Giornalismo e web

Giornalismo e web

I quotidiani cartacei sono in crisi.

Ogni anno diminuiscono le copie vendute e i loro introiti pubblicitari.

Aumentano a dismisura ogni anno le testate giornalistiche online, che non hanno nulla da invidiare ai grandi quotidiani cartacei: riescono a dare notizie di cronaca nazionale e spesso hanno una spiccata predilezione per il locale.

Secondo la legge italiana anche le testate giornalistiche online sono da considerarsi a tutti gli effetti come i giornali cartacei.

Chi fa tirocinio per due anni in una testata online può fare l’esame da giornalista. Inoltre spuntano come funghi siti di giornalismo partecipativo.

Per quel che mi riguarda credo anche nel giornalismo partecipativo. In generale un giornalista spesso la sua libertà di pensiero la paga a caro prezzo.

Certi giornalisti rischiano la vita. Molti giornalisti sono ad ogni modo  costretti ad essere, volenti o nolenti, dei tuttologi. Possono però essere tuttologi anche i cittadini comuni, pur con delle limitazioni. Sul giornalismo italiano ci sono luci ed ombre.  Un difetto evidente dei giornalisti è senza ombra di dubbio il sensazionalismo, che talvolta fa venire voglia di ascoltare “C’è un’aria” di Giorgio Gaber.

D’altra parte è anche vero che molti giornalisti sono precari e sottopagati. Inoltre la libertà di stampa in Italia è pura utopia e alcuni professionisti della carta stampata vivono sotto scorta. Come se non bastasse la vita nelle redazioni non è facile. Talvolta ci sono casi di mobbing, nonostante la cultura dei giornalisti.

A tal riguardo basti pensare che secondo alcuni “Il deserto dei Tartari” simboleggiava proprio la redazione de “Il Corriere della Sera” in cui lavorava Buzzati. Anche i blog sono la prova lampante della libertà del web.

In America ci sono blogger di ogni tipo, spesso un poco folli e molto complottisti. Ricordiamoci però che ci sono anche blogger lucidi e che sanno usare i congiuntivi. La categoria ad ogni modo gode di scarsa credibilità. D’altronde la società americana è malata e piena di contraddizioni.

Sforna blogger disturbati e serial killer ad ogni ora, nonostante l’America sia la più grande democrazia del mondo, in cui sono tutelati discretamente i diritti civili. Lo stesso Pasolini intervistato da Oriana Fallaci ammetteva ciò senza alcun dubbio. Qui in Italia ci sono poche blogstar. Forse l’epoca delle blogstar non è mai nata e siamo subito entrati nell’epoca delle influencer.

Vi lamentavate tanto di chi voleva competere con i giornalisti a suon di post ed ora beccatevi tutte queste aspiranti fotomodelle, che guadagnano migliaia di euro per ogni fotografia in abiti succinti! Non è questione di fare il moralista. Non lo sono affatto. È questione di buon senso e di non prendere per i fondelli chi lavora sul serio ed anche chi non ha un lavoro. Ma torniamo ai blog ed ai blogger.

Ciò di cui l’Europa ha paura è la libertà di espressione dei cittadini.

Per questo motivo a mio avviso l’osservanza del GDPR del 25 maggio 2018 comprende anche i piccoli blog senza alcun fine di lucro con multe da capogiro. Naturalmente il Garante della Privacy per ora ha mostrato molta ragionevolezza, chiudendo un occhio di fronte ai molti blog non in regola (ad esempio su WordPress, su blogspot, eccetera eccetera).

Ma non bastava forse che gli stessi blogger fossero punibili per i reati di diffamazione o di diffamazione aggravata come i giornalisti? L’editoria deve essere tutelata legittimamente, prendendo provvedimenti legali nei confronti di certi canali Telegram, ma di fronte ad avversari anche essi legittimi come i giornalisti partecipativi ed ai blogger deve raccogliere la sfida e saper dimostrare di stare sul pezzo con versioni online dei quotidiani all’avanguardia ed altre iniziative meritevoli.

Lo snobismo di alcuni giornalisti della carta stampata riguardo al web è controproducente. Oggi un giornalista deve guardare quel che succede in rete.

Diversi giornalisti della carta stampata abbracciano troppo il sensazionalismo e sono snob. Sono così snob che sottovalutano il fenomeno internet, che appunto è la causa principale della crisi dei giornali.

Non mi piace neanche il giochino secondo cui i giornalisti di sinistra sono illuminati o quantomeno obiettivi e gli altri invece sono venduti e ruffiani. Mi sembra alquanto puerile una valutazione di questo tipo.

Ma quando dico che non mi piace questo giornalismo della carta stampata in fondo questo è un mio gusto personale. I giornalisti non hanno alcuna colpa, anche loro hanno il diritto a campare. Il cervello deve memorizzare ben altre informazioni per non rimbecillire.

Sono poco attento alla politica e ai giornali cartacei.

Essendo però iscritto gratuitamente alla biblioteca comunale posso consultare tutti i grandi quotidiani online su Medialibrary. Di solito riesco a dare una rapida scorsa. Trovo però cose più interessanti e notizie più fresche nelle testate online. Non sono affatto ottimista su come va il mondo. So solo che siamo prossimi al disastro e non posso farci niente.

Non posso cambiare il corso delle cose. Ad ogni modo un tempo i giornali formavano ed orientavano l’opinione pubblica. Oggi c’è la televisione e soprattutto ci sono i social media.

L’opinione pubblica per come veniva intesa un tempo non esiste neanche più.

Le notizie inoltre si possono leggere in rete. Le testate giornalistiche online non hanno nulla da invidiare ai grandi giornali. Il giornalismo partecipativo è sempre più in voga, anche se rimangono alcuni dubbi: è giusto dare tutte le notizie? Si può essere giornalisti senza deontologia?

Ogni cittadino può essere veramente reporter? Io ad esempio preferisco i commenti di qualche ottimo blogger agli editoriali dei grandi quotidiani.

Su internet c’è più libertà che nelle redazioni dei grandi quotidiani ed io preferisco la libertà ad una certa professionalità.

Le domande per i professionisti invece sono altre: si può essere critici nei confronti della società, pur essendo all’interno del sistema?

Si può combattere il sistema dall’interno? Si può davvero farlo, pur essendo uomini di parte e non semplici liberi pensatori? Si può essere veramente liberi quando si è stipendiati da un partito o da un editore? A mio avviso questi sono interrogativi legittimi.

L’Italia inoltre non è mai ai primi posti nelle classifiche sulla libertà di stampa.

Ciò è dovuto sia al fatto che esistono dei cronisti minacciati ma anche dal fatto che i giornalisti ricevono pressioni da padroni e poteri forti. Il giornalismo di inchiesta perciò viene visto male perché troppo scomodo e molti giornalisti preferiscono così l’autocensura e finiscono per essere accomodanti ed accondiscendenti.

Tutto ciò che appartiene ai grandi giornali è in crisi: perfino i vignettisti e quelle che un tempo si chiamavano strisce a fumetti.

Davide Morelli

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Redazione

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