Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 5 maggio 1994 muore a Porto Alegre Mário Quintana, poeta, scrittore, giornalista, traduttore, uno tra i più amati artisti brasiliani. Soprannominato “il poeta delle cose semplici” per la capacità di fare della sua poesia una continua confessione autobiografica, trae ispirazione dalle piccole cose quotidiane. Pubblica i suoi primi versi, su una rivista di Porto Alegre, già all’età di tredici anni.  Nel 1928, entra al giornale O Estado do Rio Grande. Dopo avere partecipato alla Rivoluzione del 1930 si trasferisce a Rio de Janeiro. Nel 1936 torna nel Rio Grande do Sul, a Porto Alegre, e lavora con E. Verissimo alla Livraria do Globo. Ha tradotto Charles Morgan, Rosamund Lehman, Marcel Proust, Voltaire, Virginia Woolf, Giovanni Papini, Guy de Maupassant. Nelle sue opere c’è sempre un certo pessimismo e un grande affetto per un mondo che, dice, gli è «…contro..»

Guardo le mie mani: sole non sono estranee
perché sono le mie. Ma è talmente squisito distenderle
così, lentamente come quegli anemoni del fondo del mare …
Chiuderle, all’improvviso,
le dita come petali carnivori!
Con esse, tuttavia, prendo solo questo alimento impalpabile del tempo,
che mi sostiene, e mi uccide, e va secretando il pensiero
come i ragni tessono le tele.
A che mondo
appartengo?
Nel mondo ci sono pietre, baobab, pantere,
acque canticchianti, il vento che soffia
e in alto le nubi che improvvisano incessantemente,
ma niente, di questo tutto, dice: “esisto”.

Perché a malapena esistono …
Intanto,
il tempo genera la morte, e la morte genera gli dei
E, pieni di speranza e di spavento,
officiamo rituali, inventiamo
parole magiche,
scriviamo
poesie, povere poesie
che il vento,
miscela, confonde e disperde nell’aria …
Né la stella del cielo né la stella marina
sono state il fine della Creazione!
Ma, allora,
chi tesse eternamente la trama di questi vecchi sogni?
Chi fa in me – questa domanda?


Redazione

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