Sulla libertà individuale

Sulla libertà individuale

Il concetto di libertà racchiude svariate valenze e sfaccettature. La massima che più comunemente si usa ripetere a proposito è “la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Ma è ingenuo poter credere di incasellare in definizioni di qualsiasi sorta la libertà.

Non a caso è scaturito il paradosso dello schiavo contento, ovvero il fatto che uno schiavo contento secondo alcune definizioni filosofiche potrebbe sembrare una persona libera. Inoltre, detto in parole povere, anche la libertà potrebbe rivelarsi un gioco a somma zero e se Tizio ha la possibilità di scelta in un determinato settore significa che Caio non ce l’ha.

Nel ’90  alcuni pensatori, riguardo alla divisione in due blocchi del mondo nel periodo della guerra fredda, avevano dipinto l’Occidente come il posto in cui vigeva la libertà senza giustizia e la Russia come il paese in cui esisteva la giustizia senza la libertà. Ma ad onor del vero non era proprio così.

Il significato della libertà innanzitutto muta nel tempo. B. Constant nel 1819 in “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni” affermava che questo termine per gli antichi voleva dire libertà collettiva di autogoverno e di fare politica in modo autonomo, mentre per i moderni significava indipendenza individuale.

Bertrand Russell è forse l’unico filosofo capace di teorizzare una libertà individuale positiva, che non cada nelle contraddizioni. Per il filosofo inglese libertà significa perseguire l’autorealizzazione, sviluppare le potenzialità e la personalità, liberare l’impulso creativo. Perché ciò avvenga bisogna ricostruire l’organizzazione sociale e favorire un’educazione, che dovrebbero entrambe offrire le basi per una crescita autonoma.

La libertà quindi per Russell non è solo mancanza di repressione, ma è anche facoltà di autorganizzarsi in un sistema democratico. Non mancano però visioni limitative e circoscritte della libertà. Mac Callum ad esempio sostiene che bisogna pensare alla libertà da, piuttosto che alla libertà di: ad esempio libertà da certi condizionamenti esterni piuttosto che libertà di fare determinate cose.

Esistono diversi tipi di libertà individuale: la libertà di pensiero, la libertà di espressione, la libertà di azione, etc etc. Ritengo che la libertà di pensiero sia la condizione senza la quale non possono esserci le altre forme di libertà. Uno dei maggiori esponenti della libertà di pensiero è Galileo grazie a “Il dialogo sopra i due massimi sistemi”. In questa opera memorabile dialogano per quattro giorni Salviati, Sagredo e Simplicio. Galileo è nelle veci di Salviati, lo scienziato copernicano.

Sagredo è la spalla di Salviati, mentre Simplicio difende la teoria aristotelica. Ricordo che la terra era immobile secondo Aristotele ed anche secondo la Bibbia, infatti nell’Ecclesiaste si trova scritto: “La Terra rimane sempre al suo posto” e “il sole sorge e tramonta tornando al luogo da cui si è levato”. Galileo tramite la logica deduttiva smonta gradualmente la teoria aristotelica e di conseguenza qualsiasi principio di autorità. Ci dimostra che non esistono certezze assolute, ma che piuttosto dobbiamo coltivare i dubbi. J.S.Mill nel 1859 scrive “On liberty”, un testo magistrale, in cui dichiara che la discussione è l’unico modo per avvicinarsi alla verità.

Secondo il filosofo inglese si può correggere gli errori solo tramite la discussione e l’esperienza: non basta la sola esperienza. J.S.Mill con questo libro diventa il massimo esponente della libertà d’espressione. La sue argomentazioni sono lucide e di una semplicità calcolata sbalorditiva. Il filosofo scrive: “Non possiamo mai essere sicuri che l’opinione che cerchiamo di soffocare sia falsa; e se ne fossimo sicuri, soffocarla sarebbe ugualmente un crimine”. Infatti ci spiega che qualsiasi opinione censurata potrebbe essere vera. In secondo luogo se l’opinione è errata, potrebbe comunque contenere una parte di verità, visto che raramente si ottiene la verità intera. Ed anche se l’opinione in questione fosse totalmente errata servirebbe a mettere ancora di più in risalto l’opinione che contiene la verità.
Essere liberi vuol dire anche essere aperti mentalmente e disposti a vagliare anche le ipotesi più improbabili. In diversi ambiti della vita umana infatti non esistono riscontri oggettivi ed i fatti talvolta si prestano alle più disparate interpretazioni.
Per i suddetti motivi Popper in “Congetture e confutazioni” critica il comportamento dogmatico nell’ambito epistemologico e ne “La società aperta e i suoi nemici” anche nell’ambito politico. Popper ci insegna che la miglior cosa è avere un atteggiamento critico. La conoscenza umana infatti è fallibile e perfettibile; perciò necessita continuamente di modificazioni e correzioni. Idee, ismi e teorie non devono mai essere accolti passivamente e pedantemente, ma devono essere rielaborati e discussi.

Il filosofo austriaco ci mette in guardia: l’irrazionalità – ci dice – porta a cercare conferme piuttosto che lati deboli e zone d’ombra delle nostre teorie ed opinioni. Va ricordato infatti che qualsiasi teoria scientifica, economica, filosofica fornisce apporti di conoscenza, però ha anche dei limiti.  Questo non significa che dovremmo essere pessimisti. E’ accertato ormai che la mente umana non è uno strumento universale come pensava Cartesio. Esistono dei limiti nell’ambito del pensiero umano e della ricerca.

Ma come ci ricorda Chomsky in “Linguaggio e problemi della conoscenza” se ci sono questioni che l’uomo non riesce a risolvere vuol dire che ha la facoltà di risolvere altri tipi di problemi.

Davide Morelli


Redazione

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