Ilva il giorno dopo, imbarazzo istituzionale

Ilva il giorno dopo, imbarazzo istituzionale

Ilva The day after tomorrow o l’alba del giorno per dirla italiano citando un film.

Ilva il giorno dopo – Potrebbe essere così. Da tarantino borgataro ci sentiamo coinvolti dalla fabbrica, la vediamo, le siamo vicini.

In questo momento vorremmo però essere più vicini ai lavoratori e alle loro famiglie. Vediamo, tuttavia, molto impaccio istituzionale ora.

In un’intervista sul Fatto Quotidiano, della giornalista Valentina Petrini a Cingolani, il ministro della transizione ecologica appare imbarazzato.

“La sentenza ha proporzioni colossali. Transizione verso forni elettrici? Io sono pronto. Ma se si decide che bisogna chiudere, il mio lavoro lì è finito”

Eh sì perché il succo è: rispetto a Europa, tempi di realizzazione Recovery, rendiconti e tempi dell’iter giudiziario, è giusto domandarsi: “che succede?”

Che succede laggiù? Era la domanda con la quale iniziava il suo libro Pane e Veleno, il giornalista Ciro Petrarulo, che ha scritto per varie testate, mentre era PR presso l’Italsider.

In quel libro si parte dalla fine, dal 2012 anno “orribile” per l’Ilva per arrivare indietro.

 Il titolo è emblematico

Si vuol dire pane al pane, quando la concretezza della verità non consente ipocrisie, ma se c’è il veleno, scoppia la contraddizione, si sgonfia quell’assunto che voleva coniugare lavoro e ambiente.

Pane e veleno non vanno d’accordo.

Uno scoop è presente nel libro.

Quando ci fu il raddoppio, i tecnici del ministero scrissero una relazione negativa, una paginetta al margine del rapporto.

Diceva la velina scomparsa che non si trattava di un semplice raddoppio, venivano decuplicati i problemi ambientali e sociali per la città.

Era il 1973 e 40 anni dopo sarebbe balzato all’aria il coperchio del vaso di Pandora dell’ipocrisia e quei problemi volutamente sottaciuti dalla Partecipazioni Statali sono finiti in tribunale.

E’ cronaca di questi giorni.

Quello che è avvenuto a Taranto l’altro ieri è il punto di arrivo di una vera stagione di lotta. In questo link dei cittadini reattivi il resoconto dal 2005 ad oggi.

Noi possiamo dire che su questi temi la città si interrogherà per anni, per uscire da una situazione terribile. Non vi nascondiamo che, mentre rientravamo dal processo, ascoltando in radio la sentenza, abbiamo avuto un disgusto.

Più psichico che fisico, un mix di ricordi di radioterapie, sguardi cupi rivolti in basso, umore immerso nella palude dello sconforto, e quelle condanne parevano rivolte a persone socialmente defunte.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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