Arte, Cultura & Società

Il moderno eroe e la “lectio vitae”

L’Opinione di Roberto Chiavarini

L’Uomo “Giusto”, biblicamente riconosciuto, è il primo a capire che la pratica della Libertà, imponga correttezza ed equilibrio nei rapporti Umani, soprattutto quelli tra la Pubblica Amministrazione e il Cittadino, attraverso una univoca quanto globale applicazione, perfettamente bilanciata, dei Diritti e dei Doveri, verso i quali ogni individuo al mondo, al di là della propria posizione sociale, è tenuto al rispetto più assoluto, in religioso ossequio di quanto sottoscritto a New York nel 1948, con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che venne votata dall’assemblea formata in quel momento da 58 paesi, 48 di essi si dichiararono a favore, 8 paesi si astennero, 2 paesi non parteciparono al momento del voto e nessun paese comunque votò contro.

La Libertà di un uomo, finisce dove comincia l’altrui libertà.

È impossibile che un uomo sia veramente libero, se un Potere politico sia in grado di negargli l’esercizio della Libertà”.
L’Uomo Giusto, considera la Politica, come l’Arte di garantire la massima Libertà per i cittadini e, al tempo stesso, quella di tutelare l’ordinamento sociale e la Democrazia.

Dunque, non rinunciamo alla Politica e rigettiamo la sua criminalizzazione “a prescindere”, da qualsiasi parte essa venga posta in essere, come se si trattasse di una componente sociale, antropologicamente negativa e corrotta.
Non dimentichiamo che, il voto democratico, è l’unica arma civile che il popolo ha, per determinare gli usi e i costumi della società, per far fronte soprattutto alle necessità quotidiane dei cittadini.

Il voto, è l’unica arma legale che il popolo ha, per spazzare via i corrotti e chi si appropri indebitamente della “Cosa Pubblica”.

In uno Stato di Diritto, la difesa costante della Libertà, non è un vizio ma costituisce, diversamente, una virtù.
La volontà del Popolo, è sacra ed inviolabile, perché è posta nell’interesse e a tutela della Democrazia, che si consolida giorno dopo giorno, solo con l’impegno eroico e quotidiano profuso da ogni singolo cittadino.

A questo proposito, mi piace ricordare spesso, ciò che disse, nel 1977, l’On. Aldo Moro, uomo “Eroe” e Martire (barbaramente ucciso dalla “Brigate Rosse”, proprio perché contrappose alla violenza politica, l’idea intellettuale della libertà fondata sulla parola, sul dialogo e sul sano confronto, cosa che, peraltro, era già successa ad un altro Signore duemila anni prima) e allo stesso tempo fu uno dei più grandi Statisti di tutti i tempi, il quale, in quella occasione, enunciò uno straordinario messaggio, affinché il Popolo rifuggisse dal cosiddetto “Pensiero Unico”, vero “male” contemporaneo, di Medioevale memoria: . “…non è importante che gli uomini pensino le stesse cose, che immaginino e sperino lo stesso identico destino, ma è invece straordinariamente importante che […] tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile, nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro, nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo…”.
Ripensare alle parole di Aldo Moro come esercizio di Libertà, mi fa tornare alla mente anche la austera solennità contenuta nell’arcaico pensiero dei Filosofi della Antica Grecia, che aveva delineato la idea dell’Uomo Eroe, tanto da dar vita alla “Poesia degli Eroi”, poiché anche la pietra può sgretolarsi, ma non le parole, unico vero segno che non si sbriciola, per ricordare ai posteri che ”chi entra nel canto per le sue gesta sul campo, sarà ricordato come Eroe per sempre”.

Oggi, diversamente da allora, possiamo affermare con sufficiente certezza che, il moderno “Uomo Eroe”, è colui che scelga di NON morir dentro di sé, moralmente ed eticamente, disponendo la sua individuale lotta da mettere in campo, nel compimento del suo atto eroico quotidiano.

Ovvero, per non cedere al “condizionamento” posto in essere da ciò che io definisco con l’appellativo di “Sociologismo indotto” (che opera attraverso la manipolazione e la imposizione degli stili di vita), opponendosi, così, alla passiva accettazione della degenerazione delle masse giovanili, della diffusione senza argini della droga, delle dipendenze in genere, della violenza, della mercificazione del corpo e dell’anima, del comparato come forma di violenza pura, della raccomandazione, dell’assoggettamento di massa, della corruzione e dell’appropriazione indebita della cosa pubblica.

Insomma, di colui che opponga la propria “Resistenza”, al digradare della Società, dove i colori della vita sbiadiscono, e consideriamo pure che, ciò, possa avvenire nel silenzio della sua abitazione, del suo laboratorio, del suo ufficio, del suo cantiere, della sua scuola, della sua clinica, del suo studio professionale, piuttosto che in ogni dove.

Ecco l’Eroe moderno, figura depurata da ogni “tentazione”, ma assolutamente necessaria per la nostra Società contemporanea, oggi come ieri, altrimenti, non riconoscendola come figura fondamentale in quanto tale, potremmo cadere nei concetti tipici del “Pirandello Filosofo” che prospettava, attraverso il relativismo delle convinzioni umane, la multi-sfaccettatura del reale, ovvero della dialettica e dell’esistenza umana, le cui dinamiche ancora oggi, si alternano tra “maschera” e “forma”, lasciando, così, terreno fertile al germoglio della mala pianta, in danno del concetto purificato, su cui fondano idealmente i Diritti Umani.

E se sentiamo la necessità della figura “Eroe”, che lotti quotidianamente per l’affermazione dei Diritti Umani, appare evidente che esista anche una controparte che vada combattuta.

Non esiste battaglia al mondo, con una sola parte in campo.

Anche quando la battaglia risulti “ìmpari”, Davide e Golia “docet”.

Ed allora, il moderno Eroe “David” con quale “Golia” dovrebbe combattere?

Il nemico da combattere e da abbattere, è colui e/o coloro che non rispetta/no i Doveri Umani.

Se un Diritto Umano è violato, vuol dire che chi gestisce i “Doveri Umani” lo vìola.

In ogni società, per così dire “Civile”, ci sono due aree ben distinte: “il Potere Politico-Amministrativo e il Popolo”.
La violazione dei Diritti Umani, non può mai essere addebitata al Popolo, perché per la sua gestione sociale, ci sono il Codice Civile e il Codice Penale, per alcuni articoli, perfino di avanzata Civiltà Giuridica.

La violazione dei Diritti Umani, diversamente, appartiene solo e soltanto a quegli Stati poco Democratici che, pian piano, scivolando lentamente, con un giro di vite quotidiano, si dirigono irreversibilmente, con la preziosa opera individuale dei loro “Gerarchi”, ma funzionali al “Sistema di Potere”, verso il Regime Impositivo.

Perché, tra corsi e ricorsi storici, il futuro prende sempre origine dall’antico passato. Quel futuro che, oggi, ha un vantaggio di non poco conto, determinato dall’avvento dell’informatica.

La Storia insegna, ma di alunni disposti ad impararla ce ne sono pochi. Anche se, come nel caso dell’Italia, la sua storia recente, è stata scritta col sangue dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, in nome della Libertà. Per questo, dobbiamo rispettare il loro sacrificio, cristallizzato nella donazione della loro vita per noi.

Soprattutto, per non dimenticare, poiché, tutto il resto, è becera ideologia da quattro soldi.

Sia pure informatizzata.

Roberto Chiavarini

Opinionista di Arte e Politica

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button