Essere adolescenti oggi

Essere adolescenti oggi

Sono finite le tribù degli anni ’80.

Sono scomparsi dalla scena i dark, i punk, i paninari, i sorcini, i metallari. Sono finiti anche i tempi degli scontri tra emo e truzzi. La cosa che spicca, osservando gli adolescenti di oggi, è che sono Internet-dipendenti ed sms-dipendenti.

Probabilmente per loro il suono più familiare è il trillo del cellulare. Per non essere emarginati dal gruppo di coetanei a 14 anni devono avere il motorino, a 16 anni il motore, a 18 la macchina. Il mancato acquisto di un lettore di cd o di un dvd possono scatenare drammi anche nelle migliori famiglie.

Parolacce e bestemmie varie sono i loro intercalari. Per i genitori parlano un idioma incomprensibile, infarcito di anglicismi, neologismi e soprattutto  “cioè”, “non so”. Sono cresciuti in altezza. Sono sempre più i ragazzi, che raggiungono il metro e ottantacinque o addirittura il metro e novanta. Sono molte le ragazze a raggiungere il metro e settantacinque. Sviluppano anche precocemente.

Soprattutto le ragazze. Ci sono certe ragazze, che a tredici anni sembrano maggiorenni. Sarà pure di una banalità sconcertante, ma spesso madri totalmente rifatte e figlie sviluppate precocemente sembrano essere al primo colpo d’occhio due sorelle.

Raramente i genitori vengono considerati dei modelli di riferimento. Alcuni figli li considerano come degli estranei. Non esiste più lo scontro generazionale di un tempo perché i padri oggi non sono affatto autoritari, bensì lassisti. Nella fase dell’adolescenza spesso i figli provano un sentimento di indifferenza nei confronti dei genitori. I genitori sanno ben poco dei figli.

Possono essere a conoscenza dei voti scolastici, ma non sapere niente se i figli passano tutta la notte allucinati in un rave party o meno. I genitori non hanno più il coraggio di interloquire con i figli e poi il tempo per parlare è davvero poco. Solo durante il pranzo e la cena potrebbero parlare, ma nel 90% dei casi anche in cucina è presente la televisione e tutti oramai devono ascoltare il telegiornale.

Dopo la cena ognuno si ritira nella sua stanza a vedere un programma o un film. Gli adolescenti non scrivono più lettere all’amata, ma le inviano mille messaggini. Forme di approccio consolidate e sedimentate negli anni come fischiare alle ragazze sono scomparse.

Oggi la ragazza non è più una preda, ma è predatrice. Una quindicenne di oggi è agguerrita per soffiare un bel ragazzo alle rivali.

Quando devono fare una ricerca per la scuola invece di recarsi in biblioteca si connettono ad internet e fanno una ricerca su Google senza tener presente né l’autorevolezza della fonte né la correttezza delle informazioni reperite. Il rapporto tra i professori e gli allievi oggi è cambiato radicalmente. In alcuni casi gli insegnanti si fanno dare del tu dagli studenti.

Nelle aule è il professore che deve farsi accettare e rispettare dagli studenti, che spesso sono più intenti a giocare col telefonino che ad ascoltare le lezioni. Un tempo i ragazzi si facevano gli scherzi tra di loro. Oggi non è infrequente che li facciano agli insegnanti, che per non avere contro tutta la classe devono sforzarsi di stare al gioco. Il bullismo nel frattempo ha raggiunto vertici impensabili rispetto agli anni precedenti.

Non esiste più la solidarietà tra coetanei. Chi è diverso va discriminato, deriso, colpito, affossato. Oggi c’è il cyberbullismo. Negli anni ’70 i ragazzi canalizzavano tutta la loro aggressività nella lotta politica. Oggi una parte considerevole va a fare l’ultrà allo stadio o a fare risse in discoteca. Gli adolescenti di oggi raramente hanno stima degli insegnanti, mentre venerano d.j, cantanti, calciatori.

Ricordo che a 15 anni sono diversi gli adolescenti, che vanno in discoteca. Sono diverse le ragazze che si concedono a d.j e buttafuori. Sono diversi i ragazzi, che ricercano spasmodicamente l’avventura con le cubiste, anche se questa spesso si rivelano scostanti, vanitose, irraggiungibili. In discoteca si ricerca lo sballo. Da questo punto di vista siamo uguali agli altri paesi industrializzati, i cui cittadini dal lunedì al venerdì vivono normalmente e il sabato si concedono delle follie per evadere dalla monotonia.

La discoteca è un divertimentificio, fondato su giochi di luci e di sguardi, su musica ad altissimo volume, su monosillabi incerti più che da veri dialoghi. Con tutto quel rumore assordante è un’impresa parlare. Spesso bisogna urlare nell’orecchio dell’interlocutore. Non tutti, ma diversi ragazzi assumono ectasy per ballare ore ed ore al ritmo insostenibile di quella musica elettronica.

Le discoteche passano solo musica straniera. La musica pop e rock italiana non è minimamente contemplata. In discoteca le parole non hanno più alcun valore, perdono di qualsiasi significato. Conta solo l’aspetto fisico, che nelle nuove generazioni riveste un’importanza pantagruelica. Però ci sono anche quelli che vanno solo al pub e non in discoteca; ci sono quelli che stanno a casa il sabato sera a guardare i video su YouTube. Le discoteche sono un poco in crisi rispetto ad anni fa.

Il grado di felicità di una adolescente oggigiorno dipende non dai suoi risultati scolastici, ma dalla sua avvenenza, dalla distanza estetica che la separa dalla top model. Se la ragazza fisicamente è distante dalle misure di chi sfila in passerella e non rientra nei canoni estetici imposti dai mass media e dalla moda rischia nel migliore dei casi un perenne stato depressivo.

In televisione e nel mondo dello spettacolo infatti sono rare le donne sprovviste di bellezza, che hanno avuto successo. Per i maschi è leggermente diverso, anche se l’aspetto fisico per i ragazzi è molto più determinante che nelle generazioni passate per farsi amicizie e avere una vita sessuale soddisfacente. Un tempo era più importante la passione politica o saper suonare una chitarra.

I telefonini oramai servono anche per riprendere gli atti di esibizionismo sessuale, talvolta avvenuti nelle aule scolastiche. La loro voglia di protagonismo li induce a mettere online sui social i vari filmati amatoriali. E’ pacifico affermare che quello che a loro sembra un gioco innocuo ed innocente è in realtà spesso una nuova forma di diffamazione aggravata nei confronti di certe loro amiche o compagne di scuola.

Per i maschi invece essere ripresi dal telefonino, mentre fanno sesso con la fidanzatina, è solo e soltanto una nuova forma di gallismo. Se i ragazzi di un tempo a diciotto anni chiedevano la macchina, quelli di oggi oltre all’automobile chiedono sempre più frequentemente un ritocchino da un chirurgo estetico. Pochi anni fa solo le starlette dello show-biz, giunte ad una certa età, si rifacevano.

Oggi il ritocchino si è diffuso a macchia d’olio anche tra coloro che non sono vip e che sono al di sotto degli anta. Non si vedono più giovani con i nasi aquilini e gli orecchi a sventola. I difetti estetici vengono eliminati da subito. L’identità sociale è determinata sempre più dal livello di gradevolezza estetica.

Ma forse avrebbero bisogno nella maggioranza dei casi non del chirurgo estetico, ma di uno psicologo, che li aiutasse a comprendere pienamente le loro fragilità interiori e le loro incertezze. Infatti sono questi fattori, che spingono molti giovani ad essere conformisti, ad accettare pedissequamente mode e costumi imposti dall’alto. Inoltre sono sempre più i ragazzi, che tutto l’anno, fanno palestra.

E se è vero che l’attività fisica non è disdicevole, è altrettanto vero che alcuni giovani diventano fanatici, si autoesaltano a vedere crescere a dismisura la loro muscolatura. Il problema è che alcuni ricorrono a sostanze dannose per la loro salute per farsi in breve tempo un fisico, che possa far colpo sulle ragazze. Un altro rischio è quello di trovarsi una generazione di Big Jim e di Barbie, che soffrono di narcisismo patologico e di infantilismo cronico.

Se infatti un tempo i giovani discutevano anche troppo e alcuni di loro negli anni ’70 dalle discussioni accese passarono alla lotta armata, è altrettanto vero che il rischio di questa generazione è quello di essere caratterizzata da pensieri frammentari, da dialoghi stentati, da strati di superficialità, da una parola sempre più depotenziata.

Davide Morelli

Redazione

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