Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 29 maggio 1911 nasce a Königsberg  Leah Goldberg. Appartiene a una famiglia ebraica lituana  di Königsberg, in Prussia Orientale. Studiò filosofia e lingue semitiche nell’università di Kaunas (Lituania), di Berlino e di Bonn , dove conseguì un dottorato in lingue semitiche con uno studio sul samaritano. Successivamente fu professoressa di letteratura a Raseiniai. Emigrò nel Mandato britannico della Palestina nel 1935, dove fu un membro del gruppo Yachdav.

L’anno seguente, sua madre la raggiunse in Palestina e le due vissero a Tel Aviv.  Lea lavorò come consulente letterario di Habimah, il teatro nazionale e come redattrice per Hapoalim Sifriat (“Biblioteca dei lavoratori”). Nel 1954, iniziò a tenere corsi di letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme e dal 1963 fu direttrice del dipartimento di letteratura comparata. Morì di cancro a 59 anni nell’inverno del 1970. Nel 2011, presso l’università di Tel Aviv, è stato celebrato il centenario della sua nascita.

Insegnami, o Dio,
a benedire e a pregare
per il mistero di una foglia seccata
per lo splendore di un frutto maturo
per questa libertà
di vedere, di sentire, di respirare
di sapere, di sperare, di cadere.

Insegna alle mie labbra
una benedizione e un canto di lode
nel rinnovarsi del tuo tempo con il mattino e con la notte,
perché non sia questo mio giorno come ieri e l’altro ancora,
perché non sia per me ogni mio giorno un’abitudine.

DALLE CANZONI DELLA MIA AMATA TERRA

La mia terra- terra di bellezza e povertà.
La regina non ha dimora, il re non ha corona.
In un anno sette giorni di primavera
e freddo e pioggia per il resto dell’anno.

Ma per sette giorni le rose sbocciano,
e per sette giorni le gocce di rugiada brillano,
e per sette giorni le finestre sono aperte.
E tutta la tua povera gente sta nelle strade
E alzano i loro volti pallidi verso la bella luce,
E tutta la tua povera gente è contenta.

Di città in città, da paese in paese,
girerò con una canzone e con un carillon
per raccontare la tua miseria e nobiltà.

(La terra a cui la poesia fa riferimento non è Israele ma la Lituania).

Redazione

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