Addio Maestro. Ora sarà più facile trovare l’alba dentro l’imbrunire

Addio Maestro. Ora sarà più facile trovare l’alba dentro l’imbrunire

Ha terminato la sua vita terrena all’alba di oggi Franco Battiato nella sua villa a Milo, alle pendici dell’Etna, che confina con la villa di un altro celebre collega, Lucio Dalla. Da oggi si muoverà per mondi lontanissimi.

Il cantautore era nato a Ionia (cittadina etnea che cambiò il suo nome successivamente in Giarre-Riposto) il 23 marzo del 1945, e da tempo era malato, ma lui, insieme alla sua famiglia, dignitosamente, non aveva fatto trapelare nulla delle sue condizioni di salute anche se tutti i suoi fans, preoccupati, sapevano bene che stava male.

Battiato ha abbracciato diversi generi musicali, da quella pop a quella impegnata, grazie alla quale ha toccato con mano una certa popolarità.

Per la massa sarà ricordato per il brano “Centro di gravità permanente” e per “Cuccuruccucù paloma”, ma più che altro per l’album “La voce del padrone” degli anni 80. E successivamente, cambiando un po’ il genere musicale, da libero pensatore, ha toccato la spiritualità e le religioni orientali sfiorando misticismo, aldilà e reincarnazioni. Con i sui testi è diventato un grimaldello per il pubblico che ne ignorava tali generi musicali. Una visione dei due mondi, est e ovest, che voleva unire passando dal cielo, un precursore di mondi lontanissimi e di orizzonti perduti. Ma la consacrazione è avvenuta con  il brano “La cura”, tanto amato da tutti i suoi fedeli fans.

E’ stato uno sperimentatore di variegati stili che ha approfondito e combinato tra loro con tanti generi musicali in modo strettamente personale.

Dopo gli esordi col pop degli anni sessanta, è passato al rock progressivo fino alla musica d’avanguardia degli anni 70, poi è ritornato sulle orme della musica leggera contaminandola di tracce di canzoni d’autore. Si è spinto anche nella musica etnica, in quella elettronica e nell’opera lirica producendo anche messe arcaiche negli anni 2000. E’ stato anche direttore artistico della “Notte della Taranta” una quindicina di anni fa a Melpignano.

Da molto tempo Battiato mancava dalle scene musicali. Nel 2015 una caduta dal palco al Petruzzelli di Bari, era stato il campanello d’allarme della sua malattia che di lì a poco si è andata aggravandosi sempre più. Poi Nel 2017 un incidente in casa non gli fece proseguire la sua tournée in Italia costringendolo nella sua dimora a Milo circondato dai suoi familiari.

Nel corso della sua carriera, riscontrata da un enorme successo di pubblico e di critica, si è avvalso delle collaborazioni di diversi artisti come quella del violinista Giusto Pio, e quella del filosofo Manlio Sgalambro col quale ha scritto alcuni brani.

I testi delle sue canzoni rispecchiano i suoi interessi e le sue passioni tra le quali la meditazione orientale e la teoretica filosofica. Battiato è andato anche oltre la musica spingendosi nella pittura e nel cinema. Diversi i dipinti che ha esposto, in apposite mostre, in diverse città in Italia, a Goteborg, Stoccolma e a Miami, e due i film da regista, “Musicanten”, “Niente è come sembra” e “Perduto Amor”, titolo mutuato da una celebre cover di Adamo da lui interpretata in un CD uscito all’inizio degli anni 2000. Ha ricevuto anche molti riconoscimenti tra i quali numerosi Premi “Tenco”.

Da Milo, sin da giovane, si è trasferito a Milano dove, con la sua modesta ma sufficiente esperienza musicale, si è messo in luce con la sua chitarra nei cabaret e nei club underground insieme ad Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Buno Lauzi. Nel pubblico – raccontava Battiato – c’era anche Giorgio Gaber che, accortosi del suo talento, gli chiese di andarlo a trovare a casa sua, e lui il giorno dopo era già da Gaber che gli procurò il suo primo contratto discografico, e grazie a Caterina Caselli nel 1967 apparve in TV per la prima volta. Gaber in quell’occasione gli suggerì di cambiare il suo nome da Francesco a Franco per non confonderlo con l’emergente Francesco Guccini presente anche lui alla trasmissione televisiva.

Un artista che non sopportava l’arroganza del potere, raffinato, ironico e intellettualmente libero da ogni cliché e da ogni conformismo, che ha preso parte anche ad una mezza stagione politica come assessore alla cultura alla Regione Sicilia ai tempi di Crocetta, esperienza terminata subito in modo parecchio movimentato per divergenze con lo stesso presidente siciliano.

Pur lontano dalla politica attiva, non ha mai fatto mistero della sua simpatia per la sinistra – per Vendola in particolare – scrivendo anche qualche canzone dedicate al Paese. Brani come “Povera Patria” e “Come un cammello in una grondaia” ne sono dei fedeli ritratti dell’Italia per l’epoca a cui si riferiva ma che tanti suoi fans contestualizzano anche nel presente.

Franco Battiato è stato uno cultore della parola ricercata, della spiritualità delle frasi colte mistiche, esoteriche e letterarie che spaziavano da “orizzonti lontanissimi” ai “codici di geometria esistenziale” per le quali usava un linguaggio raffinato ma non solo nella musica anche nel cinema, nella pittura e nell’opera. Lui ha cambiato regole e parametri nella canzone italiana.

Precursore della musica elettronica e sui generis (celebri certi suoi testi e titoli scritti al rovescio: “Areknamès”, ovvero “se mancherà”), Battiato era anche un appassionato di musica classica e sinfonica tanto che spesso nei suoi concerti, seduto su un tappeto (celebre quello a Baghdad), si è fatto accompagnare da orchestre sinfoniche che ne hanno arrangiato i suoi brani.

Tante le collaborazioni artistiche: da Pino Daniele a Baglioni, da Tiziano Ferro a Celentano, da Giuni Russo ad Alice, da Milva a Carmen Consoli. Battiato rimarrà un punto di riferimento per tutti, giovani e meno giovani, perché in lui scrutano un modello di originalità ed uno strenue difensore dello studio continuo in un mondo, ormai, alla deriva culturale.

Il cantautore siciliano lascia un enorme patrimonio cultuale e intellettuale con un invito a guardare oltre l’esperienza umana, una umanità che sarà gli sempre grata per “averle insegnato com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

Profetico l’ultimo suo lavoro discografico “Torneremo ancora” in un momento sociale difficile che vuole essere un augurio affinché si possa tornare tutti alla normalità.

Massimo Longo


Massimo Longo

Massimo Longo