Sensi di colpa

Sensi di colpa

Penso per un istante a “I Promessi sposi”. Cosa sarebbero senza la conversione dell’Innominato e senza la redenzione di Renzo nella notte sull’Adda? La loro coscienza era permeata dal senso di colpa.

Esiste il senso di colpa di chi è ricco nei confronti di chi è povero. Secondo i Vangeli  è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri in Paradiso.

Tutti gli abbienti quindi dovrebbero spogliarsi dei loro beni, come fece San Francesco. Esiste il senso di colpa dell’occidentale nei confronti di chi muore di fame perché lo schiavismo, il colonialismo, il razzismo, le sperequazioni del mercato sono colpe dell’uomo europeo.

Esiste il senso di colpa del sano nei confronti di chi è malato, del dolore dell’innocente (ma secondo il cristianesimo il disegno divino è imperscrutabile). Per Freud il senso di colpa deriva dal  complesso edipico e dalla conseguente formazione del Super-Ego. Il bambino ama la madre, ma ha paura del padre che potrebbe castrarlo per questo.

Il Super-Ego è generato anche dall’angoscia di castrazione. Il senso di colpa è determinato dall’interiorizzazione del padre, ma l’aggressività del Super-Ego è superiore rispetto a quella del padre reale, per quanto autoritario possa essere.

Però il complesso edipico vale solo per la nostra civiltà occidentale e la sua dinamica psichica non può essere estesa per chi nasce altrove.

Ci insegna la psicologia che il senso di colpa è sensibilmente minore quando si compie in gruppo una azione riprovevole perché c’è la cosiddetta diffusione di responsabilità.  Nietzsche ha scoperto la  genealogia della morale, ovvero che la morale si basa sul senso di colpa, la vergogna, la pena. Quindi esiste almeno in Occidente la violenza psicosociale della educazione.  In India le cattive azioni fanno cattivo karma.

La vita attuale è determinata dalle azioni nella vite precedenti. In lndia uccidere un insetto può causare cattivo karma, ma non aiutare un intoccabile per alcuni non fa cattivo karma: questo è il paradosso. La dottrina delle rinascite può essere un ostacolo alla lotta della povertà.

Secondo l’etica protestante siamo predestinati. Ci sono eletti e dannati.  Non esiste colpa se si è in grazia di Dio oppure no. Se non c’è libero arbitrio non c’è neanche colpa. Però come scrisse Weber i protestanti si arricchiscono per credersi predestinati ed una volta consideratisi  in grazia di Dio fanno del bene ai più poveri. Almeno questo accadeva finché c’erano degli autentici protestanti.

Per il cristianesimo esiste il peccato originale, di cui non siamo colpevoli e che macchia tutti . Il libero arbitrio esiste ed è per questo che esiste la colpa. La gravità della colpa è data sia dall’intenzione  che dall’espiazione. Esiste anche il peccato di omissione.

L’Islam prevede la  sottomissione del credente. Chi non si sottomette o non rispetta la sharia è in colpa, anche se va valutato l’intimo della coscienza. Per Maometto tutto il mondo è maledetto tranne il ricordo di Dio. Forse il senso di colpa deriva anche dal non ricordare a sufficienza Dio.

Eccoci all’etica della responsabilità di Jonas. Noi secondo il filosofo non siamo solo responsabili nei confronti dell’umanità contemporanea, ma anche nei confronti dei posteri. La colpa è dovuta anche dalla miopia e dall’incapacità di prevenire l’apocalisse.

Nell’etica kantiana il senso del dovere  è senza senso di colpa. Esiste l’imperativo categorico (devi perché puoi; ma se non ti rimorde la coscienza come puoi agire bene?). Non tutti sono pietisti come lo era Kant. Anche l’etica laica si basa a mio avviso sul pietismo, quindi su dei presupposti religiosi.

Secondo biologia, genetica e neuroscienze siamo  più determinati di quello che si credeva in tempo. Molti professori studiano i correlati neurofisiologici della violenza. È questione di geni, ormoni, neuromediatori, anomalie cerebrali. Siamo determinati o artefici del nostro destino?

Esiste anche il paradosso dei colpevoli senza colpa: l’infermità mentale. Si va verso la deresponsabilizzazione degli atti. Come sono passati i tempi dagli esistenzialisti, che parlavano dell’angoscia della scelta!

Ci può essere colpa senza senso di colpa e senso di colpa senza colpa. Si può essere colpevoli senza avere sensi di colpa ed avere sensi colpa essendo innocenti. Ci si può incolpare per colpe non proprie. Ci si può anche autoassolvere, ingannandosi ed ingannando, o incolparsi ingiustamente. Si è sempre cattivi giudici di sé stessi.

La coscienza inoltre non rimorde a chi non ha coscienza morale. Il senso di colpa può toccare all’immorale, ma non all’amorale, dato che presuppone una moralità.

Il fatalista ha meno sensi di colpa. Chi crede al destino si attribuisce minori responsabilità.

Può esistere una società di atei? Esiste  il senso di colpa di chi ha ricevuto una educazione religiosa, anche se non è credente? Può esistere il senso di colpa senza Dio? Si può essere dei senzadio morali? Quale è veramente il senso del senso di colpa? Il senso di colpa è nato con la religione o è sempre esistito? Il senso di colpa può esistere soltanto sulla base dell’empatia?

Ci vogliono per forza dogmi e dottrine all’umanità? Il senso di colpa comunque può essere rimosso dalla frenesia della vita. Anche per provare rimorsi bisogna pensare e raccogliersi. Molti sono così impegnati che non hanno tempo. Il senso di colpa è uno dei meccanismi principali che rendono l’uomo psicocivilizzato nella società occidentale. Difficile stabilire il peso delle circostanze esterne.

Difficile stabilire attenuanti ed aggravanti. Difficile stabilire il concorso di colpa nella nostra vita quotidiana. È anche per questo motivo che abbiano bisogno degli altri, del loro riscontro, confronto e giudizio, nonché della loro comprensione.

Davide Morelli

Redazione

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