Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 18 giugno 1888, nacque a Roma uno dei poeti più attivi e più battaglieri della generazione futurista, Luciano Folgore, all’anagrafe Omero Vecchi.

Sposò in pieno l’ansia del movimento marinettiano per la velocità, per il progresso, per la forza insita in quella “folgore” usata come cognome, esaltazione del fervore per gli elementi primordiali, e citata al punto n. 5 del celebre Manifesto dell’avanguardia. Collaboratore della “Voce”, di “Lacerba”, della “Diana”, di “Poesia e Arte”, di ‘”Italia Futurista”, di “Sic” e direttore della rivista romana “Avanscoperta”, Folgore fu un vero Futurista.

Abbandonato il sentimentalismo crepuscolare, aderisce ai dettami del totale contatto alla vita fisica, alla visione del mondo “con occhi nuovi”, pronto a cogliere le immagini e le analogie.

Riesce a esprimere pienamente e con schietta sicurezza il senso dinamico e luminoso della materia, la sua sensualità, il colore e la vitalità. Morì a Roma il 24 maggio 1966.

Proponiamo, da “Città veloce” (1919),

Porta verniciata di fresco

Freschezza di una tinta verde
(E tu, porta, che la senti
con la resina dentro in pieno odore).
Primavera della vernice
(e potremmo anche avviarci
per un paese di pini
e d’altre aromatiche piante
con un bel mare a maggese
in fondo).

Ma c’è un sole che ci ferma
a mezza strada,
invischiando la meraviglia nostra
fra le pagliuche d’oro
del tuo colore fresco.
Porta lasciata sola
in questo muro di cinta.
perduta forse;
premuta forse
non so da quanti cespugli in amore:
Ronzano due calabroni
e una goccia più verde
cammina lungo la serratura,
lentissimamente.
Nella strada nessuno.
Soltanto un poco di senso d’infanzia
per cinque dita di bimbo
impresse nel fresco della vernice.
E la guarda strano il mandarino,
che si spenzola
pesantemente dal muro,
nel desiderio di gocciarsi
vicino alla porta.
Chissà?
Cerca una mano che colga
la sua maturità,
più che due stille di resina
sparpagliate
in una primavera di tinta.
Ma…

Redazione

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