Tremiti: gioiello prezioso….da tutelare

Tremiti: gioiello prezioso….da tutelare

Il Giornale pubblica con piacere i contributi della collega Nunzia Bernardini dedicato ad un luogo speciale della Puglia: le isole Tremiti.

Una testimonianza sentita e speriamo utili a richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno “orecchie per intendere” sulle esigenze degli abitanti delle Isole e degli affezionati turisti che le frequentano. 

Tremiti: gioiello prezioso….da tutelare

Rispetto alla loro storia millenaria le Tremiti devono maggiore gratitudine agli “abitanti” dei tempi passati piuttosto che ai contemporanei.

Infatti la prima stranezza, per chi decide di visitare le uniche isole italiane situate nel mar Adriatico, è la necessità di doversi recare a Termoli, in Molise, per trovare una organizzazione efficiente: alberghi vicini al porto e posteggio auto custodito con accesso pedonale all’imbarco dei traghetti. Ovviamente la cittadina molisana si avvantaggia molto dal punto di vista turistico, rispetto a questa organizzazione che invece per noi pugliesi è molto carente, se si esclude qualcosa da Manfredonia e gli elicotteri da Foggia.

Inoltre, con la crisi aziendale della compagnia Tirrenia, si corre il rischio di lasciare il monopolio ad altra compagnia di navigazione con possibili ricadute sui prezzi dei biglietti e sugli orari.

In ogni caso, all’arrivo il panorama mostra subito le peculiarità: più verde e naturale San Domino rispetto ai bastioni fortificati di San Nicola dove nei secoli i monaci Benedettini, Cistercensi e Lateranensi, hanno utilizzato le rocce a picco sul mare come basamento su cui, pietra su pietra, hanno realizzato e lasciato a noi la testimonianza di una roccaforte dotata di incredibile fascino.

I tempi moderni lasciano invece, tracce a dir poco deludenti: se si esclude l’illuminazione che ben valorizza San Nicola, bisogna constatare che i moli di attracco sono insufficienti per smaltire il traffico delle grandi imbarcazioni di linea che “pericolosamente” incrociano i gommoni e le barche dei privati in un caos difficile da descrivere.

Altra storia incredibile è quella dell’ascensore che sarebbe estremamente utile per risparmiare ai turisti una faticosa salita sotto il sole cocente: pare sia stato costruito da circa 15 anni e non funzionante per non meglio specificati problemi di gestione.

Al termine del percorso pedonale con forte pendenza, l’arrivo alla chiesa di Santa Maria del Mare lascia stupiti per la bellezza della facciata il cui portone di ingresso, peraltro, è stato rifatto negli anni 60 e realizzato da un barese, Domenico Romito, noto artigiano del legno, che non senza difficoltà portò a termine un lavoro egregio ma che, al momento, appare molto trascurato.

La scalinata verso il sagrato è stata invece sfregiata da una rampa che nelle intenzioni di chi l’ha pensata, doveva servire per eliminare la barriera architettonica ma è stata realizzata con una pendenza che la rende inutile per l’uso e dannosa per il contesto.

Per fortuna parlano le pietre con la loro bellezza evocativa: incantano il pozzo ottagonale i mosaici sul pavimento della chiesa, l’alare ligneo finemente lavorato e il panorama mozzafiato con l’azzurro che circonda dal basso e dall’alto tutto il contesto.

Il luogo è affidato solo alla correttezza dei turisti in quanto non c’è nessuna vigilanza o controllo e poi, incredibilmente, mancano indicazioni sui percorsi e non ci sono cartelli con le spiegazioni storico-artistiche che normalmente aiutano i visitatori ad apprezzare meglio quello che vedono.

È palpabile lo stato di abbandono di questi luoghi simbolici (come il fossato invaso da tronchi di alberi tagliati e rimasti lì) e nonostante tutto sono tantissimi i turisti che affrontano il percorso magari con calzature inadatte, con bambini e borse del mare sulle spalle, motivati dalla bellezza assoluta del luogo.

Al bar vicino al porto si incontra un famoso ex sindaco che come il capitano di una nave osserva tutto e chiacchiera volentieri con i turisti. Forse ha ragione lui quando sostiene che le molteplici esigenze delle isole non possono essere affrontate con le “normali” risorse assegnate ai Comuni e che la Provincia di Foggia è completamente assente rispetto ai peculiari bisogni degli isolani.

L’imprenditoria privata che opera a San Domino si sforza di fornire decorosi servizi alberghieri e di ristorazione ma, ovviamente, non è in grado di sopperire a tutte le esigenze. Evidentemente non ha insegnato nulla ai pugliesi l’esempio irraggiungibile di Capri dove due faraglioni, nel corso degli anni, sono diventati un brand di fama internazionale.

Le Tremiti sono un gioiello ma non possono essere lasciate da sole: con la ripresa del turismo bisogna mirare gli interventi con la precisione chirurgica del laser, concentrare attenzioni, risorse ed ogni utile sforzo verso questa bellezza paesaggistica che rende onore alla Puglia… nonostante tutto.

Nunzia Bernardini

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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