Minacce di morte al figlio di Andrea Pirlo: cosa rischiano gli autori del reato?

Minacce di morte al figlio di Andrea Pirlo: cosa rischiano gli autori del reato?

Nicolò Pirlo, figlio dell’allenatore della Juventus, all’indomani del pareggio ottenuto dalla squadra allenata dal padre contro la fiorentina, ha voluto denunciare alcuni messaggi di minacce di morte ricevuti sui propri social network

Sembra non essere la prima volta che accade un episodio del genere e, anche per un certo senso di disperazione, la vittima dei messaggi di morte ha voluto denunciare pubblicamente l’accaduto. In queste ore, infatti, ne parlano tutti i maggiori quotidiani nazionali. Il messaggio che ha generato la necessità di esporre pubblica denuncia è stato recapitato nella posta privata del ragazzo e recitava testualmente “Devi morire insieme a tuo padre”. L’orario di ricezione del messaggio corrisponde alle 16:05 di domenica 25 aprile, momento in cui la Juventus perdeva per 1 – 0 contro la Fiorentina. Nel secondo tempo la Juventus, grazie a un gol di Morata, è riuscita ad agguantare un pari.

Nel denunciare pubblicamente l’episodio, Nicolò si è lasciato andare ad un lungo sfogo condiviso dal suo profilo instagram, tramite il quale ha dichiarato: “Io non sono una persona che giudica, non mi piace farlo, ognuno ha il diritto di poter dire ciò che vuole, sono io il primo a farlo e non vorrei mai che qualcuno mi togliesse la libertà di parola. I miei genitori mi hanno insegnato ad avere idee e soprattutto ascoltare quelle degli altri, ma credo che a tutto ci sia un limite e già da tempo questo limite è stato superato. Ho 17 anni e quotidianamente ricevo messaggi di questo genere, non perché io faccia qualcosa in particolare, ma perché sono il figlio di un allenatore, che probabilmente, come è giusto che sia, può non piacere. Questa sarebbe la mia colpa e la motivazione per la quale ogni giorno mi arrivano messaggi di augurata morte e insulti vari”. Infine l’invito ai lettori: “Vorrei chiedervi di mettervi per un solo secondo nei miei panni e chiedervi come vi sentireste”.

Parole che pesano come macigni sulla coscienza di una società che ad oggi risulta essere ancora un po’ troppo distratta sull’utilizzo improprio dei social network da parte degli utenti.

Ma a quali rischi di carattere penale vanno incontro gli autori di questi messaggi di minacce o di augurata morte?

In realtà la sola minaccia di morte, senza alcuna ulteriore condotta che concretamente lasci presagire la volontà di uccidere altro individuo è già di per se punibile. Ai sensi dell’articolo 612 del codice penale, infatti, chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito con multa fino a 1.032 euro; inoltre, in caso di minaccia grave è prevista la pena della reclusione fino a un anno.

Alla condanna in sede penale per il reato di minaccia, può seguire anche una condanna al risarcimento del danno non patrimoniale in sede civile. Infatti, ai sensi del disposto dell’ art. 185 del codice penale, ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili debbano risponderne.

Chiaramente la valutazione circa l’opportunità di un risarcimento del danno non patrimoniale è rimessa al giudice, ma a giudicare dallo stato d’animo evocato tramite il proprio profilo social, da parte della vittima, pare plausibile una condanna anche in tal senso.

Purtroppo, l’utilizzo improprio dei social network è questione molto diffusa. Sul punto l’intervento delle varie autorità diventa sempre più frequente, ma ancora insufficiente. Come riportato dall’autorevole sito del settore informatico Key4biz.it, se si considera anche il reato di diffamazione, che può essere commesso anche tramite i social network, i numeri raggiungono cifre spaventose.

Le minacce indirizzate a Nicolò, sono da condannare nella maniera più assoluta e, quel che di positivo si potrebbe raccogliere da questa spiacevole vicenda è che, grazie alla risonanza mediatica di questo caso, le istituzioni considerino l’opportunità di introdurre attività di sensibilizzazione e prevenzione sul tema, magari mettendo a conoscenza i fruitori della varie piattaforme social dei rischi a cui in concreto si va incontro se inoltra un messaggio di minaccia di morte, diffamatorio (con l’utilizzo della bacheca) o intimidatorio.


Redazione

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