Giuseppe Giannini maledetto il giorno che t’ho incontrato

Giuseppe Giannini maledetto il giorno che t’ho incontrato

Nella vita si può sbagliare il congiuntivo, il condizionale e persino un calcio di rigore nel derby, capita a tutti. Soprattutto a chi sta scrivendo un pezzo di calcio alla capa de cazz; ma non è proprio possibile sottostimare un calciatore della propria squadra del cuore.

Come si fa? Mi chiedo in una giornata uggiosa in Lombardia. Giuseppe Giannini ha fatto parte della mia vita mortale per un lungo periodo di tempo nonché in quel tutto ove c’erano paillettes, seghe e lustrini tipici dell’adolescenza. Che bei tempi furono quelli andati, svaniti. Ops non c’è più. Ma dove è andato? Boh non saprei. Avevo il poster del Principe in camera da letto, vicino a quello degli Europe, alla bella e alla buona appiccicato con uno scotch invecchiato del ’90 su un’anta laterale di un armadio di colore bianco giaccio. Quell’oggetto di carta lucida – un simbolo di libertà per una generazione di uomini e donne diversamente pettinati – si faceva spazio a fatica tra quelli brutti e cattivi dei nerazzurri.

Mamma mia quanto era brutto quello di Lothar Matthäus. Il tedesco faceva paura quanto era forte. La stanza, ricordo, era tappezzata di vessilli soprattutto sportivi ma anche musicali; e non era la comune carta da parati. Negli anni novanta, infatti, non andava di moda quel tipo di rivestimento murale. Mi dicono che oggi sia tornata in voga tra le giovani coppiette.

Bene. Sono felice per chi fa sesso facile e per i muri portanti di una camera da letto anche se non matrimoniale. Perché non tutti nascono con la stessa fortuna della carta da parati o con un profilo Facebook di successo.

Ultima ora: Milioni di contatti per l’Avvocato del popolo. Ben dieci milioni raggiunti dal suo ultimo post in carica come Presidente del Consiglio: “Ho lavorato nel Palazzo, occupando la poltrona più importante…”. Cosa? Cosa? Ma lo sta dicendo davvero? L’ex premier ha voluto virgolettare “la poltrona” (ci teneva precisarlo) perché appunto Giuseppe è l’avvocato del popolo e di conseguenza dev’essere empatico. In Italia quest’attitudine è molto apprezzata sopratutto dai datori di lavoro, i call center, Vanna M. e appunto la politica social.

È il giochino delle carte scoperte. Chi sa quante visualizzazioni avrebbe fatto Gesù di Nazareth nell’ultima cena con un profilo Facebook: Ho svolto con serietà, passione e dedizione l’attività più importante in Galilea, nella provincia romana della Giudea e nella Palestina. Sono stato un predicatore, un guaritore e un esorcista!”; C’è un filo conduttore tra le due figure carismatiche? Si! Entrambi, Gesù’ e Giuseppe, sono stati traditi per pochi denari: rispettivamente da Matteo e Giuda Iscariota. Il primo ha fatto cadere il Governo Conte, mantenendo la comoda poltrona in pelle umana. Al contrario il secondo si è impiccato dalla vergogna per aver venduto, per pochi denari, il figlio di Dio ai Farisei e ai Romani.

Oggi fortunatamente i tempi sono cambiati e decisamente in meglio: nessuno più si uccide per vergogna o lavorativamente si dimette per insuccesso anzi tutt’altro perchè la “poltrona”, meglio se comoda e in pelle, ormai è diventata a tutti gli effetti uno strumento di lavoro. Al contrario, ahimè, un destino crudele in comune per il buon Gesù e il bravo Giuseppe nonchè tra gli uomini più influencer nella storia dell’umanità.

Giuseppe ritornerà a vestire i panni mortali di un “semplice” cittadino – No ma davvero? Che brutta fine che ha fatto. Occhio perchè in ogni grande storia che si rispetti c’è sempre un cetriolo di mezzo – come egli stesso si è definito in un momento di sconforto, difficoltà, debolezza, tristezza, nostalgia ed estrema solitudine. Magari ricordando i giorni bui del lavoro come libero professionista a partita iva. Speriamo che Draghi riesca a risolvere la situazione di emergenza a causa del Covid perché, contrariamente, l’avvocato del popolo sarà costretto a richiedere il bonus per le partite iva al suo ex datore di lavoro.

Al contrario Gesù di Nazareth, decisamente più sfortunato dell’avvocato e in generale tra gli umani, con la forza fu costretto ad accomodarsi su una fredda croce in una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario; Ma il mondo è ingiusto! Ormai lo sanno tutti quelli sopra gli “anta” e i censori dei blog. Anche se a volte penso che sarebbe stato bello, bellissimo, davvero, uno sliding doors con l’ Hokuto Shinken Nishi Shinkū Ha. Uno scambio alla pari, tipo una sorta di collocamento, allo scopo di riportare ai giorni nostri Gesù e rispedire Giuseppe dritto, dritto nel passato. Entrambi ne beneficerebbero perché Gesù potrebbe essere utilissimo come esorcista nel nuovo Governo di Mario Draghi.

L’esperienza non gli manca di certo. Da oggi in poi, caro Gesù, voglio essere un bravo europeista. Sei sicuro Matteo? Non è che poi ti penti come hai fatto in passato? Si Gesù. Grazie a tuo padre, ho capito che è inutile prendersela con i meridionali, gli extracomunitari, gli scafisti e infine con le ONG. Insomma con tutte quelle brutte persone di questo mondo difficile. Meno male che DIO c’è! Viva l’Italia, l’Italia che ha scelto. Belllissima la sua ultima opera cinematografica, un capolavoro assoluto: la terra finalmente si ribella all’uomo con il Covid. Ebbene, caro Gesù, tuo padre mi ha fatto finalmente capire qual è tra i tanti, migliaia, milioni, miliardi, il vero problema dell’Italia. Il traffico Gesù, il traffico! Cribbio! Esci da questo corpo Matteo!

Gesù adesso è il turno dell’altro Matteo. Mi sa che preferisco ritornare sulla croce! C’è ancora posto?  

Al contrario il buon Giuseppe potrebbe “finalmente” imparare dai suoi errori? Come lui stesso si auspica per un arricchimento personale e lavorativo. Perchè anche un Presidente del Consiglio può essere un uomo e per cui soggetto alle forze gravitazionali, quelle tanto care a Franco Battiato. Povera Patria!

Giuseppe! We quant si bell! Giuseppe il figlio di Riccardo? Non ho afferrato, prego! We Giusè quello che era Premier con i 5 Stelle e la Lega. …? Non ho afferrato, prego! Giuseppe quello che era Presidente del Consiglio con i 5 stelle e il Pd…? Non ho afferrato, prego! Giuseppe quello che avrebbe fatto il Governo con PD, 5 Stelle, con Berlusconi e persino con il Diavolo in persona pur di sedere sulla sedia più importante d’Italia? Terroni maledetti!

Certamente il mio poster aveva dei colori più sgargianti dell’ex Governo: il giallo e il rosso, decisamente meglio rispetto ai colori del PD, 5S e Italia Viva. Sono gusti personali, talvolta discutibili, nonché altrettanto soggettivi. Purtroppo condividevo la camera da letto (il tempio delle seghe: così amavo definirlo) con i miei fratelli, ahimè, tutti e due di fede interista. Il più piccolo è stato sempre poco interessato al gioco del calcio ma sessualmente molto attivo nella comunità; e al contrario il più grande sembrava un ultras nerazzurro. Anzi lo era. Si! Si! Ma di quelli più violenti mica uno micio-micio, bau-bau.

Alla Enzo Greggio e alla Ezio Iacchetti per non confonderci le idee. Somatizzo: Quando nel 2007 successe il fattaccio a San Siro, avevo la bellezza di 14 anni. Ah! Ero nel pieno della mia giovinezza e all’inzio della mia vita mortale. E allora non pensavo che l’esistenza terrena sarebbe stata così crudele con lo scrivente. Pochi anni dopo persi tutti i capelli. Mio fratello, l’ultras nerazzurro, era di due anni più grande dello scrivente.

E non soltanto più anziano ma decisamente più brutto e cattivo. Mamma mia eravamo entrambi pieni di capelli, bulbi dipendenti, e nelle nostre vene non scorreva il diidrotestosterone. Quante me ne sono prese a tradimento. Ma all’occorrenza, con grande soddisfazione, le ho anche date nonostante la mia corporatura gracilina. Ma per mia fortuna conoscevo a menadito tutte le mosse di Ken il guerriero. Ebbene, signori, quando il motorino venne giù dalle gradinate dello Stadio San Siro di Milano mi sembrò di riconoscere mio fratello in tv in quelle immagini, nude e crude, trasmesse dalla Domenica Sportiva. Mamma mia quanto era brutto! Quel giorno aveva i capelli alla spina (solitamente li portava all’indietro con il gel) e il nasino all’insù anzichè all’ingiù.

Faccia da bravo ragazzo ma soltanto sulla carta perchè in realtà era di pelle. Non mi persi d’animo. Forte di quello spirito statale che mi contraddistingueva da generazione in generazione. Ebbene, si, corsi subito dai Carabinieri del mio Paese per denunciare mio fratello e il fattaccio: quello interista nonché il figlio unico.

Sfortunatamente in Caserma non trovai nessuno anche perché quel giorno le forze dell’ordine erano impegnate in una maxi retata antidroga in un bar: quello ove facevano il miglior caffè della città…… Anche allora, ahimè, non me ne andava bene una. Tornai a casa sconfitto dal sistema “statale” troppo più grande e potente del sottoscritto. Avevo perso e dovevo farmene una ragione.

Quel giorno capiì che, raggiunta la maggiore età, sarei dovuto emigrare in una Regione italica meno statale: magari in Lombardia, ove non c’è il mare. Dovevo somatizzare. Imparare dai miei errori come fa un grande Presidente del Consiglio. Quel giorno capii, a mie spese, che il grande fratello statale non si poteva sconfiggere dall’interno: meglio emigrare al Nord Italia, in un territorio prevalentemente montuoso.

Perché in Italia non c’è soltano il traffico ad angustiare la nostra misera esistenza mortaleMa ci sono pure gli interisti, i milanisti e soprattutto gli juventini. Somatizzo: Mio fratello era lì, impunito, a casa, ad attendermi come se non fosse successo nulla, soltanto poche ore prima, allo Stadio San Siro di Milano. Non lo dimenticherò mai o almeno finché avrò un briciolo di vita. Nooo! Non voglio somatizzare.

A distanza di anni mi penetra ancora dentro quello sguardo freddo, glaciale e cinico. Brrr che freddo! Mi sembra di sentire ancora quelle parole arroganti: “Si sono stato io! Ua! Ua! Ua! Giochiamo a fare la guerra? Giochiamo? Din! Din! Din! Din!”; E poi quel rumore assordante di bottiglie rotte. Noooo! Non voglio somatizzare quell’episodio fanciullesco. Mio fratello?

Tutta colpa di mio padre perché anch’egli era uno sfegatato tifoso interista. Mia madre? Ahimè lei simpatizza per la Juventus. Scrivo al presente perché è ancora tra i viventi. Lei non è un problema sportivo. Perché? Beh, semplice, per fortuna “mamma” non capisce nulla di calcio. Anche se, mamma mia open your eyes, quanto mi fa arrabbiare quando al telefono mi chiede ogni santo giorno: Chi ha giocato oggi? (Ma se non capisci nulla di calcio cosa ti interessa? Sentiamo!).

La Juventus, mamma! Ehm e cosa ha fatto? (Ancora? Insisti? Oh ma, oggi, non mi puoi fare la classica domanda del tuo repertorio materno: Cosa ti sei mangiato o che tempo che fa?). Uffa! Mamma ha vinto la Juventus! Ma cosa c’è, sei arrabbiato oggi? No! No! E che quando mi chiedi della Juventus mi si gela il sangue. E poi a Milano oggi piove.

Ohibò finalmente una buona notizia. La Juventus di Pirlo ha perso contro il Porto. Così questa sera possiamo parlare anche di altro…..magari di un pirla qualsiasi. 

Giuseppe Giannini nella mia vita? Beh che posso dire? Chiedete troppo. Non l’ho mai nascosto e non lo nego nemmeno oggi: sono di fede giallorossa grazie a questo fantastico calciatore. Sia chiaro non vorrei entrare in un loop emozionale. Non sto scrivendo di un semplice calciatore. Uno qualunque tra i tanti tesserati storici della Lupa di questi anni poveri di successi e soddisfazioni. Ma che ne so?

Tanto per fare un esempio: Di Statuto, Scarchilli, Cerci, Berretta o un Aquliani qualunque. Giannini è stato l’ex capitano dei giallorossi. Come lo sono stati: Agostino Di Bartolomei, Bruno Conti, appunto Giuseppe Giannini, Francesco Totti e infine Daniele De Rossi. Human Resources di assoluto valore al capezzale della lupa. E che risorse umane, ragazzi! Nella storia del campionato italiano, ebbene, mai nessuna società di calcio ha avuto tanto valore umano tra le sue fila.

Tutto autoctono e di primissima scelta. Un prodotto da esportare nel mondo perché tipico romano, tutto classe, cuore, sudore e attaccamento alla gloriosa maglia giallorossa. Questo va assolutamente riconosciuto ai lupacchiotti. Perché il calcio nonostante le trentasei sfumature di bianco e nero resta pur sempre uno sport meraviglioso nel quale perdersi tra le mille emozioni in gioco.

Messo alle spalle il covid e le sue varianti (ce lo auguriamo tutti), mi sono riproposto di andare allo Stadio con maggiore frequenza. E’ magica, aggregante, l’atmosfera in uno stadio di calcio. Vivendo a Milano lo farò principalmente con le due squadre milanesi: l’Inter e il Milan. Magari guferò contro le milanesi con la speranza di un recupero in extremis della mia amata Roma. O probabilmente sarò allo Stadio soltanto per urlare a squarciagola: “Antonioooo, dove hai fatto il trapianto dei capelli? Dimmelo, ti pregoooNe ho bisogno domani ho un colloquio di lavoro”. Sembra una vita fa dall’ultima volta.

E sia ben chiaro, questa volta non sto parlando di sesso. L’ultima volta in quel di San Siro è stata per un concerto di Vasco Rossi. “Regalo di Natale”, mi è stato detto a tradimento da quella bocca di suocera della mia compagna. E io pur di vedere Vasco dal vivo, beh, avrei fatto un passo indietro e in realtà anche di più di uno: venduto l’anima al PD. Per lui ho messo in un cassetto le mie origini statali. Perché non l’ho ancora perdonato per Colpa di Alfredo. Ma Vasco e Vasco e a un grande artista tutto è concesso. Tu chiamala se vuoi Arte o licenza artistica. Nell’arte si fotta la censura e i censori.

Ebbene Giuseppe Giannini, detto il Principe, è stato un grande artista del gioco del pallone. Un calciatore con un’eleganza innata da lasciare senza fiato. Basiti dinnanzi a tanta bellezza. Avete presente uno stato emotivo alterato alla visione di una bella donna di passaggio? Noi maschietti siamo delle bestie. Ebbene al sottoscritto le donne piacciono profumate con due gocce di Chanel, con la gonna corta, le calze a rete e i tacchi a spillo.

E con un intimo di colore nero e in pizzo possibilmente il tutto griffato Victoria’s Secret. E un pò come conversare di Marte anziché della Terra. E un pò come paragonare il sapore del pane di Altamura al panino del McChicken. E allora, eh già, allo scrivente Giannini arrapava più di una bella donna! Dico a voi ragazzini dalla penna usb con il software aggiornato all’ultima revisione corrente.

Chiunque l’abbia visto in campo ne è rimasto positivamente colpito dall’eleganza. E non sto parlando di positività al Covid e tantomeno alla zucchina. Anche perché a quel tempo noi avevamo soltanto l’influenza e ci piaceva la patata. Il Principe era un calciatore moderno a mio modesto parere. Mio padre, ad esempio, pur essendo tifoso interista sfegatato, l’apprezzava molto: “Lo vedrei bene nel Milan di Sacchi!”. Forse scrivo soltanto per innamoramento. Sto diventando vecchio? Non era d’accordo con lo scrivente l’ex Presidente della Roma, il dr. Franco Sensi. Difatti riteneva il Principe un calciatore lento, laborioso e compassato. Insomma quello che ci faceva perdere le partite. Il compianto Franco Sensi (cmq un grande Presidente) ebbe persino il cattivo gusto di umiliare pubblicamente il suo capitano, un romano di mamma Roma, soltanto per aver sbagliato un calcio di rigore nel derby. Come se sbagliare un calcio di rigore fosse una colpa gravissima da espirare vita natural durante. Sicuramente Franco Sensi non avrà mai ascoltato il buon De Gregori, non conosceva Peppino, la leva calcistica del ’68 ed evidentemente egli aveva, pure, un pregiudizio per la Monarchia. Ma allo scrivente le storie con i Principi hanno fatto sempre sognare.

In quel derby sfortunato, purtroppo, finì l’avventura in giallorosso del mio idolo d’infanzia. E con lui se ne andò per sempre anche la spensieratezza della mia giovinezza. E lo sapete qual è l’aspetto più triste di tutto? Essa non ritornerà mai più nella mia vita mortale. Magari alla mia morte. E oggi mi ritrovo solo e calvo. A scrivere alla cazz di calcio. Persino censurato dal mio editore o presunto tale….colui che mi “dovrebbe” valorizzare e non limitare artisticamente.

Giannini Giuseppe è stato colui che mi ha ispirato. Cazzo se lo è stato! Alla mattina indossavo la sua mitica maglia come una divisa e alla sera la conservavo come un feticcio erotico. Giannini Giuseppe detto il Principe è stato un calciatore fantastico: top! L’unico tra i giallorossi di quell’epoca in grado di suonare la carica durante i novanti minuti di gioco. Ricordo nella mente mia – con quel pizzico q.b. di emozione e di nostalgia – le mille seghe fatte… e alcune tra le partite epiche di Coppa Italia o in Coppa Europa.

L’uniche tramesse in televisione, in chiaro con una tonalità in giallo e rosso. Il Principe era colui che dava il ritmo di gioco a giallorossi. Del resto non era Principe per caso. Dotato di un lancio a lunga gittata, millimetrico, verso il compagno di squadra. Un centrocampista tutto campo, intelligente, tattico, in grado di giocare nello stretto ma anche nel lungo. Un centrocampista in grado di verticalizzare con lanci lunghi dalla propria metà campo e nello stesso tempo giocare in orizzontale con i compagni meno talentuosi.

Quel corpo perfetto, bellissimo, greco e romano allo stesso tempo, universale, per elasticità sembrava fatto di pongo. E il tempo di gioco lo faceva diventare duro e scultoreo. Un’opera d’arte vivente tra i suoi contemporanei esterefatti. Nei novanta minuti si fletteva come una molla. Durante il match spesso mi sembrava di assistere a un balletto di danza. Giuseppe Giannini, ovvio, per me era il primo ballerino: l’ Étoile dell’Olimpico.

Il Principe, nonostante l’avesse meritato, non ha fatto una grande carriera nel mondo del pallone. Anche se, per la cronaca, Giuseppe Giannini ha fatto parte della rosa della Roma campione d’Italia. Quella datata 1983 nonché la Roma di Bruno Conti, Paulo Roberto Falcão, Franco Tancredi, Agostino Di Bartolomei e Carlo Ancelotti. Quella Roma stupenda, alla cui guida c’era un certo Nils Liedholm, detto il barone. La Roma del Presidente Dino Viola.

Ma adesso basta con i ricordi malinconici del passato perché mi sto intristendo e così facendo non riuscirei a concludere in modo dignitoso il pezzo.

Ebbene tutto questo preambolo “micidiale” per giungere al seguente riflessione. In quella eleganza principesca del passato, oggi, mi auguro di rivedere il dr. Mario Draghi. L’Italia ha bisogno di eleganza e magari quella della danza classica. Da non confondere con il balletto delle “poltrone” in questi ultimi e lunghi, freddi, mesi invernali. Vergognoso! Non c’è altro da aggiungere. L’Italia ha bisogno come il pane della grande bellezza e dell’eleganza di Mario Draghi, il quale recentemente si è fatto uomo – i benpensanti pensavano fosse un alieno: e allora Brunetta? – durante il discorso al Senato per la fiducia: “Mai così emozionato!”.

Questo Paese, oggi più di ieri, ha bisogno di grande bellezza ed eleganza come non mai nella sua storia recente.

E per questo motivo, oggi, ho deciso di ripercorre la storia calcistica del mio calciatore preferito. Il mio mito da sempre. Perchè nella mia vita c’è il calcio.

Augurandomi e augurandoci possa nascere in quel di Roma un nuovo Giuseppe Giannini, detto il Principe. E non mi resta altro che incrociare le dita per un futuro migliore per il mio e il nostro amato Paese. Ahh! A proposito di futuro. Tornando dal lavoro, in una delle tante strade affollate del mio quartiere, un bimbo di dieci anni mi è venuto incontro fino a pestarmi i piedi. Mannaggia a te, oggi ho messo le scarpe nuove! Quel piccolo corpo umano sembrava aver preso le fattezze di un toro impazzito alla vista del colore rosso.

Eppure ero vestito di verde: quello della speranza (ebbene precisare). Non vi dico che imbarazzo quello del suo povero nonno: Mi scusi, questi ragazzi!! Camminano con la testa bassa. Purtroppo hanno la testa fra le nuvole! Si figuri, caro signore, capisco benissimo la circostanza. Capita. E poi avevo le scarpe mimetiche, seppur nuove, sempre di colore verde. Nessun problema.

Arrivederci e buon proseguimento di giornata! Ah dimenticavo Signore. Che sbadato. Mi faccia un favore: lasci suo nipote “tranquillo”, almeno ancora per qualche annetto, con la testa tra le nuvole e con quella spensieratezza tipica della gioventù, perché al suo futuro ci pensiamo noi….gli adulti.

Perché in politica non dovrebbe esiste l’avvocato del popolo e tantomeno quello del diavolo. La politica dovrebbe fare gli interessi di tutti e nessuno sia escluso con il nuovo Governo. Perchè alla fine lo Stato siamo noi! Un popolo di sognatori, navigatori, artisti, musiciti, inventori, calciatori, cantanti, attori, blogger di successo e di Principi….

La politica dovrebbe guardare al futuro per garantire un futuro migliore a “tutti” i suoi cittadini e con un occhio di riguardo, senz’ombra di dubbio, a quel bambino con la testa fra le nuvole……

w l’Italia, w Draghi e Giuseppe Giannini


Redazione

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