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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 28 maggio 1910, nasce a Melicuccà, in provincia di  Reggio Calabria, Lorenzo Giovanni Antonio Calogero.

Di formazione cattolica, segue la scena letteraria che si raccoglie intorno a “Il Frontespizio”, di Pietro Bargellini e Carlo Betocchi, ai quali invia le prime poesie. Esercita la professione di medico a malincuore. Dal 1946 al 1952 compone le poesie incluse in ‘Ma questo…’ e ‘Come in dittici’. Dal 1951 al 1953 invia i suoi manoscritti a molti scrittori e uomini di cultura, ma l’esito è sempre negativo. Nel 1954 invia dattiloscritti all’editore Giulio Einaudi, da cui non riceve risposta. Decide allora di partire per incontrare Einaudi personalmente, ma va a Milano e sbaglia redazione. Giunge a Torino ma Einaudi è fuori sede e i suoi scritti non si trovano. E’sfiduciato ma continua a scrivere a editori e riviste, che gli rispondono evasivamente. Nel 1957 vince il premio letterario “Villa San Giovanni”, conferitogli dalla giuria presieduta da Falqui, e composta da G. Selvaggi, G. B. Angioletti, G. Doria, S. Solmi. Sinisgalli presenzia alla premiazione.

Nonostante il prestigio del premio non riceve nessuna proposta editoriale, che cerca disperatamente, sempre più stretto da una ingenerosa incomprensione. Mangia pochissimo, sostenendosi con sonniferi, sigarette, caffè. Tra il 1956 e il 1958 scrive le novantanove poesie della raccolta ‘Sogno più non ricordo’. Viene ricoverato a “Villa Nuccia”. Nel 1960 si reca per alcuni giorni a Roma, dove conosce Giuseppe Tedeschi, che racconterà il loro incontro nell’introduzione al primo volume di ‘Opere Poetiche’, pubblicato postumo. La sua irrefrenabile necessità di scrivere si intensifica, scrive i ‘35 Quaderni di Villa Nuccia’, così come li intitolerà Roberto Lerici, editore di ‘Opere Poetiche’, che costituiscono forse la sua più alta produzione letteraria. Nel fascicolo di aprile 1961 di “Europa Letteraria”, Giancarlo Vigorelli pubblica alcune sue poesie con note di Leonardo Sinisgalli. Nel 1962 con l’uscita del I vol. di ‘Opere Poetiche’, in un’elegante edizione della collana “Poeti europei” della casa editrice Lerici, esplode il “caso letterario Lorenzo Calogero”. Centinaia di articoli della stampa italiana e straniera lo definiscono “nuovo Rimbaud italiano”.

IO VEDO L’IMMAGINE

Io vedo l’immagine e l’intento
assiduo. Non so se dentro
era una sfera o il vento. Da queste parti
perde coi suoi blu occhi finti
ai piedi il monte un fiotto
che tu calpesti. Lacera
una voragine un messaggio era di sangue,
una pietra era di estinti. Lo stradale
era incline al margine. Era arduo
un ordine e, sebbene le pendici
appartenevano ad una chiostra uguale,
lo scoppio di una stella era maggiore.
Di seta finta la terra saliva
erma a una festa aerea di baci
in un lume di opaco desiderio
cinta. Dentro un alone
spirava il calore.

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