Intervista a Kevin Follet

Intervista a Kevin Follet

a cura della Redazione del corrierepl.it

Ciao Kevin, “Collapsing Castle” è il terzo singolo estratto dal tuo nuovo album. Ti va di raccontarci innanzitutto a che tipo di castello ti riferisci nel pezzo e poi, se hai piacere, a introdurci brevemente nel lavoro che uscirà a dicembre?

Ciao e grazie per questa occasione di confronto.

Collapsing Castle è un brano energetico scritto a quattro mani, le mie e quelle di Squid To Squeeze per la parte musicale e testuale-vocale rispettivamente, con un richiamo a sonorità New Wave/Post Punk di fine anni ‘70, primi ‘80. Il castello nella fattispecie è opera d’immaginazione del mio compagno di ventura, il testo è piuttosto inconsueto (cosa che apprezzo sempre) e per certi versi provocante, adattissimo alla parte musicale e per questo elogio Squid To Squeeze per il lavoro svolto.
Una breve menzione riguardante il mio prossimo album “Binary Kingdom”: sarà a completamento della trilogia assieme ai precedenti lavori “Just A Scratch On The Surface” e “Viscera” e manterrà la regola aurea adottata per i precedenti, ossia “Nessuna Regola!”, a ribadire che non amo le restrizioni di genere e la classificazione. Amo fare musica a sentimento e per il piacere e il bisogno di farlo, indipendentemente da obbiettivi economici o di fama.

È una scelta inusuale, nell’era della fretta e della velocità, affrontare un disco in questo modo, rilasciando un singolo al mese. Pensi di pubblicarli tutti o lascerai qualche sorpresa per l’uscita dell’album?

La scelta di rilasciare diversi singoli è stata ponderata per diverso tempo, ci sono varie scuole di pensiero in merito, io ho formulato una mia idea a riguardo e ho deciso, per tenere alta l’attenzione, di agitare le acque prima dello Tsunami finale. L’album sarà composto da molte tracce e ci saranno altrettante collaborazioni con artisti più o meno di spicco, per questo ho voluto dare un assaggio di quello che ascolterete a dicembre.

Nella tua lunga carriera hai spaziato davvero in moltissimi generi. In che modo di arricchisce questo tuo modo di porti? Senti di trarre guadagno da questo tuo approccio o a volte senti, magari, di non approfondire abbastanza un argomento musicale spaziando così tanto?

L’arricchimento ce l’ho ascoltando tanto e continuamente cose diverse (dalla classica all’elettronica più d’avanguardia), promuovendo di conseguenza delle sfide a me stesso altrettanto differenti, con l’obiettivo di  migliorare e di scrivere musica sempre più interessante. Ho sempre pensato che la mescolanza di influenze differenti possa portare veramente a qualcosa di mai sentito prima (utopicamente parlando), traguardo non banale, vero?! Ma io adoro le sfide!

Com’è cambiata la musica per te e il tuo approccio alla stessa dal lontano 1992 a oggi? E c’è qualcosa che rimpiangi? In parole povere, fai parte della squadra dei nostalgici o degli “avanguardisti”?

La musica è sempre musica, non sono quello che utilizza classificazioni o generi (ok, è per comodità di ricerca… ), credo sia cambiato il modo di farla ma anche di fruirla, come per tutti i cambiamenti importanti ci sono dei pro e dei contro. Dal ’92 a oggi posso identificare uno spartiacque da prima a dopo: secondo me l’avvento del digitale ha segnato in maniera considerevole l’approccio alla musica (ma non solo, all’arte in generale), con la graduale scomparsa dei formati fisici e la nascita di piattaforme di fruizione, la scomparsa di gran parte dei locali da ballo e le sale concerto in favore di realtà più ristrette e frammentate, la scomparsa delle compagnie da 50 persone in favore di social network e una socialità più effimera. Con questo dico che preferisco indubbiamente il vecchio approccio ma strizzo comunque l’occhio a quello che verrà, il mondo si evolve… e io con lui.

C’è un album che quando lo ascolti dici “Questo vorrei averlo pubblicato io”?

Ecco la domanda critica! Faccio sempre fatica a dare una risposta univoca in virtù del fatto che i miei ascolti sono tantissimi, potenzialmente c’è più di un disco per ogni genere che avrei voluto scrivere. Un disco che mi è rimasto nel cuore e che se l’avessi scritto io mi sentirei colmo di orgoglio è Aphex Twin – Richard D. James Album, poliedrico come l’artista che l’ha concepito e sensazionale per essere tuttora un disco senza tempo.

Grazie mille e buona fortuna per le tue produzioni musicali.

Grazie a voi per le belle domande e alla prossima !!

Redazione

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