Formazione & Scuola

Ma il suo mondo non è più dov’era prima

SPIGOLATURE 

di Renzo Balmelli 

ETICA. Nel tentativo invero non facile di scavare nei meandri della tragedia della funivia, costata la vita a 14 persone, e per cercare di sviscerarne le dolorose dinamiche, si è arrivati persino a scomodare Max Weber e l’etica del capitalismo. Di fronte al susseguirsi e al rimpallarsi di responsabilità, anomalie e omissioni a dir poco indecenti, c’erano domande ineludibili. Resta però da capire come si riuscirà a spiegarle al piccolo Eitan – l’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, ora fuori pericolo – quando comincerà a rendersi conto di essere rimasto solo. Quando realizzerà che il mondo in cui erano rinchiusi tutti i suoi affetti non è più dov’era prima, ma al cimitero, disintegrato dalle speculazioni di una economia di rapina eseguita in spregio alla vita dei passeggeri, a ogni regola, a ogni principio morale. Il che porta alla mesta conclusione che, semmai il capitalismo ha avuto un’etica, si è smarrita nella notte dei tempi. 

RELIQUIE. Di recente la tivù ha proiettato un film sulle difficoltà incontrate da una giovane donna sul finire dell’Ottocento nel voler studiare giurisprudenza alla Sorbona: umiliata e invitata a tornarsene a casa a fare la calzetta e accudire i maschi della famiglia. Da allora è trascorso più di un secolo e purtroppo i pregiudizi non muoiono mai. Un “illustre” senatore della Repubblica si è preso la briga di stabilire un elenco delle facoltà più adatte alle donne muovendosi nel segno di una cultura oscurantista e patriarcale fuori dal mondo. E non ha capito nulla. L’Italia ha una grande tradizione di donne scienziate confermata dal prestigioso incarico conferito a Samantha Cristoforetti, l’astronauta che avrà presto il comando della Stazione Spaziale Internazionale. Che possano sussistere certe, mortificanti reliquie mentali ha dell’incredibile. 

PATTO. Parlare di “Swissexit” non ha senso visto e considerato che la Confederazione non fa parte dell’Unione Europea. Tale ipotesi era stata comunque evocata dopo la controversa e malinconica conclusione dei negoziati per l’accordo quadro istituzionale con l’UE. L’intesa si era irrimediabilmente arenata nelle sabbie mobili della libera circolazione e del diritto comunitario considerati incompatibili con la sovranità del Paese e quindi destinati a essere bocciati in un eventuale referendum. Ciò non di meno la Svizzera, crocevia alpino di primaria importanza, ha una fitta rete di relazioni con il continente e in particolare con i suoi vicini – Italia, Francia, Germania – che sono tra i suoi partner principali. Contrasta quindi con la tradizionale prudenza della diplomazia elvetica la decisione presa dal governo federale di abbandonare dopo lunghe trattative, il negoziato, facendo saltare il patto per l’accesso al mercato unico, chiave di volta per il futuro dei rapporti di Berna con Palazzo Charlemagne. La disdetta pur non aprendo nel cuore dell’Europa una replica della Brexit, solleva ad ogni modo una serie di interrogativi e di incognite che non mancheranno di portare acqua al mulino degli euro scettici in questi delicati frangenti. 

VENTO. Nella zona grigia d’idee che stiamo attraversando in questo periodo dominato dall’egemonia del Covid, l’attenzione, suffragata da varie pubblicazioni, corre ai maîtres à penser francesi che segnarono un’epoca a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Sarà perché forse se ne sente la nostalgia, sta di fatto che il ricordo di personalità come Jean Daniel, storico fondatore del settimanale “Le Nouvel Observateur”, implacabile critico del sistema, oppure come Jean-Jacques Servan-Schreiber che alla guida de “L’Express” fu controverso ma battagliero protagonista dell’Esagono francese, è più vivo che mai. Entrambi, seppure muovendo da posizioni spesso inconciliabili, furono interpreti di un certo modo di stare a sinistra di cui si avverte la mancanza e che farebbe molto comodo oggi per ravvivare il dibattito, ahinoi piuttosto claudicante. A maggior ragione adesso che da Berlino a Roma, passando da Parigi, la destra, a dispetto delle scissioni e dei musi duri, pare avere il vento in poppa con i suoi slogan di facile suggestione. 

SPUNTI. Nel “piccolo mondo antico” in cui si configura la saga di Don Camillo e Peppone resa celebre da Giovannino Guareschi lo scenario che fa da sfondo alle loro memorabili scazzottate è il paese di Brescello. Che non è un’invenzione letteraria, ma esiste davvero. Adagiato lungo le sponde del Po, il grande fiume per antonomasia, il comune della Bassa Reggiana offre al prete e al sindaco comunista il terreno ideale per le loro vicende di quotidiana umanità. Ora, sempre nella “rossa e ardente Emilia”, il libro di Massimo Zamboni La trionferà, da poco pubblicato da Einaudi, ci porta alla scoperta di Cavriago, un’altra Brescello, stavolta senza il Cristo parlante, ma con una statua di Lenin nella piazza principale che dice tutto e che valse a questa cittadina la definizione di “piccola Pietroburgo italiana”. Il testo apre uno squarcio su una realtà ricca di spunti in cui non mancano, tra altre cose, sapide curiosità come il primo locale notturno al mondo aperto sotto l’insegna della falce e martello.

 

OMERTÀ. Nel libro nero delle atrocità razziali il nome di Tulsa fa il paio con quello di Sharpville, in Sudafrica, entrambi teatro di massacri contro le popolazioni di colore, inermi e indifese. Per conoscere la verità su questi terribili eventi che feriscono la coscienza e la morale ci sono voluti molti anni, e ancora non è finita. Addirittura cento di anni ne sono trascorsi per alzare il velo sulle barbarie commesse nella cittadina dell’Oklahoma nel lontano 1921 che portarono all’uccisione di centinaia di afroamericani e alla distruzione del loro fiorente quartiere, la “Black Wall Street”, sinonimo di benessere per l’intera comunità. A un secolo da quella carneficina, rimasta impunita, la spirale dell’odio razziale non è stata ancora sconfitta. Il suprematismo bianco rimane nelle parole di Joe Biden, il primo presidente a commemorare il luttuoso anniversario, “la minaccia più letale per gli Stati Uniti” con i suoi attacchi contro il voto degli americani di colore. Per troppo tempo la storia della strage è rimasta avvolta nelle pieghe dell’omertà che nasconde, ma non cancella, quanto è avvenuto. Ancora oggi, se non di più, il razzismo, mai domo, continua ad aggirarsi nei gangli della società e lo fa, oltre che con la violenza, in modo subdolo cercando di imporre le proprie bacate ideologie nel tentativo di minare i diritti civili conquistati a prezzo di tanti sacrifici e quindi emarginare intere fasce di popolazione dalla vita del Paese.

     

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