Intervista a Sergio Rubino

Intervista a Sergio Rubino

A cura di Giovanni Mongelli

Sergio, hai lasciato Castellana molto giovane, quando non si emigrava più e non era ancora iniziata l’ondata degli ultimi anni. Raccontaci il perché della tua scelta.

È stata la curiosità la molla di tutto, Castellana era il posto in cui ero nato, gli amici, la famiglia, il teatro delle prime esperienze, il primo amore, le mie radici. Ma io in qualche modo avevo bisogno di sapere chi ero e soprattutto cosa potevo diventare, vedevo “le luci del mondo” in lontananza e volevo raggiungerle, dividere il mio tempo con altri ragazzi animati dalla mia stessa voglia, condividere esperienze, imparare a parlare una lingua nuova.

Bologna è stato subito il punto di svolta?

Andare a studiare a Bologna sembrava (e lo è stata) la scelta ideale. Bologna è una delle più belle e importanti città universitarie al mondo, aveva tutto quello che cercavo. L’ho amata fin dal primo momento. Era il mio “sogno americano” ed io mi ci sono buttato dentro.

Dai cantanti sei passato ai personaggi della tv, quali le differenze?

In realtà è stato un passaggio naturale. Avevo cominciato a bazzicare l’ambiente musicale bolognese che in quegli anni esprimeva il meglio che ci fosse in Italia, era un ambiente stimolante pieno di personaggi pittoreschi, Lucio Dalla ne era il faro, una sorta di grande mago con il dono della “luccicanza”. Principe e vagabondo allo stesso tempo. Ricordo la prima volta che ci siamo incontrati, eravamo nel parcheggio di una stazione di servizio in autostrada, è sceso dalla macchina, mi è venuto incontro e mi ha detto: “Caro Rubino, io so tutto di te”. Non era vero ma era il suo modo per farti sentire importante. Stargli vicino è stato un privilegio, ho imparato tantissimo, stimolava la creatività di tutti noi. E anch’io quindi ho cominciato a scrivere, mi sono cimentato con i testi delle canzoni che lui bocciava con severità fino al giorno in cui, leggendo un mio verso mi disse: “Ecco, questa è la strada!”. È stato allora che ho capito che volevo vivere usando le mie parole e la mia fantasia. E il mestiere dell’autore televisivo mi sembrava quello ideale. Ho lasciato Bologna e mi sono trasferito a Roma, non avevo una lira, mangiavo solo latte e biscotti e dormivo sul divano di un amico fino a che non ho avuto l’occasione del primo lavoro, redattore di un programma musicale su Tele Montecarlo. Da lì non mi sono più fermato e oggi posso dire di aver scritto e di scrivere per gli artisti più importanti della tv: Baudo, Fazio, Serena Dandini, Bonolis, Fiorello, Panariello, Amadeus. A ciascuno ho dato una parte di me e quando li vedo in scena è come se stessero cantando una canzone che ho scritto per loro. Quindi, per rispondere alla tua domanda, per molti aspetti tra i personaggi della tv ed i cantanti per me non c’è alcuna differenza. Li amo entrambi.

Bonolis e Fiorello sono i tuoi cavalli di battaglia?

Paolo e Rosario sono due capitoli fondamentali della mia vita. Due fuoriclasse assoluti. Con Rosario mi sono affermato come autore, parliamo la stessa lingua, quella della provincia del Sud, ci capiamo al volo, abbiamo scritto cose bellissime, fatto ridere milioni di persone, una sensazione indescrivibile. Ora le nostre strade professionali si sono divise da tempo ma ogni tanto tornano ad incrociarsi com’è successo negli ultimi due festival di Sanremo. Ed è sempre come la prima volta. Ci vogliamo bene. E questo resterà per sempre. Paolo rappresenta la mia maturità come professionista e come uomo. Lavoriamo insieme da 18 anni. A volte vedo più lui che mio figlio! Tra noi c’è un’intesa perfetta, lui spesso mi dice: “Tu scrivi cose che sono già dentro di me, per questo funzioniamo”. Vinicius De Moraes diceva che la vita è l’arte dell’incontro… vero. Incontrare Paolo è stata una delle grandi fortune della mia vita.

E poi il concertone del 1° maggio fino a Sanremo.

Sono uno dei pochi autori che ha attraversato e attraversa tutti i linguaggi della televisione, dal quiz al grande varietà, passando per grandissime macchine di spettacolo come il concerto del Primo Maggio e il Festival di Sanremo. A questi ultimi due sono particolarmente legato perché sublimano in maniera diversa la mia grande passione per la musica. Aver frequentato in gioventù i cantanti fa sì che il mio approccio nel pensare e scrivere lo spettacolo sia vicino alla loro sensibilità. Sanno di potersi fidare di me ed io cerco di non tradire questa fiducia

Progetti per il futuro?

“Il futuro è una palla di cannone accesa e noi lo stiamo quasi raggiungendo” è il verso di una canzone di Francesco de Gregori a cui penso spesso quando penso alle cose da fare. Ho tanti progetti e finché ci sono i progetti e la voglia di realizzarli c’è il futuro. Quando questo non accadrà più sarà il tempo di fermarsi e magari tornare a guardare gli alberi di ciliegio che ho davanti al mio trullo a Castellana. A parte questa visione romantica sto definendo cose molto importanti che per scaramanzia non dico.

Come pensi uscirà il mondo dello spettacolo, della musica e del teatro dopo il covid? Fiorello, Bonolis, Laurentis, Carlo Conti ed altri presentatori televisivi, sono loro il futuro della televisione italiana. Non ti pare che l’utente paghi per programmi inutili? Tipo il Festival di Sanremo di quest’anno, o i tanti milioni a un giocatore di calcio. Castellana Grotte e fiera di averti in radio e televisione italiana dove rappresenti la fantasia e lo spettacolo.

Quella che stiamo vivendo è una tragedia dalle proporzioni immani, sotto il profilo sociale, storico ed economico e di cui probabilmente non abbiamo ancora la percezione esatta. Niente sarà più come prima. Il mondo dello spettacolo è uno dei settori più colpiti e sta cercando di riorganizzarsi ma questo comporta enormi sacrifici economici da parte degli addetti ai lavori. E non bisogna cadere nell’errore di considerare la musica e l’intrattenimento come elementi “sacrificabili” rispetto ad altri settori perché sarebbe il segno di una deriva pericolosa. A Sanremo, Ibrahimovic è stato un elemento che ha aggiunto appeal allo spettacolo dimostrando di avere grandi doti di intrattenitore ed è stato pagato rispettando i parametri della Rai. Niente milioni, ma decine di migliaia di euro ampiamente coperti dalla pubblicità. Nessuno ci ha rimesso, né lo spettatore né la Rai.


Redazione

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