Il Pnrr e il gattopardo nella sanità

Il Pnrr e il gattopardo nella sanità

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Pnrr Cambiar tutto per non modificare nulla… 

di Aldo Ferrara 

C’è un gran parlare, anche se sommesso, della transizione ecologica verso le fonti rinnovabili. Ma nessuno, anche in epoca di pandemia ora endemica, si ricorda della sanità cui arriveranno solo briciole dal PNRR. La missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) merita 59,47 miliardi. La sanità, ridotta all’osso, con la Missione 6 ne merita solo 15,63 proprio in questo momento di enorme difficoltà. Perché questa disparità? Dimostreremo in poche righe che il motivo c’è: far pagare la sanità al cittadino privatizzandola surrettiziamente.

    Il nuovo Governo Draghi si guarda bene dal ritoccare il castello della sanità perché in un attimo crollerebbe il processo di surrettizia privatizzazione.

Questo è assolutamente contra naturam socialistam perché il nostro Sistema si basa sulla Riforma del socialista Mariotti (Legge 833/78) puntellata poi da un altro ministro socialista, Aldo (“Iso”) Aniasi che la difese con le unghie e con i denti di un vecchio partigiano.

    Pnrr – Il punto focale è il Modello Formigoni

Stringere in un patto di sussidiarietà il privato con convenzioni, a disposizione di chi può permettersi un’assicurazione; la differenza la paga il pubblico ossia noi.

Aumentiamo la filiera amministrativa e dedichiamo il 68/70% del PIL regionale alla sanità. Un’occhiata al Bilancio del Ministero ci conferma che mentre la quota di assegnazione (117 mld al 2020) resta sostanzialmente invariata, la spesa sanitaria privata lievita fino ai 45 mld.

Di cui l’82% costituito da pagamenti diretti delle famiglie, mentre è ancora minima la quota veicolata da polizze assicurative private (3.7%) o da organizzazioni mutualistiche non profit (13.9%) (in genere convenzionate con assicurazioni private profit). Secondo Swiss Re Economic Research e Consulting, “il mercato assicurativo italiano, copre solo il 4% degli italiani gode di polizza sanitaria, in genere acquisita da lavoratori autonomi e da componenti del ceto medio-alto. Il 70% dei premi deriva da polizze assicurative collettive.

Da tenere in considerazione l’alto interesse del paziente per la copertura di cure odontoiatriche alle quali le Compagnie per obbligo di legge sono tenute a fornire il 20% delle prestazioni”.

    Indubbiamente, la cosiddetta torta si va espandendo sempre di più. Dai 4 mld del 2018, si ipotizza un budget disponibile per le Compagnie di circa 6 miliardi, malgrado difficoltà nel reperire risorse private e individuali disponibili.

    Nel 2013 il mercato privato si distribuiva tra Assicurazioni Generali con premi per oltre 600 mila euro e Unisalute

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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