L’uomo d’acciaio? Semplicemente Franco!

L’uomo d’acciaio? Semplicemente Franco!

Arsenico Diciassette

Ho conosciuto uomini, così normali, da sembrare assolutamente speciali. Chiedo, subito, scusa a tutti voi per il gioco di parole perché la mia intenzione non è quella di confondervi. Mi rendo conto che, così su due piedi, non sia affatto semplice comprendere il senso della mia frase, un po’ criptica per la verità, tanto da richiedere un supplemento all’intelletto: “Un individuo speciale dovrebbe distinguersi, almeno, per capacità o doti fuori dal comune. Giusto o mi sbaglio?”. Vagliando con attenzione tutte le possibili risposte, ahimè, si entrerebbe in una sorta di sfera di valutazione troppo soggettiva, dalla quale non sarebbe facile cavare, nemmeno, un ragno dal bucoE non sarebbe di supporto, nemmeno, intestardirsi sul significato del successo allo scopo di discernere un uomo normale da uno speciale.

Ma un aspetto su tutti è oggettivo, almeno per lo scrivente: “Nel corso della storia molti uomini di successo sono diventati uomini normali e viceversa”.

Franco nasce l’8 maggio del 1960 a Travagliato, un piccolo comune a pochi chilometri di distanza da Brescia. Ai profani del gioco del calcio il nome di Franco non dirà un bel nulla di nulla, anzi potrebbe addirittura indurre a pensare che esso sia un banale e volgare vezzeggiativo. Magari Franco come il diminutivo di Francesco.

Piscinin sei troppo magro e basso per giocare a calcio”

Eppure, Franco è un nome proprio maschile tipico italiano. Allora a cosa è dovuto l’equivoco? Spesso nella vita è soltanto una questione di prospettiva. C’è chi ha scelto di vivere in attacco e chi in difesaE allora dov’è il problema? Non è forse dalla difesa che si riesce a guardare meglio l’orizzonte per collocare ogni, singola, cosa al posto giusto? Detto ciò, sulla questione, oggi non ne vorrei fare un dramma micidiale. Anche perché un aspetto è molto chiaro per lo scrivente: Sia per l’attaccante, sia per il difendente la vita è “semplicemente” una questione di prospettiva. Sia dentro che fuori dal campo Franco è un uomo mite, gentile, umile e poco avvezzo alle luci della ribalta; In più di vent’anni di carriera mai una parola fuori posto, una polemica stucchevole o un’esultanza fuori dalle righe. Franco vuole essere un esempio soprattutto per sé stessoCiascuno di noi dovrebbe essere un modello di vita per sé stesso: È assolutamente in questo modo che si costruisce una società migliore, più equa e più giusta. Franco è colui che può definirsi un leader informale; infatti, nei momenti difficili del match, egli emerge spontaneamente dal gruppo per assumere la leadership. Quando c’è da difendere – Baresi dacci oggi il nostro pane quotidiano – Franco è sempre a pochi millimetri di distanza dai suoi compagni di squadra: l’ultimo ed eroico baluardo della difesa milanista a eccezione del portiere; e quest’ultimo gli sarà sempre riconoscente per i secoli dei secoli. Amen! Quando c’è da offendere verso la porta avversaria, Franco è il primo a richiamare tutti i compagni alle armi: “Andiamo a prenderci la vittoria. Sempre. Milan o muerte”. Baresi può essere tranquillamente paragonato a un rivoluzionario del calcio, come lo era Che Guevara per la politica.

In 20 stagioni disputate con la maglia del Milan, Baresi ha vinto 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe europee e 4 Supercoppe italiane.

Chi lo ha ammirato da vicino racconta che vederlo giocare dal vivo era uno spettacolo nello spettacolo. Un susseguirsi di dolci ricordi che battevano come un secondo cuore rossonero. E allora cosa stiamo aspettando? Tuffiamoci subito in quel passato!

Signori due sono le scarpette che sembrano di velluto pregiato dall’alto dalle tribune gremite di San Siro. Sempre in numero di due, Signori, sono i calzettoni di colore bianco alle cui estremità ci sono due cerchi di colore rossonero, che sembrano tatuati a fuoco sulle caviglie muscolose di Franco Baresi. Persino, che prodigio, dall’ultimo anello dello Stadio – incredibile ma è tutto vero Signori – sono ben visibili i muscoli sviluppati delle 2 gambe: 6 muscoli flessori, 2 muscoli estensori, 2 muscoli adduttori e 3 muscoli abduttori. In totale fanno una muscolatura definita che incute un grande timore all’avversario, anche quello più malintenzionato. Con Tassotti, Costacurta e Maldini – i suoi leali e fedeli scudieri – Franco costituisce un reparto difensivo invalicabile, anche per il nemico più agguerrito. Una tra le difese più forti di tutti i tempi che fece tremare il mondo intero. La maglia rossonera sblusata – sistematicamente fuori dal pantaloncino – è il marchio di fabbrica del forte difensore centrale; L’unico segnale che ci potrebbe far pensare che in fondo, in fondo, anche in Franco ci sia un piccolo focolaio di ribellione per certe regole ottuse della società.

Quella maglia di gioco è come una bandiera che sventola – durante i novanta minuti di gioco e, se necessario, oltre il tempo regolamentare – da elevare ben alta in cielo, aldilà delle nuvole, ove da sempre albergano i sogni e le speranze degli esseri umani. Determinazione, abnegazione e disciplina sono le qualità principali di un uomo normaleFranco, sapete, shhh: Non è soltanto un uomo normale – con tutto il rispetto per la categoria – perché egli è dotato anche di un grande talento. A differenza di altri colleghi, Franco non gioca semplicemente a calcio. Perché? Franco è il calcio. Egli è il manuale del calcio in persona con centinaia, che dico migliaia, di pagine meravigliose e virtuose da sfogliare e intrise di tutta l’essenza di questo meraviglioso sport. Lui è il primo difensore in fase di non possesso e il primo regista in quella di possesso. Franco interpreta tutte le fasi, in modo magistrale, anche grazie a un’eccellente lettura di gioco. Non solo un fantastico atleta, ma un navigato ed esperto mentalista in grado di leggere nella mente altrui per anticiparne i movimenti. Che dico? Franco è molto di più di un semplice mentalista. Egli è un grande scienziato in grado d’interpretare la struttura quadridimensionale dell’universo.

Nella fase di non possesso, Kaiser Franz sembra un carro armato tedesco della Seconda guerra mondiale. Chiunque – povero disgraziato non aprire quella porta – si aggiri inconsapevole nel territorio nemico viene bonificato da un suo intervento pulito, un contrasto duro o un tackle volante da fare invidia al suo inventore: Schiaffino! Solo con lo sguardo, in campo, Franco mette una grande soggezione a parenti, amici, amici degli amici e avversari: “Non c’è nulla da fare. Mettetevi l’anima in pace. Questa è casa mia e di qui non si passa!”. Fisicamente Franco si presenta al pubblico come un antieroe, un personaggio strappato a un film western di Sergio Leone.

Nella fase di possesso, Franco è leggendaPerché? Tutti vorrebbero essere Franco e in un certo senso lo sono. Perché egli è capace di portare sulle sue spalle larghe tutte le emozioni dei tifosi: dal sogno all’incubo, dalla speranza all’angoscia, dalla gioia alla delusione, dal dubbio alla certezza, dalla felicità alla tristezza e dalla vittoria alla sconfitta. In Franco uno, nessuno e centomila. Un padre di famiglia che fatica ad arrivare a fine mese. Un ragazzo del sud catapultato, per lavoro o per studio, in una grande metropoli come Milano. Un uomo e una donna in trepidante attesa del loro primogenito. Un piccolo artigiano in difficoltà economica. Un operaio sfruttato da un datore di lavoro disonesto. Un commesso umiliato a causa di un cliente maleducato. Un uomo licenziato per giusta causa e uno per negligenza. Un amore finito e uno appena nato. Un imprenditore fallito e uno di successo. Un bacio dato e uno rubato. Un impiegato, un operaio, un imprenditore, un bracciante agricolo, una prostituta, un dottore, un carpentiere, uno studente, un idraulico, un giornalista, un commesso, un politico, l’omino della frutta e quello dell’acqua, un insegnante, un alunno, un elettricista, un prete, un dirigente, un santo, un massone, uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo, quaquaraquà e, persino, il diavolo in persona.

Almeno per una volta nella vita tutti, proprio tutti, vorrebbero essere Franco.

E quando durante i novanta minuti c’è da attaccare, beh, Franco non si tira mai indietro perché di lui ci si può fidare. Sempre! Perché egli riparte indomito dalla difesa all’attacco, con un’eleganza da lasciare senza fiato… E con la testa sempre alta, perché è dalla difesa che si riesce a guardare meglio l’orizzonte per collocare ogni singola cosa al posto giusto.

Franco è tutti noi e noi siamo Franco.

Franco è un uomo normale, Franco è l’uomo d’acciaio.

Dedicato a tutti gli uomini normali, gli uomini d’acciaio.

Arsenico17 

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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