La Dda di Bari mette all’angolo il clan Strisciuglio

La Dda di Bari mette all’angolo il clan Strisciuglio

La maxi operazione della Dda di Bari mette all’angolo il clan Strisciuglio

Avviso Pubblico esprime apprezzamento per la vasta operazione antimafia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia, che ha portato ha portato in carcere 96 persone e 3 agli arresti domiciliari, tutte affiliate al clan Strisciuglio a capo dell’area della città metropolitana di Bari. A condurre l’operazione gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari e i Carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo pugliese. Le accuse vanno dall’associazione mafiosa ai reati di droga, dalle estorsioni alle lesioni, dalla rissa a reati relativi alle armi. Le indagini hanno rivelato la straordinaria capacità del clan di esercitare grande potere di intimidazione e controllo su tutto il territorio, persino all’interno delle carceri.

Nell’inchiesta che coinvolge complessivamente 147 indagati, sono contenute le dichiarazioni di 21 collaboratori di giustizia. Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale sarebbe stato «in grado di incidere in una sorta di riequilibrio del panorama mafioso barese, anche in relazione agli interessi connessi alle varie attività illecite» anche dal carcere, attuando una «invasione» su alcuni territori della provincia, soprattutto per impadronirsi delle piazze di spaccio. E proprio dal carcere «i membri di vertice del clan Strisciuglio – si legge negli atti – continuavano a gestire le attività illecite, ad impartire ordini e direttive, non solo tramite le ambasciate comunicate all’esterno per tramite di familiari, ma anche utilizzando telefoni cellulari consegnati clandestinamente nelle carceri di tutto il territorio nazionale».

«Il messaggio più importante di questa operazione – dichiara Michele Abbaticchio, vicepresidente di Avviso Pubblico e sindaco di Bitonto – è il duro colpo inferto a chi continua ad abusare della nostra piccola economia sofferente, tra le poche fonti di lavoro legale e speranza per i nostri giovani. Si parla di finanziamenti mancati al Sud ma si deve anche parlare di operazioni come questa, fondamentali per far sentire il mezzogiorno come terra di investimento a lungo termine. Se fossimo abbandonati in un circuito viziato dalle mafie, la terra metropolitana di Bari e la stessa Puglia sarebbero solo una meta turistica privata del quotidiano crescere, assente di menti giovani e di un tessuto commerciale sostenibile. È su questo tipo di lavoro istituzionale che ci giochiamo la nostra credibilità. Occorre, insomma, un Recovery di legalità che non parla di fondi ma di risorse umane in grado di potenziare il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine».

L’economia paralizzata dalla criminalità parla anche Davide Carlucci, coordinatore di Avviso Pubblico per la città metropolitana di Bari e sindaco di Acquaviva delle Fonti: «In questa fase gli interventi della magistratura contro le pressioni del crimine sono doppiamente graditi, non solo perché contribuiscono a neutralizzare le azioni criminali dei clan ma anche perché così si dà respiro all’economia paralizzata dalla presenza dei clan. Questo non incoraggia gli investimenti e la ripresa economica. Quando arriveranno le risorse del Recovery Fund, dobbiamo fare in modo che nemmeno un centesimo finisca in mano alle mafie».

Nelle sue attività, Avviso Pubblico mette in evidenza da tempo la presenza invasiva e massiccia dei gruppi mafiosi come limite ad uno sviluppo sano dei territori. L’auspicio è che le istituzioni pubbliche facciano tutte insieme da argine contro lo straripare delle mafie che mettono in pericolo la democrazia stessa.


Antonio Peragine

Antonio Peragine