La latitanza di Graziano Mesina dura da un anno

La latitanza di Graziano Mesina dura da un anno

L’ex Primula rossa del banditismo della Sardegna è entrato nella lista dei super ricercati del Viminale. E il Covid gli ha decimato parte della famiglia. Gli investigatori gli danno la caccia anche all’estero

©  Unione sarda – Graziano Mesina

Dura da un anno la latitanza di Graziano Mesina, 79 anni compiuti da fuggiasco il 4 aprile scorso. C’è chi lo dà in Tunisia o in Corsica, piste fin da subito battute dagli investigatori, anche se soprattutto nei primi mesi gli sforzi si sono concentrati su Orgosolo, il suo paese, e nel Nuorese, con un pressing continuo sui contatti che all’ex Primula rossa del banditismo sardo potrebbero aver dato appoggio e rifugio. Ora, secondo quanto apprende l’AGI, è probabile che ‘Grazianeddu’ sia ormai fuori dalla Sardegna, nella penisola o all’estero.

Molte cose sono cambiate – compresi i vertici della questura e del comando provinciale dei carabinieri di Nuoro – da quando, la sera del 2 luglio 2020, l’ergastolano è sparito da Orgosolo (Nuoro), poco prima che i carabinieri gli notificassero la sentenza con cui la Cassazione aveva confermato la condanna a 30 anni di carcere per associazione per delinquere specializzata nel traffico internazionale di droga. In cella Mesina ha passato oltre 40 anni, prima di ottenere la grazia che gli è stata revocata dopo che è diventata definitiva la nuova condanna.

Perché è sempre più solo

Mesina, noto per le innumerevoli e spettacolari evasioni dai penitenziari di mezza Italia, è entrato nella lista dei super ricercati del Viminale. Parte della sua famiglia è stata decimata dal Covid. Alla fine del 2020 sono morte così due sorelle, la minore Antonia, 76 anni, che era ricoverata in ospedale a Nuoro, e Rosa, 94 anni, spirata in casa a Orgosolo. A Budoni (Nuoro), per ragioni diverse dal coronavirus, ai primi di novembre era mancato un altro fratello. Quest’anno, nel maggio scorso, il Covid si è portato via Giancarlo Pisanu, 58 anni, figlio della sorella Peppedda, il nipote col quale Mesina ha vissuto nella casa del centro di Orgosolo per un anno dopo la scarcerazione per scadenza dei termini.

S’inseriscono nelle indagini sulla scomparsa dell’ergastolano gli arresti, per droga, dei fratelli Antonello e Giuseppe Mesina, di 30 e 35 anni, pronipoti di Graziano. Erano stati sorpresi in flagrante lo scorso febbraio, dopo che i carabinieri del Nucleo investigativo di Nuoro avevano sequestrato un’ingente quantità di marijuana, nascosta nel garage di famiglia.

Un’ampia rete di fiancheggiatori

Chi ha aiutato Grazianeddu, ormai anziano e non più in salute, a lasciare il paese che la sua fama di bandito inafferrabile ha reso simbolo della ‘Sardegna criminale’ oggetto di studi da oltre un secolo? Chi ancora lo sostiene? La chiave per sapere che fine ha fatto Mesina sta nella risposta a queste domande, ammesso che sia ancora vivo, ma gli investigatori ne sono certi e attendono un passo falso. Suo o di chi lo protegge. Finora la stretta su Orgosolo, le battute degli investigatori nel Nuorese e anche nel Nord Sardegna non hanno sortito effetti.

latitanza Graziano Mesina un anno
©   Roberta Secci

Orgosolo

Due gli elementi a sfavore di carabinieri e polizia: le caratteristiche del territorio (morfologiche e demografiche, con piccoli paesi in cui il passaggio delle auto di servizio non passa certo inosservato) e l’ampiezza dei potenziali fiancheggiatori di Mesina. Nei mesi scorsi alle forze dell’ordine è arrivata piu’ di una segnalazione, persino di un cadavere in un lago sopra l’abitato di Orgosolo: avvistamenti presunti, dato che persone anche solo vagamente somiglianti sono state scambiate per il latitante. E del cadavere nel lago nessuna traccia: solo carcasse d’auto.

La stagione dei sequestri

All’ex primula rossa del Supramonte è stata attribuita una serie ininterrotta di sequestri di persona: Capelli, Campus, Petretto, Canetto, Papandrea, negli anni ’60, e altri in quelli successivi. Condannato all’ergastolo per cumulo di pene, Mesina ha passato in carcere gran parte della sua vita, nonostante le tante evasioni. Le sue fughe e la latitanza sono diventate leggendarie in Sardegna e si racconta che spesso tornasse a Orgosolo per incontri con donne innamorate di lui.  a ragazzino era straordinariamente forte. Aveva un'”energia incredibile”, lo ricorda il giornalista dell’AGI Mario Tomainu, suo amico d’infanzia (e anche lui scomparso quest’anno) nel libro di Giuseppe Fiori ‘La societa’ del malessere’. Ma era anche fragile, vittima di una gerarchia familiare dura e spietata.

latitanza Graziano Mesina un anno
© Unione Sarda

Graziano Mesina

L’infanzia fra le botte e il sangue dal naso

“Avevano un branco di maiali, Graziano li custodiva. Spesso, per qualche cosa non andata secondo il verso giusto, le buscava sode, anche non avendone colpa. Mai i fratelli grandi li rispettava, non s’era mai ribellato”, cosi’ era descritto nel volume di Peppino Fiori. “Gli veniva facilmente sangue dal naso e per questo aveva sempre dietro una bottiglietta di sciroppo con liquido emostatico. Alle bastonate dei fratelli rispondeva urlando, il sangue al naso lo innervosiva, e allora strillava come un cinghialetto, ma senza rivoltarsi mai”.

La grazia del presidente della Repubblica, nel 2004, che aveva cancellato l’ergastolo restituendo a Mesina la libertà, è stata annullata proprio con la conferma in Cassazione della condanna per traffico internazionale di droga, reato per il quale era stato di nuovo arrestato nel 2013. Da un anno le sue legali non hanno notizie del loro assistito, per il quale confermano l’intenzione di chiedere misure alternative al carcere.

Quando è sparito da Orgosolo, dove faceva vita da pensionato, a parte l’obbligo di firma quotidiano in caserma, era difficile pronosticare una latitanza così lunga, anche se probabilmente preparata da tempo nel timore che la Cassazione confermasse la sentenza. Mesina – gli ultimi dubbi sono svaniti col passare dei mesi – non ha mai avuto alcuna intenzione di tornare dietro le sbarre.

GRAZIANO MESINA ORGOSOLO SARDEGNA LATITANTE


Redazione

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