Latorre Maria Pia  recensisce Chiaroscuro, di Ezia di Monte

Latorre Maria Pia  recensisce Chiaroscuro, di Ezia di Monte

(Lilit Books, pp.111)

Finito di stampare nel febbraio 2021, per Lilit Books, ‘Chiaroscuro’ è la silloge di esordio di Ezia Di Monte, docente da sempre attenta alla poesia e a coltivarne il vigore. L’opera, con prefazione di Mariella Castoro, si suddivide in cinque sezioni: Mia parola, Madre Terra, Affetti, Il nostro tempo e Parole in rima, che costituiscono per l’Autrice il prezioso scrigno di una vita “a sognar poesia”, “la passione muta in casa senza camino, in guerra senza spada”, come Hermann Hesse ci ricorda.

Solitamente ci s’interroga sulla poesia, molto meno sul poeta, mentre in questa raccolta emerge l’unità ambita e perfetta tra poesia e poeta.

Se la poesia è meta-sostanza e si lascia attraversare dalle diverse sostanze che suggella, stigmatizza, foto-sintetizza con mezzi suoi propri, allora il poeta è colui che si consacra alla poesia. E’ la foglia, non mossa dal vento, ma laboratorio chimico dell’eterotrofo-umanitario.

La Poesia/poeta si cerca, s’interroga, viaggia e spazia da un luogo geografico ad uno dell’anima, per ritrovarsi nella molteplicità delle realtà umane. Scrive Goethe, nel Viaggio in Italia, “in quel vagabondaggio io trassi, per dir così, una smisurata summa summarum dell’intero mio soggiorno. Tale sentimento, profondamente, grandiosamente avvertito nel mio animo, vi suscitava una propensione che posso ben definire eroico-elegiaca, e che tendeva appunto ad assumere la forma poetica dell’elegia”, questo lo spirito che aleggia su ‘Chiaroscuro’.

La stessa Poesia/poeta vive emozioni e sentimenti a trecentosessanta gradi, dal dolore alla rabbia che non diviene mai collera, né si scaglia contro chi ha presunte responsabilità, o verso l’entropia universale. Inequivocabilmente unico è l’approccio stilistico di Ezia Di Monte, il cui brain-storming mette in moto associazioni di parole, assonanza di concetti che hanno il sapore di una cordata durante la quale il rocciatore procede, chiodo a chiodo, parola su parola, come se procedesse da sentimento/immagine a sentimento/immagine.

Il verso è sostantivato, esaltato dai predicativi, lì dove le azioni sono ridotte all’osso, quasi inesistenti. Percorso duro e imprevedibile che fa, solo a tratti, intravedere la vetta, ma per la maggior parte ci chiede di convivere con la nuda roccia che si ha davanti e al massimo ci fa assaporare l’ebbrezza di poter guardare in basso, un po’ più basso del punto dov’è aggrappata la parola.

‘Chiaroscuro’ è un viaggio in divenire. Sappiamo che il viaggio, da Gilgamesh a Goethe, ha avuto senso simbolico di percorso di ricerca, ma anche di distacco, di perdita; così, per la Nostra, la prima dimensione del viaggio interiore sovrasta, è quella portante, proprio perché l’Autrice è caratterialmente tesa a curiosità insaziabile e desiderio d’intima scoperta.

Se Ulisse viaggia per provare a se stesso conoscenza e capacità d’adattamento, quasi dimentico dell’approdo, alla stessa maniera l’Autrice viaggia in dimensione omerica e, consapevole di ciò, decide che l’esperienza di quest’opera non approderà mai in nessun porto.

Quindi il viaggio di ricerca è sempre un rischio. Una via che l’Autrice percorre tutta, anche a costo di trascinare piedi stanchi e feriti dalla fatica dell’avanzare, anche a costo di graffiarsi le mani per scavare alla ricerca di presunte verità.

L’autrice non è falco che scruta con occhio acuto alla distanza, lei accorcia le distanze e non si preoccupa di sporcarsi di esistenza, soprattutto se si tratta di esistenza offesa e violata dalla vita.

La resistenza umanistica –scrive Edward Said– ha bisogno di forme più distese, di saggi e di lunghi periodi di riflessione… comincia con il momento della ricezione e della lettura, c’è la critica, e la critica è sempre alla ricerca, incessante e auto-chiarificatrice, della libertà”. Non è proprio quello che traspare dai versi di ‘Chiaroscuro’?

Poesia dai toni intimistici, dunque, versi che sono il conio di uno stile cristallino, trasparente, vero. La parola è il confine della verità, e si sa fare anche verità essa stessa, e qui abbiamo la dimostrazione di una parola che è vita, vera vita.

Vita che ha saputo affrontare prove difficili e sempre riesce a risorgere, vigorosa e lieta.

foto di copertina Maria pia Latorre – Ezia di Monte

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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