Un personaggio altamurano che farà parlare di sé

Un personaggio altamurano che farà parlare di sé

Vincenzo Pio Carlucci dopo il successo con la televisione panamense, presto ad Altamura con un  esilarante programma “dialettofono”

 Giovanni Mercadante

 foto di copertina  Vincenzo Pio Carlucci

Un personaggio che si è creato da solo; tanta gavetta e spirito di avventura. Spiccata ironia e satira a gogo nella sua personalità.

Un altamurano che ha vissuto tutte le fasi dell’onda d’urto del crollo dell’economia mondiale nel 2007 con decine e decine di salottifici  saltati per effetto della  crisi finanziaria americana. Trasferitosi in Romania dove apre un ristorante, chiude dopo 6 anni per  ritornare ad Altamura. Riparte per Panama come turista , dove ci rimane per 7 anni, inventandosi un’attività di ristorazione ambulante. Un’idea brillante che solo un “genio” italiano può proporre. Il nostro non finisce di stupire perché la sua impetuosa forza, non solo fisica, ma soprattutto per la sua acuta  genialità e l’aria ironica sfonda prima con un “cooking show”/programma di cucina e poi  con un programma confezionatogli  su misura  dal titolo “Italiano perdido en Panamá” curato dalla televisione di Panama. 

Il rientro in Italia è stato sollecitato recentemente dall’imprenditore altamurano Michele Cornacchia  noto come fornitore di pelli per salotti ma attivo anche come impresario in collaborazione con la Colosseum Film Production, con cui  è prevista la partecipazione del giovane figlio Federico Emilio Cornacchia, regista.                                 

La storia di V.P. Carlucci, richiede tempo e  spazio. Lui stesso dice, “devo scrivere un libro. Mi ci vuole un bravo biografo, perché la  mia vita è costellata  di tante avventure”. Insomma un Marco Polo murgiano che piacevolmente racconta qui appresso il suo vissuto con l’intenzione di accelerare  la  curiosità dei suoi concittadini con il programma in fase di confezionamento dedicato ai “parlanti dialettofoni”, dove risate per doppi sensi e scarsa conoscenza dei termini andati in obsolescenza, cioè dimenticati oggi definiti “reperti linguistici archeologici”, saranno il piatto forte del suo  “show satirico”.

L’artista Vincenzo Pio Carlucci nasce ad Altamura nel 1972, diplomato all’Istituto alberghiero di Matera, settore amministrativo, è figlio dello scomparso medico sanitario comunale, figura molto nota negli anni ’80 del secolo scorso;                                                                                                                                                                                                                   

infatti nel periodo di pensionamento aprì un laboratorio di analisi di fronte al Teatro Mercadante. E’ il più piccolo della famiglia, di cui tre sorelle e un fratello tutti professionisti.

L’intraprendente Vincenzo Pio, sebbene appassionato di cucina, dopo gli studi pensò di inserirsi nel mondo dei salotti, perché in quel periodo (1990) era la forza trainante dell’economia territoriale. Qualche lavoretto  in un albergo locale, poi una breve esperienza in un salottificio  altamurano, a cui seguì l’assunzione a lungo termine presso un altro fabbricante di divani di Matera come addetto all’ufficio acquisti,  tra cui l’approvvigionamento  delle pelli presso il predetto Michele Cornacchia, da cui nasce questa loro conoscenza.                                                                      Michele Cornacchia

Federico Emilio Cornacchia, giovane regista

Nel 1995 la recessione economica è alle porte, per  cui col titolare materano va in Romania per aprire dei negozi  ed avviare una produzione in loco. I cinesi frattanto erano sbarcati anche in Italia con i loro divani, divorando il mercato. E’ la fine. Così Vincenzo Pio decide di dare le dimissioni e si trasferisce in Romania dove apre un ristorante a SIBIU/Transilvania col proprio nome “Da Vincenzo”.

Unico proprietario, l’avviamento è un successo. In quell’area c’era un forte presenza di opifici italiani e tedeschi.  Ma un funesto episodio rovina i suoi sogni: l’attacco alle torri gemelle a New York nel settembre 2001. La crisi che spinge alle porte, è un effetto domino. Le tante aziende che avevano dislocato le proprie produzioni, fanno rientrare i loro dipendenti e così la regione gradualmente si spopola. Riesce a mantenere l’attività per circa 6 anni, per cui viste le difficoltà, vende il ristorante  e rientra in Italia , dove purtroppo prende atto che anche  l’economia ad Altamura è un disastro. La situazione è grave e non vede un futuro nell’immediato.

Decide di  fare un viaggio turistico  nel centro America, destinazione Panama; un amico gli aveva raccontato che lì si poteva realizzare qualche sogno. A Panama City conosce casualmente  una ragazza, Doris,  che lo aiuta ad inserirsi nel tessuto sociale della capitale. Dopo un’attenta riflessione ed un’analisi della situazione, mette in atto un suo progetto puntando alla ristorazione. Panama ha un’economia in forte espansione. Col suo estro scopre che la lasagna è il piatto più richiesto; avvia un’attività ambulante; lasagne cucinate in casa da vendere in vaschette nella zona franca di “Panama Colon”, a circa 50 chilometri da Panama City. Acquista un carretto su cui posizionare le vaschette; qui entra in scena la sua fantasia. Si veste da chef per dare un tocco di professionalità alla sua figura e anche per rassicurare i clienti che la sua specialità è preparata da un professionista. Inutile dire che è un successo immediato. Anche i negozianti si incuriosiscono alla sua specialità, mai vista prima.

Le vendite fioccano e quindi la produzione aumenta. Vincenzo a questo punto produce la notte per stare al mattino puntualmente nella zona franca. Anche i negozianti del posto vogliono vendere le sue lasagne. Quindi produce pure per loro. Come tutti i sogni, anche questo si infrange a causa di un problema naturale, non previsto. Le stagioni a Panama sono due: caldo secco in estate, e piogge torrenziali quotidiane in inverno; difficile sfuggire a questa seconda calamità naturale perché non dà tregua ad un’attività ambulante soprattutto con un prodotto fresco.

Doris (che poi diventerà sua moglie)  gli presenta un’amica che lo introduce come chef italiano per presiedere una giuria di un concorso di cucina per giovani studenti per ottenere una borsa di studio.

In quella circostanza viene contattato dalla televisione nazionale panamense che gli propone di partecipare ad un “cooking show”, senza compenso, in cambio gli fa la pubblicità. Contestualmente un ristoratore napoletano (Rino’s Restaurante) lo assume, prima in cucina e poi lo assegna all’ufficio  acquisti, per la sua catena di ristoranti.

Nel frattempo il produttore televisivo Frank Holness che ha in corso il programma “Infragranti”, lo fa entrare nel casting con un contratto per la serie “Camera indiscreta” (una specie di scherzi a parte).

Insomma, lascia il progetto delle lasagne ed entra nel mondo della televisione, la cui collaborazione continua ancora oggi con la Medcom Corporation, purtroppo in stand by a causa del covid, con un altro programma che ha riscosso un enorme successo, intitolato “Italiano perdido en Panama”;  si svolge in esterna, per le vie della città. “Io, vestito da cuoco – dichiara Carlucci –  intervisto i passanti chiedendo loro il significato di alcune parole preferibilmente a doppio senso”.

Anche su Canale 9 del digitale terrestre, in questo caso il programma è intitolato “Little big Italy”, un cooking show, in cui vengono messi a confronto dei ristoratori. E’ stato attraverso questo programma che Michele Cornacchia lo ha riconosciuto e da cui è rinato il contatto.

Il progetto sui “Dialettofoni” proposto da M. Cornacchia gli è subito  piaciuto e lo ritiene molto intrigante. Con la sua risata ironica e la satira di cui sarà infarcito il progetto,  il programma lascia presagire  un ottimo successo.

Frattanto  V.P. Carlucci si è interfacciato anche con il giovane regista Federico Emilio, figlio di M. Cornacchia, che sta lavorando con la Colosseum Film Production che tra l’altro  si interesserà della produzione dei “Dialettofoni”. Al momento è impegnato con un cortometraggio che sarà presentato a Los Angeles. E’ risultato tra i primi 100 selezionati nei 26 mila iscritti al concorso.

In sintesi, il progetto dell’impresario M. Cornacchia col figlio è di  unire la satira alla cultura per far avvicinare le nuove generazioni al dialetto altamurano e non perdere un patrimonio “immateriale”. Nulla toglie che questa esperienza potrà ripetersi su altri territori nazionali, dove i dialetti purtroppo sono in  fase calante.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


Redazione

Redazione