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Per meditare occorre stare in silenzio. E’ il silenzio che ci indica la via della consapevolezza

Per stato naturale ’’l’uomo è nato per meditare, per pensare stando in silenzio; in tempi più recenti la meditazione, condizionata dalle nuove e più moderne modalità di vita di relazione e contestualizzata in una società del tipo “usa e getta”, dove tutto si produce e si consuma in un batter di ciglia ed in presenza di bombardamenti mediatici e di sollecitazioni d’ogni tipo, la meditazione ha subito pesanti modificazioni e condizionamenti   per lasciar posto alla fretta e all’ansia.

Per nostra fortuna, però, questo status, questa nostra preziosa peculiarità, questo modo di vivere si trova ancora dentro di noi, dobbiamo solamente spolverare questo antico ricordo.

E’ auspicabile che la meditazione sia possibile possa avvenire in ogni momento della giornata, in quei frangenti brevi o lunghi che siano in cui riesco a conferire consapevolezza e presenza mentale in quello che faccio. E’ piacevole e rilassante  meditare quando si passeggia o quando semplicemente si sta seduti su una panchina in un parco o per strada ad osservare quello che ci succede attorno.

A volte si medita facendo le pulizie o addirittura in fila al supermercato. Certo, nel tempo libero è possibile meditare anche seduto ad occhi chiusi.

La Meditazione è così personale che ognuno è libero di viverla come preferisce! Non vi sono regole imposte o preordinate!

Nell’antica filosofia orientale vi è un detto che viene spesso ricordato ovvero: “Che piantando un seme, possa germogliare in te il fiore della consapevolezza!”.  

Ed è proprio la presa di consapevolezza che ci insegna a ritrovare il giusto percorso della nostra esistenza: “Ero così tanto arrabbiato e stanco che ho imparato il Silenzio. In quell’assenza di rumore, ho ritrovato la pace e la meditazione.”

Adesso, ogni volta che noto della tensione nel mio corpo, resto in silenzio e in quella quiete ritrovo la mia meditazione. In quel silenzio, osservo le problematiche del giorno da nuovi punti di vista, diminuisco le mie ansie e mi sento meglio.

Ed è così semplice, basta ricordarsi… di non parlare per un po’ di tempo:“Più restavo in silenzio e più capivo che le parole, spesso, allontanano dalla strada del capirsi”.

Da queste premesse così vere e profonde ne scaturiscono delle altre. Gli animali e il loro modo di scambiarsi informazioni ci fanno riflettere su quanto loro siano comunicativi e quasi telepatici senza dover ricorrere per forza all’uso del suono.

Basta osservare un gatto o un cane per più di qualche minuto, andare oltre le carezze e le feste e soffermarsi su come si muovono e il modo in cui cercano di dirci se hanno fame o se hanno bisogno di un certo oggetto o di altre necessità. La verità e che gli occhi possono dire più di una frase, così i gesti e il contatto. Abbiamo mai provato a restare in silenzio per un’ora intera?.

In quel silenzio, in quell’assenza di rumore, vi è presenza, vi è meditazione. Non è tanto lo stare in  silenzio da solo. Di certo noi siamo sempre  presenti del nostro corpo, sentiamo il respiro, i battiti del cuore e ascoltiamo i rumori ed i suoni attorno a noi.

Tutto questo viene amplificato quando si è con qualcun altro, il silenzio diventa una novità. Per una serie di istinti naturali e primordiali, noi, in quanto  esseri umani, siamo specchi.

Ci comportiamo come chi abbiamo davanti, vogliamo essere simili e comunicare con le persone che parlano e pensano come facciamo noi.

Staccarsi da tutto questo non è scontato, non è facile, nessuno ce lo ha insegnato, eppure, riuscendoci ne potremmo trarre un gran beneficio. Il silenzio è un grande potere. Nel silenzio posso sentirmi concentrato, rilassato nel mio essere e in pace.

Finalmente riesco a comprendere e a sentire che le altre persone non possono recarmi dispiacere o dolore, tutto sta da come interpreto ciò che mi viene detto e che cosa decido di fare con quelle parole.  Solo io posso pensare all’interno della mia mente.

Nel mio spazio di pace ci sono solamente io.

E il silenzio sembra far spazio nella mia mente, sembra pulire i miei pensieri. Spazio per una nuova creatività e nuove emozioni, nuovi punti di vista.

Nel silenzio ritrovo quella fiducia nella vita che pensavo di aver perso. Le cose più importanti della vita, d’altronde, succedono senza far rumore. Il dono migliore, forse il più bello che ci si possa fare è quello di regalarci il silenzio.

Dobbiamo trovare il tempo necessario che chiedere a noi stessi con gentilezza di restare in silenzio. Non è importante quanto, potrebbe essere un’ora o dieci minuti.

L’idea stessa di essere costretti a restare in silenzio fà venir curiosamente voglia di parlare: bisogna semplicemente prenderne consapevolezza, senza fare nulla. Basta rimanere in silenzio con tutta la voglia che si ha di parlare.   I primi minuti potranno risultare veramente difficili.

Ma non bisogna arrendersi. Forza!. Bisogna andare avanti. Bisogna andare oltre. Non è improbabile che dopo 5 minuti la tua mente inizi a supplicarti di tornare a parlare.

Ma tu devi resistere, devi andare oltre!. Nei primi minuti di silenzio, i pensieri e le emozioni diventeranno più forti, e pian piano si avrà modo  di sperimentare la consapevolezza delle sensazioni corporee e mentali.

Come si manifesta la tua voglia di parlare nel corpo?. C’è una voce, nella tua mente, che si lamenta di questo silenzio?. Se puoi essere consapevole del tuo corpo e della tua mente, significa che non sei nessuno dei due?. Quindi cosa sei adesso, in questo silenzio?.

Respira, rimani in silenzio, non trarre alcuna conclusione. Le conclusioni sono una tentazione della mente per dare un senso alle cose ed etichettarle.

Nel silenzio, immersi nelle nostre  sensazioni corporee e mentali, diventiamo osservatori consapevoli, senza giudizio e senza il bisogno di pensare o di trarre conclusioni. L’impazienza e la voglia di parlare si dissolvono non appena iniziamo a sentire la verità appena citata.

Chi è impaziente di parlare?. La mente?. Il corpo?. Di sicuro non l’osservatore, lui semplicemente osserva tutto quanto accade nel silenzio del momento presente.

Far accadere tutto questo significa meditare ad occhi aperti!. Ѐ solo tramite la pazienza che possiamo raggiungere la pace, la calma e la lucidità mentale.

E di questi tempi ce ne proprio un gran bisogno per ritrovare proprio quel benessere psicofisico andato letteralmente in tilt per le privazioni a cui siamo stati sottoposti e la destabilizzazione psicologica che ci ha fatto perdere la serenità, quella serenità necessaria proprio per recuperare razionalità, equilibrio,controllo e pace interiore.

In questa attesa, in questa assenza di rumore, oltre a ritrovare la calma smarrita, riusciamo a comprendere e rivalutare il peso delle parole che avremmo voluto dire (se avessimo potuto parlare) e posizionarci nelle sfide di tutti i giorni con punti di vista nuovi, che magari, presi dalle solite ansie, non eravamo ancora riusciti a vedere. Il silenzio, dunque, può essere fonte di grande ispirazione, nonché uno stato meditativo profondo.

Non vi sono regole per praticare il silenzio, ognuno di noi è libero di interpretare questa pratica come più ritiene necessario. Va sottolineato che non ci sono regole per meditare o restare in silenzio! Quando ti viene in mente questa pratica, sentiti libero di non parlare per tutto il tempo che desideri.

Noterai fin da subito i benefici !.  Sono solo piccoli consigli, certo, ma ognuno di noi è in grado di trovare il proprio metodo per ricordarsi della pratica e renderla il più efficace possibile.

Sentire ciò che è vero dentro noi stessi sarà sempre più efficace che affidarsi ad un insegnamento o ad un maestro che può farsi prendere dalla voglia di plagiarci per dimostrare la fondatezza delle sue teorie e delle sue asserzioni e  magari il suo potere.  Meglio, se possibile, non correre rischi.

Che il silenzio e la meditazione ci portino tanta pace e calma interiore, è un bisogno che accomuna tutti soprattutto quelli che credono nella mediazione e nei suoi riconosciuti e indiscussi benefici.

 Giacomo Marcario

Redazione Corriere Nazionale

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