Vivere nella comunità: una scuola per riconnettere la competenza e la politica Roma

Vivere nella comunità: una scuola per riconnettere la competenza e la politica Roma

Chi affronta problemi collettivi o assume decisioni concernenti la sfera pubblica svolge un’attività politica. Per questo, spiega il Segretario della Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, fondata da Pellegrino Capaldo, «è dovere di tutti, specie delle future generazioni conoscere e capire cosa avviene nella sfera pubblica», imparando a fronteggiare le grandi criticità che riguardano il nostro Paese». Come? Maturando responsabilità, passione e competenza

Tre, insegna Max Weber, sono le qualità di un vero agire politico: passione, responsabilità, competenza. Passione per una causa, responsabilità nell’agire per quella causa, competenza nel governare uomini e nell’amministrare cose in ragione della medesima causa.

Come riattivare, oggi, in un’epoca di sfiducia e di prevalente post-politica, queste qualità eminentemente politiche? Attraverso una scuola. Apartitica, in stretto legame con la società civile e con le migliori esperienze di corporate activism: nasce così la Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, ideata da Pellegrino Capaldo, presentata nell’ottobre scorso e oggi pienamente operativa.

Marcello Presicci insegna lobbying e comunicazione alla LUISS Business School ed è Segretario Generale, e co-fondatore della Scuola. A lui abbiamo chiesto di spiegarci il senso, l’attualità, le prospettive di questa importante iniziativa. Un’iniziativa che si colloca nel solco di un’attenzione rinnovata dei giovani per la politica.

Partiamo dall’idea e da un nome: “Vivere nella comunità”. Da dove nasce la volontà di creare una scuola politica, legandola espressamente alla “comunità”? In cosa vi differenziate dalle altre Scuole?

L’idea di creare una Scuola Politica apartitica nasce dal fondatore Pellegrino Capaldo, circa due anni fa. Il professor Capaldo, banchiere ed economista da sempre impegnato nel supportare i giovani e il Terzo Settore, mi chiese di pensare ad un progetto formativo inedito che potesse includere le personalità più autorevoli del nostro Paese, riunendo contemporaneamente i rappresentanti delle aziende pubbliche e private più importanti, con l’intento di formare un futuro ceto dirigente.

Un impulso fondamentale a questo progetto è stato dato da Sabino Cassese, grazie alla sua straordinaria esperienza e preparazione. La presenza del prof. Cassese – sua la scelta del nome “Vivere nella Comunità” – rappresenta per i partecipanti e per noi tutti un valore inestimabile.

La nostra iniziativa si distingue dalle altre poiché è la prima Scuola Politica in Italia totalmente apartitica, interdisciplinare, gratuita e soprattutto caratterizzata da un’autorevolezza massima in termini di reputazione, contenuti e capitale umano. Il “patrimonio” della Scuola risiede nel valore dei membri del nostro supervisory board – presieduto egregiamente da Paolo Boccardelli e Massimo Lapucci – e da un corpo docenti davvero unico. Uno dei nostri scopi è sottolineare l’importanza della leadership collettiva al servizio della comunità. Quindi comunità è senza dubbio la parola chiave e, potremmo dire, interpretativa di tutta l’iniziativa che stiamo portando avanti con grande successo.

A proposito di finalità e scopo, ci racconta come è organizzata la Scuola, a chi si rivolge e quali sono programmi e obiettivi?
Il nostro obiettivo primario è formare una nuova generazione di professionisti che avverta la consapevolezza e la responsabilità di essere “classe dirigente preparata”, vale a dire civil servants al servizio della comunità sia nel pubblico che nel privato. Vogliamo investire nella formazione e nell’istruzione di giovani talenti, con il proposito di aumentare la loro capacità di analisi, comprensione e risoluzione delle sfide odierne.

Come ha affermato sapientemente il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo, uno dei membri fondatori della nostra iniziativa, la Scuola Politica ‘Vivere nella Comunità’ è un laboratorio in costruzione per progettare, realizzare e valutare nuove tecniche di ibridazione educative e formative, utili a creare dei nuovi leader e dei nuovi “civil servants”.

Scuola di Politica Vivere nella Comunità   Supervisory Board

Necessitiamo infatti di figure che assumano leadership, figure che riescano a mettere in contatto mondi diversi creando sinergie vere e strutturali. Da qui la necessità che la leadership sia collettiva e moderna. Per questo il nostro progetto non vuole essere esclusivamente di natura culturale, ma intende offrire una piattaforma per la mobilitazione di energie e risorse intellettuali di primissimo livello al servizio del Paese e delle istituzioni, senza nessun colore politico e su varie aree tematiche.

La Scuola ha già raggiunto alcuni di questi obiettivi: ha suscitato attenzione, sta generando legami, pone temi e questioni. Come si spiega questo successo?
Fin dai primi giorni la Scuola ha ricevuto dei notevoli riscontri positivi in termini di adesione delle aziende, delle grandi personalità coinvolte ed ovviamente dei partecipanti. A questo va aggiunta la rilevante attenzione mediatica e l’interesse profondo da parte di istituzioni, corpi intermedi e realtà internazionali.

Il successo deriva sicuramente dalla levatura dei vari protagonisti coinvolti, come i fondatori, i docenti e i membri del board, ma anche dal fatto che la nostra iniziativa ha riempito uno spazio precedentemente vuoto che riveste un’importanza fondamentale dal punto di vista socioculturale. Occorre specificare che la politica che noi intendiamo è quella inerente alla gestione della cosa pubblica, la buona amministrazione – sia nel pubblico che nel privato – e la capacità di progettare il futuro in maniera sostenibile. Non necessariamente quindi una politica partitica. Ci piacerebbe che le future generazioni recuperassero quell’etica e quella consapevolezza di lavorare non soltanto per la propria azienda, ma lavorare per il Paese.

La Scuola Politica “Vivere nella Comunità” è dunque caratterizzata da due anime: la prima, quella formativa, riguarda i nostri studenti e il metodologico rigore con cui le lezioni vengono condotte dagli illustri docenti. La seconda anima si esprime attraverso il ciclo di seminari e di incontri a porte chiuse, per i docenti e i membri del board, che compongono la nostra governance. Per questo abbiamo deciso di creare un luogo dove discutere e dibattere di temi riguardanti tutto il Paese, in un consesso indipendente, autorevole e libero da pregiudizi politici. Di questo si avvertiva la necessità da tempo e da più parti.

Marcello Presicci

Lei gestisce le relazioni ed i rapporti con tutte le prestigiose aziende e le figure apicali, come gli AD e i Presidenti, coinvolte nella Scuola. Siete organizzati su base non-profit? Come siete supportati?
Uno dei tratti che caratterizza la nostra iniziativa è la gratuità. Noi tutti fondatori, docenti e membri del board prestiamo il nostro tempo al servizio del Paese, investendo nel futuro dei giovani. Guardi, l’impegno diretto delle straordinarie personalità che sono presenti nel nostro progetto è davvero encomiabile. I professori Cassese, Amato, Profumo, Mattarella, i presidenti Galateri, Anselmi, Farina, Salzano, Errore, ed ancora la prof.ssa Cartabia e il dott. Messina – solo per citare alcuni nomi – ognuno di loro è impegnato in prima persona. Per noi tutti, e per gli studenti, questi grandi nomi rappresentano un esempio a cui aspirare per competenze, profonda autorevolezza e autentico spirito di servizio verso le future generazioni.

È dovere di tutti, specie delle future generazioni, conoscere e capire cosa avviene nella sfera pubblica, quali sono le grandi criticità che riguardano il nostro Paese, quali meccanismi vengono discussi ed affrontati e come funziona la politica, sia nel pubblico e nel privato

Marcello Presicci

L’accesso alla Scuola è gratuito per i partecipanti grazie alle donazioni delle varie aziende, come ad esempio Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Generali, A2A, Sace, Citigroup, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT ed altri. Il loro ruolo è quindi centrale in quanto permettono agli studenti di frequentare la Scuola gratuitamente fornendo impulso alle varie attività collaterali. Abbiamo anche siglato partnership con importanti realtà come Fondazione Ericsson, ANSA, Sky Italia e Ferpi. Per quanto riguarda le fondazioni, come ad esempio Fondazione CDP, esse rappresentano per la Scuola, specie in questa fase storica di crisi che stiamo attraverso, un interlocutore significativo di ascolto, dialogo e di sostegno.

Max Weber, di cui spesso citiamo il saggio sulla politica parla sì di politica come professione, ma anche di politica come vocazione. C’è un elemento di senso che, in qualche modo, ritorna oggi nella richiesta di “formazione” da parte dei giovani?
È di tutta evidenza che chi affronta problemi collettivi o assume decisioni concernenti la sfera pubblica svolge un’attività politica. Per questo è dovere di tutti, specie delle future generazioni, conoscere e capire cosa avviene nella sfera pubblica, quali sono le grandi criticità che riguardano il nostro Paese, quali meccanismi vengono discussi ed affrontati e come funziona la politica, sia nel pubblico e nel privato. Purtroppo ultimamente il livello di conoscenza dei meccanismi politici generali, ma anche di quelli afferenti la politica economica o la politica estera, è drasticamente calato.

Mi piace sottolineare come la vocazione della nostra Scuola trovi espressione in due recenti discorsi celebri: il primo del Presidente Mattarella quando sottolineava come “la freddezza e la diffidenza dei giovani rispetto alla politica rendono la comunità nazionale più fragile”. Il secondo discorso appartiene al Presidente Draghi il quale ha esortato ad “investire nella formazione dei giovani, aiutandoli a strutturare le loro competenze e la loro istruzione per contrastare gli effetti dell’attuale crisi”. I giovani, si sa, da sempre rappresentano il futuro. Ma nel nostro Paese sono sempre ingiustamente trascurati. Noi vogliamo rimettere al centro la loro figura, in modo serio. Questo è il nostro impegno concreto.

Una parola chiave che sembra contraddistinguere la Scuola è “interdisciplinarietà”, ma anche “interconnessione”: saperi “civici” e competenze tecniche vengono rimessi in gioco per una finalità più ampia che non la mera policy. E’ questa la declinazione “politica” della scuola?

Certamente la formazione è al centro del nostro progetto e si parla, appunto, di formazione interdisciplinare necessaria a colmare le debolezze della nostra classe dirigente. Oltre a “interdisciplinarietà” vorrei indicare la “digitalizzazione” e i “saperi civici”. Nella formazione si assiste spesso ad una unica elevata specializzazione che crea delle lacune nel coordinamento tra i differenti saperi. Per questo serve uno spettro di conoscenze più ampio, utile a comprendere meglio i bisogni del Paese in una visione macroeconomica, non solo legata all’azienda o alla realtà in cui ognuno di noi presta la propria opera professionale.

Siamo certi che in futuro vi saranno problemi complessi che richiederanno il coinvolgimento di competenze diverse e variegate. Tuttavia la specializzazione dovrà essere sempre di più accompagnata da una preparazione generalista molto strutturata ed articolata.

La declinazione politica si può ritrovare, quindi, nella presa di coscienza delle competenze indispensabili per costituire un sistema di leadership collettiva, ampia ed efficiente. Competenze che si rivolgano, indipendentemente dai propri ideali, al perseguimento dell’interesse generale su scala globale. Per noi l’apprendimento è un processo sociale e socializzante, per questo il modello didattico delle nostre lezioni si basa su un profondo dialogo fra docente e studenti in cui i saperi civici sono spesso in primo piano.

Lei è anche giornalista: comprendere codici e strutture della comunicazione, in un mondo sempre più complesso, quanto è importante nella formazione delle nuove classi dirigenti?

La sua domanda centra un punto nevralgico. Gli aspetti comunicativi e relazionali ricoprono un ruolo fondamentale nel nostro programma didattico. Mi occupo giornalmente, a causa del mio lavoro, dei temi che riguardano la comunicazione, le relazioni istituzionali, il lobbying ed il public affairs.

Per questo ho voluto in prima persona che la nostra Scuola ponesse l’accento sulla correlazione fra comunicazione e politica, sottolineando anche la centralità della cura delle relazioni a tutti i livelli. Le confesso che dialogando spesso con presidenti, amministratori delegati o direttori delle risorse umane di grandi aziende, molti mi riferiscono come frequentemente i tradizionali laureati, seppur brillanti nella loro disciplina di riferimento, manchino di competenze comunicative, interpersonali e relazionali. Questo è un punto su cui noi desideriamo intervenire e per farlo abbiamo incluso nella Scuola autorevoli docenti e professionisti come, ad esempio, Paolo Messa, Gianluca Comin, Maximo Ibarra e Monica Parrella.

Personalmente suggerisco sempre ai nostri studenti di investire nella propria rete relazionale poiché significa far ricorso a un insieme di connessioni utili, cioè a soggetti che hanno a loro volta una gamma di conoscenze funzionali al raggiungimento degli obiettivi professionali o sociali. Questa è una di quelle “soft skills” legata al patrimonio enorme di contatti che la nostra Scuola offre agli studenti, considerando che il corpo docenti è formato da amministratori delegati, manager di Stato, professori universitari, presidenti, direttori ed esperti professionisti in vari settori.

Quali sono i piani futuri della Scuola?

La Scuola si avvia al termine della prima edizione ed abbiamo già in cantiere alcuni progetti concreti come la cooperazione con Banca d’Italia e la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e il Risparmio (FEduF) – grazie al suo Presidente Stefano Lucchini – per promuovere ulteriormente l’educazione economico finanziaria in alcuni ambienti specifici. Nella seconda edizione rafforzeremo ulteriormente i programmi e le lezioni rivolte ai temi del risparmio, della finanza e dell’economia.

Il secondo progetto riguarda il Dipartimento della Pubblica Amministrazione dove vorremmo individuare, insieme ai nostri studenti, sistemi e meccanismi attuabili di valorizzazione e motivazione del personale della Pubblica Amministrazione.

La declinazione politica si può ritrovare, quindi, nella presa di coscienza delle competenze indispensabili per costituire un sistema di leadership collettiva, ampia ed efficiente. Competenze che si rivolgano, indipendentemente dai propri ideali, al perseguimento dell’interesse generale su scala globale

Marcello Presicci

Abbiamo dato vita lo scorso anno ad un ciclo di seminari di grande importanza, ai quali hanno preso parte nomi come Giuliano Amato, Sabino Cassese e l’AD di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Continueremo ad organizzare questi incontri individuando i temi più importanti e strategici per il nostro board e i nostri docenti, suggerendo al decisore politico ed alle istituzioni alcune linee guida o risoluzioni nell’interesse del Paese.

La nostra Scuola ha riscosso anche un’attenzione internazionale e con il vice presidente del supervisory board, Massimo Lapucci, stiamo attivando una serie di interlocuzioni e partnership estere in un’ottica di vero e proprio network globale sui temi della formazione. È allo studio un nuovo percorso formativo ad hoc da strutturare insieme a Fondazione CRT, un’iniziativa che tenga conto delle esigenze specifiche di un particolare territorio.

Infine apriremo il nuovo bando per le iscrizioni alla seconda edizione della Scuola Politica “Vivere nella Comunità” i prossimi mesi, avendo già ricevuto un numero elevatissimo di candidature.

http://www.scuolapoliticanuovomillennio.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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