Tv di Stato, con tanto di commissione di vigilanza che opera al fine di garantire la correttezza e la imparzialità dell’informazione, alla videocrazia.

Quel termine che è nato sulla stampa, per indicare le tv di Berlusconi e della sua discesa in politica.

Ivi compresa la cosiddetta tv spazzatura

Ecco le considerazioni sulla morte di Raffaella Carrà – ieri pomeriggio ricordata nella messa officiata dai cappuccini di San Pio da Pietralcina – ci portano a ricordare un’altra televisione.

Con i sabato sera scintillanti, i venerdì con le commedie di Eduardo, le domeniche con gli sceneggiati da opere come Manzoni, Cronin, Deledda.

Sarà che quella che Umberto Eco descriveva come “società liquida” significa proprio questo presente, dove l’unica cosa che ci viene da fare è accompagnare i grandi all’ultimo viaggio.

Raffaella Carrà è questa Italia, questo potrebbe essere già  tema da approfondire.

Noi ci fermiamo qui, sulla sponda dei nostri pensieri, mentre scorre il fiume della vita, ad osservare un fiore che se ne va ondeggiando verso l’infinito mentre noi timidamente salutiamo con la mano.

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


Roberto De Giorgi

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