Pino Daniele ‘Na tazzulella e cafè’

Pino Daniele ‘Na tazzulella e cafè’

Abbiamo imparato dagli arabi il rito del caffè, che poi ha avuto il suo massimo prestigio con i caffè letterari, in particolare con gli illuministi.

Va detto che dietro l’industria del caffè c’era un tempo il colonialismo e lo schiavismo. Oggi ci sono dietro le multinazionali. In tutto il mondo si beve caffè.

Per noi italiani è una pratica quotidiana irrinunciabile. Ne prendiamo una tazzina a colazione, dopo pranzo, dopo cena di solito. Secondo i medici 3 o 4 tazzine al giorno non fanno male.

C’è chi lo prende dopo un bicchiere d’acqua al bar. C’è chi lo prende come digestivo. C’è chi lo vuole ristretto, chi macchiato, chi corretto col Sambuca Molinari.

C’è chi ci mette molto zucchero, chi il dolcificante, chi lo prende amaro perché dice che per sentire la qualità di un caffè va bevuto così. Noi italiani siamo famosi anche perché fu un italiano, Alfonso Bialetti, a ideare la mitica moka. Nel 2020 è stato stimato che la filiera italiana del caffè valeva oltre 4 miliardi di euro.

Nella nostra penisola il prezzo del caffè al bar è un indice del costo della vita. Ci sono anche bar molto lussuosi dove sedersi al tavolino a gustarsi un caffè è caro economicamente  ed allo stesso tempo un grande piacere come il Caffè delle Giubbe Rosse a Firenze, il Gambrinus a Napoli, l’Harry’s Bar Cipriani a Venezia.

I bar ultimamente sono stati in crisi per la pandemia, ma forse ora siamo usciti dalla crisi. Forse siamo prossimi alla ripresa. A. Rimbaud scrisse: “Divino caffè il cui gusto rimane tutto il giorno in bocca”.

“Il caffè giunge nello stomaco e tutto mette in movimento: le idee avanzano come battaglioni di un grande esercito sul campo di battaglia; questa ha inizio… I pensieri geniali e subitanei si precipitano nella mischia come tiratori scelti” scriveva Balzac nel suo Traité des excitants moderne.

A leggere questo resoconto dettagliato di Balzac sembra che dalla caffeina scaturiscono i pensieri creativi, che dopo un caffè si accavallino e si susseguano le idee, ma non è così semplice, anche se per molti artisti il caffè è un rito, una abitudine, addirittura una ossessione.

La caffeina è una sostanza psicoattiva ma non psicotropa (non è una droga, non porta a stati alterati di coscienza, anche se può dare leggera dipendenza). È uno stimolante che secondo i più recenti studi aumenta la concentrazione e migliora la memorizzazione.

Non a caso in  quasi tutte le bevande energetiche è presente la caffeina oltre al glucosio. Anche la nicotina è uno stimolante cerebrale, che migliora l’attenzione, ma causa una dipendenza peggiore e provoca danni ai polmoni, alla gola, a tutto l’organismo a lungo termine.

Secondo recenti ricerche la caffeina migliorerebbe le capacità di problem solving, ma non stimolerebbe la creatività. Potrebbe essere la pausa caffè più che il caffè a migliorare le prestazioni intellettive. La questione però è soggettiva, varia da persona a persona.  Allo stesso modo ci sono persone a cui l’assunzione di caffeina causa insonnia ed altre no. Ci sono anche da considerare le controindicazioni del caffè, vere o presunte. Il caffè riduce l’effetto della creatina? L’argomento è controverso e complesso, di difficile decifrazione.

A tal proposito la scienza non ha ancora detto l’ultima parola. Il caffè comunque non provoca il cancro: questo è sicuro. Chi ha la pressione alta però deve stare attento a non prendere troppi caffè. Anche quando ci si misura la pressione è consigliabile non aver assunto caffeina una ora prima.

La caffeina secondo recenti studi, se non assunta in dosi eccessive, non aumenta la probabilità di infarto né aumenta il livello di colesterolo. La caffeina ha un effetto vasodilatatore sul cuore.

Quando ero un fumatore (ho smesso da anni) mi sembrava che il caffè mi dilatasse i bronchi e mi aiutasse a respirare meglio, ma forse era una impressione errata. Le spire diafane della mie sigarette, le volute del fumo si alzavano sempre dopo un buon caffè. Certamente uno dei maggiori piaceri per un fumatore oltre a quello di fumare dopo aver fatto l’amore è anche quello di gustarsi una sigaretta dopo il caffè.

Alcuni particolarmente edonisti fumano anche dopo l’ammazzacaffè, ovvero dopo il bicchiere di vino bevuto dopo il caffè (mi si scusi per il bisticcio di parole). Ci sono vari tipi di caffè. Il peggiore a mio avviso è quello americano. Va molto di moda quello espresso. Io a casa me lo faccio con la classica ed intramontabile moka.

Ad esempio utilizzo caffè decaffeinato in casa, ma se vado a prenderlo al bar consumo il caffè normale.

Sul caffè nel mondo hanno scritto migliaia di canzoni. Soltanto in Italia ricordo che  Riccardo Del Turco cantava “Cosa hai messo nel caffè”, mentre Fred Bongusto cantava “spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè” nel suo “Spaghetti a Detroit”.

“Caffè nero bollente” era cantata da Fiorella Mannoia. Alex Britti arrivò secondo a Sanremo con “7000 caffè”. De André in “Don Raffaè” cantava “Ah, che bell’ ‘o cafè pure in carcere ‘o sanno fa co’ a ricetta ch’a Ciccirinella compagno di cella, c’ha dato mammà”. Lucio Battisti in “Anna” cantava “la mattina c’è chi mi prepara il caffè”.

Sempre pensando ai cantautori mi ricordo di Guccini che in “Osterie di fuori porta” usa il caffè della stazione per “neutralizzare il vino”. Ma mi ricordo anche di una bella canzone di Vecchioni, intitolata “Per un vecchio bambino”, che ha come tema la morte di suo padre, che con la sua consueta ironia e la sua poesia conclude in questo modo “ho voglia di vedre te, soltanto il tempo di un caffè, e la tua faccia e l’allegria…ma al bar mi dicono che tu sei sempre appena andato via”.

Pino Daniele invece fece epoca con ” ‘Na tazzulella ‘e cafè”.

I più grandi produttori di caffè nel mondo sono l’America latina, il Vietnam, alcune nazioni africane. Tra i più grandi consumatori di caffè troviamo la Finlandia, la Norvegia ed in genere i paesi nordeuropei. Il consumo pro-capite degli italiani è di circa 6 kg all’anno.

Non tutti i bar sanno fare un buon caffè, ma va anche detto che oggigiorno non tutti i bar puntano esclusivamente sul caffè e le colazioni. Ci sono infatti bar che lavorano soprattutto con l’apericena, gli happy hour e i drink alcolici del dopocena;  sono quelli che io chiamo bar-pub.

Parente molto prossimo del caffè è il cappuccino, che è buono solo se è fatto con il latte intero fresco e non con quello parzialmente scremato. Inglesi e tedeschi vanno pazzi per il cappuccino.

Per fare un buon caffè è importante l’acqua, ragion per cui viene buonissimo a Napoli. Nella capitale campana viene buonissima anche la pizza, non solo per l’arte dei ristoratori, ma anche perché c’è una ottima acqua e degli ottimi pomodori. La bontà del caffè (gusto, aroma, retrogusto, etc) dipendono dal saper regolare la macinatura.

Sembra anche che su questa influisca l’umidità e la stagionatura. Infine addirittura la concorrenza è spietata ed agguerrita. Le  aziende di torrefazione  per farseli clienti fanno degli sconti anticipati ai bar. Stimano lo sconto sul consumo di caffè di 2, 3 anni del bar ed in base a quello danno in comodato d’uso alcune attrezzature, di solito la stessa macchina per fare caffè.

Il caffè è socialità, convivialità. Scandisce le giornate di tutti noi italiani. Ognuno potrebbe ricordare molti aneddoti della propria vita che sono legati al caffè. Una volta ero su un autobus e c’era un controllore che voleva fare la multa ad un ragazzo perché stava fumando. Il ragazzo fece desistere il controllore, dicendo simpaticamente: “aggio preso il caffè”. Insomma la scusa era buona ed il rischio valeva la pena.

Il rito del caffè espresso italiano è candidato come patrimonio dell’umanità. Ma l’UNESCO deciderà solo nel 2022.

Davide Morelli

Redazione Corriere Nazionale

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