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San Nicola nella storia dell’arte

Terza e ultima parte del breve saggio di Enzo Varricchio sulla figura di San Nicola nelle arti visive. Dopo l’arte antica e le icone, dopo i capolavori dei grandi maestri del Rinascimento, è ora la volta degli autori dal Manierismo ai giorni nostri, con incursioni nella statuaria e nell’artigianato. Un inserto da stampare e conservare unitamente ai due precedenti pubblicati nei giorni scorsi.

PH Daniela Caretto

PARTE TERZA 

San Nicola dal Barocco all’arte moderna e nell’artigianato.

Resero omaggio al santo veglio di Myra anche i migliori autori del Manierismo e del Barocco. Tra questi, si segnalano i fiamminghi Gaspar Hovich (1150 ca. – 1627), valente pittore attivo in Italia e soprattutto in terra di Bari (anche se i due San Nicola, ospitati nelle chiese dei Cappuccini di Minervino e a Corato, non rappresentano certo il meglio della sua produzione), e Jan Steen, autore del famoso quadro “La festa di San Nicola” del 1668, opera in cui il Santo non appare in prima persona ma si avverte la persistenza

della sua immagine e della sua tradizione nella cultura post Riforma Protestante. Nella prolifica schiera dei pittori seicenteschi napoletani o di scuola napoletana che si cimentarono col soggetto nicolaiano, emergono Fabrizio Santafede, il grande Mattia Preti, il biscegliese Cesare Fracanzano.

Al mediocre pittore Carlo Rosa (Giovinazzo 1613 – Bitonto 1678) e alla sua bottega fu commissionato di dipingere il soffitto della basilica di San Nicola a Bari, mentre al molfettese Corrado Giaquinto (1703-1766) dobbiamo il dipinto “San Nicola salva i naufraghi”, custodito alla Pinacoteca di Bari, “San Nicola benedice i tre condottieri bizantini salvati dalla morte” alla pinacoteca di Napoli, e un altro quadro nella chiesa di San Nicola dei Lorenesi in Roma.

A partire dal XVIII secolo, scema la grande committenza ecclesiastica ma si afferma un potente veicolo di diffusione della tradizione nicolaiana: le immaginette sacre, insuperabile strumento di marketing spirituale, insieme alle edicole votive che ravvivano di spiritualità popolare il borgo antico di Bari, testimoniando la devozione dei baresi verso il loro grande nume tutelare.

Nel XIX secolo il disegnatore americano Thomas Nast reinventò il personaggio del santo cristiano e lo trasformò nel suo “alter ego” Santa Claus, idolo consumistico nordamericano. L’ultima metamorfosi, estetica e semantica, quella nel Babbo Natale panciuto, San Nicola la deve alla fantasia di un artista utilizzato dalla Coca-Cola Company a partire dal 1931: Haddom H. Sundblom, il disegnatore che inventò il nuovo personaggio delle feste, derivandolo proprio dal Santo che portava doni ai bambini nel periodo natalizio. Fu tutto un fiorire di immagini pubblicitarie che ormai poco avevano a che vedere col modello originario.

Nel Novecento, Raffaele Armenise e Michele De Giosa, artisti abili ma un po’ defilati, colsero luci ed ombre della festa della Traslazione delle spoglie del santo a Bari, mentre di Umberto Colonna è la pala d’altare custodita nella chiesa di San Nicola a Carbonara.

Nella storia delle opere creative ispirate a San Nicola, un posto a parte occupano poi le arti minori e i prodotti artigianali. Incisioni, monete, codici miniati, edicole votive, immagini pie, carte da gioco, bottiglie decorate di manna. Ma esse meriterebbero una trattazione a parte che esula dai limiti di questo lavoro.

Del grande taumaturgo si sono realizzate icone microscopiche, cappelle portatili, che ricordano le opere di Marcel Duchamp, e persino due marche di birra: la Bière de St. Nicolas, all’inizio del Novecento in Lorena, e la “Birra di San Nicola”, recentemente prodotta a Bari. Nel 1995 è stato pubblicato persino un fumetto d’avventure della serie Martin Mystere, intitolato “Il segreto di San Nicola” e disegnato dal bravissimo Giancarlo Alessandrini.

La statuaria 

Un’antica leggenda russa narra che quando la chiesa ortodossa e quella latina si separarono nel 1054 venne ordinata la rimozione delle statue e delle icone di San Nicola dalle chiese; ma le immagini rimosse riapparvero ben presto ai loro posti, ricollocate nottetempo da mani misteriose.

Di particolare bellezza è l’altare d’argento con scolpite storie della vita di San Nicola, costruito nel 1684 dai maestri napoletani Domenico Marinelli e Antonio Avitabile, una volta posizionato sulla tomba del santo, oggi collocato nel braccio destro del transetto della basilica barese.

A Bari vanno menzionate almeno tre rappresentazioni plastiche del Santo: la statua tradizionale custodita alla basilica nicolaiana e portata in processione durante le due feste dedicate al taumaturgo di Licia, che lo mostra col volto bruno e gli attributi simbolici del pastorale, del menologio e delle tre sfere d’oro; la statua bronzea donata dai Russi alla città di Bari, posta nel piazzale antistante la basilica, e la statua ospitata nel cortile della chiesa russa, che propone un santo armato di spada che tiene nell’altra mano una città, secondo gli stilemi tipici delle raffigurazioni slave. Per i Russi San Nicola è “Ugondniker”, “il soccorritore”, quindi la spada simboleggia la forza e il potere di far rispettare la giustizia tra i cittadini.

Vi sono opere in legno policromo conservate a Monticchio, nel monastero di Tagliacozzo, a Onna (in provincia di Asti), a Folgaria in Friuli (è un San Nicola di aspetto nordico). Del XVII secolo è la statua policroma a Gravina nella chiesa dedicata al santo, che lo mostra di pelle scura, col pastorale appoggiato al petto e la mano destra benedicente alla latina. A Siena è possibile vedere un’inquietante immagine ctònia di San Nicola giovane, scolpita da Antonio Federighi.

Nella chiesa vecchia di Amsterdam è incastonato all’incrocio delle volte un tondo di San Nicola, raffigurato giovane, glabro e con i guanti rossi, molto simile alla statua nella cattedrale di Cordoba. A Praga, nella chiesa barocca a Mala Strana, il Santo si erge in gloria nel bellissimo altare in rame ricoperto d’oro massiccio; è raffigurato come un chierico fanciullo nella cappella a lui dedicata nella cattedrale di Santiago de Compostela,

Altre statue e opere plastiche, altorilievi e bassorilievi, sono a Ostia, Lecce, Brindisi, Trani, Altamura, Monopoli e, fuori dall’Italia, a Winchester, Brighton, Bruxelles, Saint-Nicolas-de-Port, Friburgo, Rudno in Polonia.

Nel 1954, lo scultore molfettese Guido Gozzoli progettò una statua monumentale di San Nicola per la città di Bari ma poi non se ne fece niente. Alla fine degli anni Novanta del XX secolo, cinquemila cittadini baresi indirizzarono una petizione alle autorità perché si realizzasse una grande statua pubblica di San Nicola, che accogliesse pellegrini e turisti in arrivo in città. Ma anche in quell’occasione l’impresa si arenò nelle pastoie burocratiche. In questi giorni, da notizie giornalistiche, si apprende che sarebbe in progettazione da parte di un comitato civico, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, la costruzione di una statua di “San Nicola dei pescatori”, da posizionare nello specchio di mare retrostante la basilica. Si tratterebbe di un’opera in bronzo e altri materiali, molto moderna ma ispirata dal predetto quadro di Corrado Giaquinto alla Pinacoteca di Bari, raffigurante un gozzo da pesca infranto sugli scogli, il cui relitto si trasfigura in San Nicola. Il modello è il “San Nicolò del lago” di Lecco o “Il pescatore” di Sestri Levante. Sarebbe un’originale fusione tra tradizione e innovazione, un’opera destinata a rinsaldare l’antico legame tra San Nicola e gli artisti.

Fine

Enzo Varricchio (e.varricchiocorrierepl.it) – Diritti riservati – All rights reserved

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