Il sottosegretario Paolo Sisto dichiara che i poliziotti penitenziari sono come i detenuti

Il sottosegretario Paolo Sisto dichiara che i poliziotti penitenziari sono come i detenuti

 Capece, Sappe, salta sulla seggiola e preannuncia che il suo sindacato non rispondera’ alla convocazione della Ministra Cartabia

IL SOTTOSEGRETARIO PAOLO SISTO DICHIARA CHE I POLIZIOTTI PENITENZIARI SONO COME I DETENUTI. CAPECE, SAPPE, SALTA SULLA SEGGIOLA E PREANNUNCIA CHE IL SUO SINDACATO NON RISPONDERA’ ALLA CONVOCAZIONE DELLA MINISTRA CARTABIA

Sono saltato dalla seggiola quando ho letto le dichiarazioni rilasciate dal Sottosegretario Sisto…”, dichiara il Segretario Generale del Sappe Donato Capece in relazione ad un’intervista del viceministro. “In trenta anni di sindacato non mi era mai capitato di ascoltare un membro del Governo, per di più con delega al Corpo, affermare che i poliziotti penitenziari sono come i detenuti”. Il Sottosegretario Paolo Sisto ha dichiarato testualmente, in un’intervista radiofonica: “La Polizia Penitenziaria non è diversa dai detenuti … bisogna pensare ad una fase di comunità”. E ancora: “I detenuti sono persone uguali ai poliziotti penitenziari”.

La replica del segretario del Sappe è lapidaria: “Come si fa a pensare al carcere come ad un’unica comunità, senza distinguere chi è in carcere a rappresentare lo Stato e chi è ristretto per avere commesso reati? E se il carcere è una comunità, come immagina Sisto, allora mettiamo sullo stesso piano agenti, detenuti, autorità politiche e dipartimentali? E se il detenuto è una persona uguale al poliziotto penitenziario, allora è anche uguale a lui, alla Ministra Cartabia e ad ogni altro cittadino italiano”.

Secondo il Sappe, se non bastassero queste gravissime dichiarazioni di Paolo Sisto, a seguire è arrivata anche la convocazione della Ministra Cartabia di una riunione urgente sulla vicenda del carcere di Santa Maria CV alla quale, incomprensibilmente, sono state invitati ventiquattro sindacati rappresentativi di categorie che nulla hanno a che fare con la sicurezza penitenziaria (peraltro chiamati in ordine sparso senza alcun criterio di proporzione rappresentativa).

Al riguardo, Capece precisa che “A noi sembra una riunione fatta a favore di opinione pubblica, ossia fatta così per fare vedere che il Ministero interviene nel merito: ma che senso ha convocare cinquanta rappresentanti sindacali, non solo di polizia ma di tutto il personale penitenziario? Se si tratta di affrontare quel che è accaduto nel carcere di S. Maria Capua Vetere ed i riflessi che hanno determinato e determineranno nella gestione delle sicurezza delle carceri non dovrebbero essere solo i sindacati della Polizia Penitenziaria a partecipare?”.

E continua: “Quel che è accaduto a S. Maria Capua Vetere è grave e la magistratura è l’unica autorità deputata ad esprimere un giudizio definitivo. Questo lo dico perché in questi giorni stiamo assistendo da ogni parte ad una delegittimazione del Corpo di Polizia Penitenziaria che va ben al di là di quel che è accaduto nel carcere sammaritano”.

E ancora: “Nel frattempo, Sottosegretari, Ministra, Presidente del Consiglio e Parlamento fingono di ignorare le gravissime minacce che stanno arrivando a tutti i poliziotti penitenziari italiani attraverso il web e con manifesti e striscioni affissi ovunque … al punto che in parecchi penitenziari i direttori hanno dato indicazioni di recarsi al lavoro in abiti borghesi per evitare il rischio di attentati”. In questo clima e a queste condizioni il Sappe non ci sta più e, come annuncia Capece: “Non parteciperà alla riunione farsa di martedì prossimo

Capece, preannuncia, invece: “Una stagione di manifestazioni e di proteste a difesa e a sostegno della parte sana del Corpo di Polizia Penitenziaria, ingiustamente ed ingiustificatamente, fatta oggetto dell’odio indiscriminato di certa politica, di certa stampa e di certa società civile”. “Il Sappe” infatti “manifesterà con tutti i mezzi ed in tutte le forme consentite fino a quando chi di dovere non prenderà posizione senza SE e senza Ma a favore della Polizia Penitenziaria come Istituzione sottolineando in maniera chiara ed inequivocabile che la vicenda di Santa Maria CV è singolare e circoscritta.”

E’ assolutamente necessario” secondo Capece “che venga chiarito che, sui fatti di S. Maria Capua Vetere, è giusto e doveroso che la magistratura faccia ogni accertamento ma non possono dare la stura a critiche ingenerose che inducono ad avere un’idea sbagliata, profondamente sbagliata, della nostra professione. Il Corpo di Polizia Penitenziaria è composto da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante lavoro credono nella propria professione, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano ogni giorno”. 

Fonte Sappe


Redazione

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