Violenza nelle proteste in Colombia contro la riforma fiscale

Violenza nelle proteste in Colombia contro la riforma fiscale

La vulnerabilità collettiva colombiana è stata messa a dura prova. La Colombia ha imposto uno dei lockdown più lunghi del mondo, portando la pazienza della popolazione a vacillare con l’inclusione di una proposta di legge sulla riforma fiscale al parlamento del 15 aprile. La proposta è stata ritirata agli inizi di maggio a causa delle proteste del 28 aprile, ma ciò non ha placato la rivolta.

La riforma fiscale da parte del presidente Iván Duque sembrerebbe quasi un pretesto per esibire a gran voce l’irrequietezza di una popolazione caduta rapidamente negli abissi della povertà; l’imposizione di un lockdown eccessivamente duraturo ha portato quasi la metà dei lavoratori colombiani a chiudere definitivamente le loro attività (circa 500mila). Così lo sciopero è divenuto un susseguirsi di estrema violenza che nell’ultima settimana ha causato 19 morti – tra civili e agenti di polizia – e centinaia di persone ferite. Molti contenuti sui social network sono stati diffusi mostrando la violenza della folla che si oppone alla polizia, e quella della stessa polizia che risponde con armi da fuoco. L’uccisione di civili adolescenti ha alimentato le ribellioni di gran lunga.

“La riforma fiscale – dichiara Duque – era una necessità”. Era stata proposta per rimuovere molte esenzioni per l’imposta sugli scambi di beni e servizi abbassando persino l’imposta sul reddito, in un paese in cui le entrate sono le più basse dell’OCSE. L’obiettivo era quello di raccogliere fondi per programmi sociali che secondo le previsioni avrebbero raggiunto 19 milioni di persone, diminuendo le condizioni di povertà del 9%.


Francesca Leoci

Francesca Leoci