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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 21 maggio 1955, nasce a Guidonia Franco Marcoaldi, poeta e scrittore italiano. Nel corso degli anni ha fondato riviste ed è stato consulente di case editrici (Donzelli, Mondadori). Ha scritto per il teatro (Benjaminowo e Sconcerto , con Toni Servillo) e per la televisione (i ‘Dieci Comandamenti’, di Roberto Benigni e la serie di documentari Grand’Italia, per Rai Cultura).

Ha scritto libri di viaggio (Un mese col Buddha, Prove di viaggio e Viaggio al centro della provincia), saggi e romanzi (tra gli altri, Voci rubate e Il vergine). Ma il centro della sua attività è la poesia. Molti i suoi libri in versi, che hanno vinto i più importanti premi – dal Viareggio al Montale, dal Pavese al Brancati -.  Nel 2015 è stato pubblicato per Einaudi il suo ultimo poemetto: Il mondo sia lodato. Diversi suoi libri sono stati tradotti all’estero. Collabora da molti anni al quotidiano La Repubblica. 

IL DOPPIO SGUARDO

Quante volte si è detto
il mondo deperisce.
Quante volte si è detto
il mondo fa naufragio.
Dovremmo misurare meglio
le parole: ché il mondo
deperisce eppure ingrassa;
e mentre naufraga galleggia.
È questa la fatica
a cui siamo vocati: sostenere
un doppio sguardo, capace
di fissare in faccia la rovina
e assieme la lamina di sole
che accende ogni mattina.

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