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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 9 giugno 1974 moriva Miguel Angel Asturias. Guatemalteco, si laureò in legge con la tesi “Il Problema Sociale degli Indigeni”. Dopo gli studi, fondò con altri compagni l’Università Popolare di Guatemala, allo scopo di offrire corsi gratuiti agli indigenti. Nel 1923 partì per Europa.

Visse a  Londra e a Parigi, dove rimase dieci anni. Come corrispondente di alcuni importanti giornali latinoamericani, viaggiò in Europa e in  Medio Oriente. Tornato a Parigi, completò il suo libro ‘Leggende del Guatemala’, che fu pubblicato a Madrid e tradotto in francese.

Ritornò in Guatemala nel 1933, quando era al potere il dittatore Jorge Ubico. Con la caduta del regime di Ubico, diventò ambasciatore in Argentina. A Buenos Aires pubblicò ‘Tempia di allodola’ (Sien de alondra), un’antologia dei suoi poemi scritti fra il 1918 e il 1948.  Quando il governo del presidente Jacobo Arbenz Gùzman fu rovesciato, Asturias andò in esilio in Argentina e vi rimase fino il 1962.

Un anno dopo, l’editore argentino Losada pubblicò ‘Mulata de tal’, una storia surrealista, miscela di leggende indigene, in cui vi è soltanto una speranza di salvezza: l’amore universale. Le radici di tutta la poetica di Asturias traggono origine dalla civiltà precolombiana, un mondo mitico e colmo di archetipi che fino ad allora non era ancora entrato pienamente nel panorama letterario internazionale.

La sua opera di poeta segnato da sofferenze, impegno sociale, viaggi convulsi, esilio, lotta contro la dittatura, rivela finalmente al mondo un patrimonio culturale sconosciuto, che troverà in seguito nel filone del romanzo ispano-americano tutta la sua fantasmagorica profondità. Nel 1967 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.

Gli indios scendono da Mixco

Gli indios scendono da Mixco,

carichi di azzurro oscuro

e la città li riceve

con le strade spaventate

da un mazzo di luci

che come stelle si spengono

appena giunge il mattino.

Un rumore di cuori lasciano

le loro mani che remano

come due rami al vento;

dei loro piedi rimangono,

come tele sottili, le orme

nella polvere della strada.

Le stelle che si affacciano

su Mixco, a Mixco rimangono,

perché gli indios le colgono

per canestri che empiono

di galline e corone

bianche di izote dorato.

È più silenziosa la vita

degli indios che la nostra,

e quando scendono a Mixco

si ode solo l’ansimare,

sibilo, a volte, sulle loro labbra

come un serpente d’argento.

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