L’élite economica finanziaria manipola le masse?

L’élite economica finanziaria manipola le masse?

Alcuni sostengono che l’élite economica-finanziaria ha pianificato tutto e controlla le masse totalmente, in modo da evitare rivoluzioni.

Questi potenti però non riescono a controllare la sovrappopolazione e nemmeno sono stati così lungimiranti da prevedere il disastro ecologico né hanno saputo minimamente porvi freno. Personalmente non credo alle pianificazioni a lungo termine.

Credo piuttosto che anche i potenti, a fronte di una miriade di incertezze, incognite e microvariabili, navighino a vista ed improvvisino sempre più spesso.

Gli intellettuali poi sono spesso al servizio del potere o sono “soubrette”, come li definiva Arbasino.

La controélite, per dirla alla Pareto, in parte viene cooptata dal potere e in parte viene emarginata. La tecnocrazia ha disarticolato i diritti lavorativi.

La civiltà dell’immagine suggestiona anche gli individui meno suggestionabili. Forse stiamo andando alla deriva. C

he cosa sarebbe il capitalismo senza l’insano conformismo, l’insano spirito di emulazione, l’insana competizione? Che cosa sarebbe il capitalismo occidentale senza lo sfruttamento nei paesi in via di sviluppo?

Che cosa accadrebbe se l’umanità smettesse di correre il più veloce possibile verso gli stessi traguardi, verso lo stesso abisso?

A scuola ti insegnano l’eterogenesi dei fini “positiva”, ovvero che i vizi privati determinano le pubbliche virtù. Nella realtà quotidiana il sistema non si autoregola così facilmente, non si autocorregge per grazia ricevuta. Nella vita di tutti i giorni domina l’eterogenesi dei fini negativa.

Molti iniziano con buoni propositi e poi tutto finisce male. Molti economisti un tempo credevano alla “mano invisibile”. Beati loro!

Alcuni dicono che il pesce puzza dalla testa. È solo un modo di dire. È scientificamente dimostrato che il pesce puzza dappertutto. Anche il puzzo della nostra società fatto di avidità, cattiveria, ignoranza è democratico e distribuito uniformemente. Le possibilità sono due: 1) la società occidentale scomparirà tra pochi anni. 2) tra pochi anni scomparirà l’intera umanità.

Nel primo caso si salverà il resto dell’umanità. In tutti e due casi si salverà il pianeta.

La follia in senso letterale può dipendere da una anomalia neurologica, da uno squilibrio neurochimico, dallo sviluppo psicoaffettivo, dalla costruzione sociale, dall’etichettamento, dalla discriminazione, dagli strumenti diagnostici, dalla cultura di appartenenza.

In pratica è il potere che stabilisce “l’ordine del discorso”, per dirla alla Foucault. La cosiddetta demopatia, o follia della massa, è ampiamente tollerata così come l’oligarchia patologica a cui è strettamente connessa. Questo è un mondo di folle e di folli, in cui tutti o quasi rivendicano il diritto di credersi normali, quando invece la normalità tanto sbandierata non esiste perché la società attuale conduce all’estinzione della specie.

Dirò di piu: tra centinaia di psicofarmaci e psicoterapie oggi i peggior folli sono quelli che non si curano perché per adattarsi a questa società nevrotica è frequente avere qualche piccolo disturbo psicologico. La follia individuale c’è sempre stata. Dove sono finiti ad esempio quelli che cercavano sesso senza precauzioni nei cinema porno, quelli che che scrivevano annunci nei bagni degli autogrill, quelli che scrivevano lettere minatorie ai giornali, quei mitomani che si autoaccusavano di delitti celebri, quelli che facevano telefonate anonime, quelli che facevano la manomorta sugli autobus, gli esibizionisti nei parchi, i guardoni che si appostavano tra le fratte?

Ora sono tutti sul web. Ma oggi è entrata prepotentemente in scena non solo la follia individuale ma anche quella collettiva. Il web non è solo intelligenza collettiva ma anche follia collettiva. Ora vorrei tornare ai potenti, che riescono a manipolare questa follia della massa. Non è questione solo di conoscenze teoriche né di arricchimento esperienziale.

Non è questione solo di essere istruiti ed avere dei maestri. Bisogna anche ascoltare la voce della coscienza. Può sembrare banale, ma è un concetto di difficile applicazione. Ai potenti di oggi manca di ascoltare la voce della loro coscienza. Spesso alcuni potenti abusano della credulità popolare. È sempre più difficile orientarsi al mondo di oggi. È sempre più difficile credere in qualche politico, avere fiducia in qualche potente. Ma è la vita stessa che è precaria e confusa.

Il problema non è che tutto è relativo. Ribaltare la prospettiva. Il problema è che nella vita ci sono poche certezze. Tutto qui. A cosa siamo ancorati davvero? Sono pochi i punti saldi. Pochissimi. Molti non sanno più a chi credere e finiscono per credere soltanto in loro stessi.

La vita è anche la faccia nascosta della luna: i particolari che ci sfuggono, le cose che non afferriamo, quelle di cui ignoriamo l’esistenza, le persone che non incontreremo, i luoghi che non visiteremo, gli amori non ricambiati, le occasioni sprecate. Insomma tutto quel materiale soltanto immaginato, trasognato, non vissuto o non pienamente colto. Le cose della vita sono quasi sempre quelle, trite e ritrite. Gli ingredienti sono gli stessi, ma cambiano per ognuno di noi le dosi.

Progredire è difficile. È difficile fare dei passi avanti individualmente. È difficilissimo che l’umanità faccia dei piccoli passi avanti. Si vorrebbe cambiare il mondo, cambiare sé stessi o cambiare vita.

Nella maggioranza dei casi si riesce solo a cambiare l’aria viziata  della camera in cui abbiamo dormito.

Per tutti questi motivi non bisogna mai disprezzare gli emarginati, gli esclusi, i falliti, gli inconcludenti, i cosiddetti perdenti, chi ha cattive carte o chi le gioca male. Nessuno sa come e quando finisce la partita.

Davide Morelli

Redazione

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