25 aprile, Mattarella: unita’ per ripartire. Draghi: noi italiani non fummo tutti ‘brava gente’

25 aprile, Mattarella: unita’ per ripartire. Draghi: noi italiani non fummo tutti ‘brava gente’

Mattarella ha celebrato la festa della Liberazione ricordando il “proclama di insurrezione nazionale” di Pertini e sottolineando “il valore morale della Resistenza” col suo “patrimonio di ideali e valori” che “ci tengono uniti”. Draghi ha detto no “ai revisionismi” e al “linguaggio d’odio”, evidenziando che “non fummo tutti ‘brava gente’ noi italiani”.

“Quest’anno celebreremo anche i settantacinque anni della Repubblica. La Repubblica che ha avuto origine dalla Resistenza. Per molti anni, dopo la guerra, questa affermazione è stata ripetuta e ha accompagnato il processo di consolidamento della nostra democrazia. La Resistenza come laboratorio dove si sperimentò l’incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. La Resistenza come grande serbatoio di istanze morali”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella cerimonia al Quirinale per il 25 aprile. “E’ bene oggi chiedersi, dopo tanti anni – ha aggiunto – quale traccia sia rimasta di questa consapevolezza. Cosa significhi oggi, soprattutto per le generazioni più giovani, parlare di Resistenza. Ed è tanto più necessario in un tempo come quello che viviamo, nel quale l’orizzonte appare oscurato dall’angoscia, il futuro nascosto dall’incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia. Io credo che questa traccia sia ancora ben presente e chiara. E credo anche che, allontanandoci sempre più nel tempo da quell’esperienza così decisiva, siamo in grado di comprendere, con le lenti della storia, cosa fu davvero la Resistenza e perché essa è diventata patrimonio di tutti; e premessa della rinascita democratica”.

Il “ricordo” della Resistenza “è il cemento che tiene insieme la nostra comunità”, ha detto il presidente della Repubblica. “Resistere allora – ha sottolineato – significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, testimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per tutti. Significò coraggio e speranza. Nel momento più buio e drammatico della nostra storia molti italiani, a prescindere dalle loro appartenenze politiche, culturali e religiose, risposero prima di tutto alla loro coscienza per opporsi alla violenza, alla dittatura, all’ingiustizia. In nome della libertà. Resistere fu anzitutto un’assunzione di responsabilità personale, talvolta pagata con la vita. Una disponibilità al sacrificio, una scelta rischiosa fatta come atto di amore per la Patria, per la propria comunità. Un regalo alle generazioni che sarebbero venute dopo. Questo è il lascito più vivo della Resistenza, il cui valore morale si è proiettato anche oltre il significato storico e politico di quella esperienza. Ed è per questo che quel patrimonio di ideali e valori ha continuato a parlarci così a lungo e ci sostiene, oggi, nelle difficoltà del presente. Vorrei dire soprattutto ai giovani di oggi: il ricordo, la consapevolezza del dolore, dei sacrifici, dei tempi bui che, nel corso del tempo, abbiamo più volte attraversato, ieri come oggi, ci tengono uniti. Ci fanno riconoscere nel nostro comune destino”, ha concluso.

“La senatrice italiana Liliana Segre ha voluto che la scritta “Indifferenza” fosse messa all’ingresso del memoriale della Shoah di Milano per ricordarci che, insieme ai partigiani e combattenti per la liberta’, vi furono molti che si voltarono dall’altra parte in cui – come dice lei – e’ piu’ facile far finta di niente. Nell’onorare la memoria di chi lotto’ per la liberta’ dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, brava gente”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, visitando il Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, in occasione della celebrazione del 25 aprile. “Dobbiamo ricordare – ha aggiunto il Premier – che non scegliere e’ immorale per usare le parole di Artom. Significa far morire, un’altra volta, chi mostro’ coraggio davanti agli occupanti e ai loro alleati e sacrifico’ se’ stesso per consentirci di vivere in un Paese democratico. Ma e’ nella ricostruzione del presente, di un presente in cui il ricordo serve a dirci quel che non vogliamo ripetere, che avviene la riconciliazione. E’ la ricostruzione basata sulla fratellanza, sulla solidarieta’, sull’amore, sulla giustizia che porta alla riconciliazione”.


Redazione

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