Home Cultura & Società Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

^^^
L’8 giugno 1903 nasceva a Bruxelles Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour, scrittrice e poetessa francese, prima donna eletta alla Académie Française.

La Yourcenar fu educata privatamente dal solo padre in una villa a Mont Noir nel nord della Francia. La bambina si dimostrò subito una lettrice precoce, interessandosi a soli 8 anni alle opere di Jean Racine e Aristofane e imparando a dieci il latino e a dodici il greco.

All’età di diciassette anni, a Nizza, Marguerite de Crayencour pubblica sotto lo pseudonimo di “Marg Yourcenar” la prima opera in versi: Le jardin des Chimères; scelse questo pseudonimo con l’aiuto del padre, anagrammando il suo cognome.

Nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si trasferì negli Stati Uniti d’America e ne prese la cittadinanza nel 1947, pur continuando sempre a scrivere in francese. Iniziò così un decennio di privazioni, che ella stessa definirà più tardi come il più brutto della sua vita.

Questo periodo della sua vita si conclude con la pubblicazione delle Memorie di Adriano, sicuramente il suo libro di maggior successo: si descrive la Roma del II secolo. Yourcenar fa di Adriano una coscienza lucida e forte che avverte la prossima fine dell’impero e che elabora una saggezza profonda, quasi non toccata dal divenire.Del 1968 è l’altro romanzo-capolavoro: L’opera al nero.

Nel 1974 pubblica il primo volume di una trilogia della storia della sua famiglia, Care memorie. Seguiranno Archivi del Nord e Quoi? L’étérnité. Nel 1981 viene eletta, prima e unica donna, tra gli «Immortali» dell’«Académie Française», che peraltro non frequenta, continuando ad alternare i suoi viaggi con lunghi soggiorni a Mount Desert, sulla costa atlantica degli Stati Uniti, dove ha la sua casa, e dove si spegne il 17 dicembre 1987.

Aveva appena terminato il terzo capitolo dell’autobiografia famigliare, Quoi, l’Éternité?, uscito sempre presso Einaudi, che ha anche tradotto un volume di racconti, Come l’acqua che scorre, e due raccolte di saggi, Il Tempo, grande scultore e Pellegrina e straniera.
Ricordiamo inoltre una ricchissima biografia scritta da Josyane Savigneau: L’invenzione di una vita: Marguerite Yourcenar.

Corpo, facchino dell’anima

Corpo facchino dell’anima,

in cui sperare forse sarebbe vano,

amato corpo, più che non amarti;

cuore in un vivente ciborio trasmutato;

bocca senza fine tesa alle più nuove esche.

Mari dove si può vogare, sorgenti dove si può bere;

frumento e vino misti al banchetto rituale;

alibi del sonno, dolce cavità nera;

inseparabile terra offerta a tutti i nostri passi.

Aria che mi colmi di spazio e di equilibrio;

brividi lungo i nervi; spasmi di fibra in fibra;

occhi sull’immenso vuoto per poco tempo aperti.

Corpo, vecchio mio compagno, noi moriremo insieme.

Come non amarti, forma a cui io somiglio,

se è nelle tue braccia che stringo l’universo?

Tu non saprai giammai

Tu non saprai giammai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore un dolce cuore eletto;
e che niente, né il tempo, né altri amori, né l’età,
mai offuscheranno il fatto che tu sia stata.

Che la bellezza del mondo ha preso il tuo volto,
vive della tua dolcezza, splende della tua chiarità,
e che quel lago pensieroso in fondo al paesaggio
mi ridice soltanto la tua serenità.

Tu non saprai giammai ch’io reggo la tua anima
come una lampada d’oro che mi fa luce mentre cammino;
che un poco della tua voce è passata nel mio canto.

Dolce fiaccola, i tuoi sprazzi, dolce braciere, la tua fiamma
mi insegnano i sentieri che tu hai percorso,
e tu vivrai un poco, perché ti sopravvivo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui