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Se la Chiesa brucia pensiamo alla forza della speranza nel libro di Andrea Riccardi

di Pierfranco Bruni

Se la Chiesa brucia cosa rimane? Cosa resta in questo tempo di sradicati impeti sconfitti dal relativismo. Dominio e sabotaggio sono i due concetti chiave che si agitano nella crisi del cattolicesimo che tocca sia le coscienze in fede che il mondo laico.

Se i simboli della fede bruciano cosa resta a fortificare la centralità della cultura dell’umanesimo? È proprio questo modello culturale che si è sfilacciato nonostante la Tradizione che ha dettato gli indirizzi del mondo occidentale. Temi che sono vitali nel libro dal titolo: “La Chiesa brucia: Crisi e futuro del cristianesimo”, Laterza, di Andrea Riccardi. Riccardi non è nuovo a questi affondi  metafisici nel mondo cattolico e nella cultura tra tradizione e innovazioni. Da esperto di queste problematiche va oltre la storia stessa per avviare un pensiero forte nel legame tra teologia e filosofia. Pone all’attenzione il ruolo della Chiesa in una visione non solo escatologica ma profondamente radicato nella necessità di una transizione ontologica in una società completamente in transizione.

Infatti uno dei suoi pensieri che resta fondamentale nella ricerca umana e di fratellanza resta: “Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande”.

Parte proprio da un fatto reale che di legge come metafora della crisi: “La notte tra il 15 e il 16 aprile 2019, la cattedrale di Notre-Dame de Paris è andata a fuoco”. Il simbolo della fede cattolica brucia. Qui su avverte tutta la sofferenza dello studioso, dello storico e soprattutto del cattolico che si apre, all’interno del libri, ad una stagionatura della storia per far prevalere il coraggio della speranza.

La Chiesa deve sopravvivere a se stessa. È una chiosa che mi piace cogliere perché se ci abbandona alla sfiducia nulla è più possibile. Occorre necessariamente vivere sul filo di quella uscita di sicurezza che può essere dato soltanto riformando alla cultura della cristianità in un confronto comparato tra le diverse religioni. Infatti Andrea è stato sempre l’interprete delle comunicazioni tra fedi e religioni attraverso la valenza propriamente antropologica.

Il cattolicissimo è anche una antropologia dell’uomo. Rilanciare l’umanesimo come cultura dei popoli in un dialogo costante tra civiltà e popoli. Un libro importante dal quale bisogna cogliere quei suggerimenti che sono sostrati di un colloquio tra identità.

La Chiesa brucia se si resta fermi, se non si innova, se si perde l’equilibrio tra fede e coraggio, tra fede e speranza, tra religioni e culture. Ma la sua forza di sempre resta in un suggerimento lungimirante: “La forza ‘umile’ del cristiano può andare incontro a insuccessi, ma resta animata da una fiducia che non ha la sua misura nel risultato immediato”.

Un atto di coerenza che parte da molto lontano e che trova in questo problematico scavo la volontà del fedele che invita ad un costante viaggio di ricerca e di resurrezione.

Un percorso nella crisi della Chiesa nel tempo del Covid. Una ulteriore riflessione che ci pone davanti ad una questione allarmante che tocca, ed ha toccato, tutto il mondo cattolico in particolare e che risulta ancora oggi di sicura attualità. Comunque bisogna pensare al futuro nonostante la caduta della religiosità e soltanto con un segno di coraggio costantiniano può essere superata questa stagione allarmante e molto difficile. La criticità alla crisi comincia da qui.

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