Maschicidio: eventi su cui troppo spesso si chiudono gli occhi

Maschicidio: eventi su cui troppo spesso si chiudono gli occhi

Quando si parla di “violenza di genere” si pensa sempre a quella dell’uomo nei confronti della donna, un reato sicuramente ignobile, spesso coperto dal pregiudizio, dall’ignoranza e dalla discriminazione, che merita la giusta punizione.

Senza nulla togliere alla gravità di tali comportamenti, troppo poco però si parla del fenomeno opposto, quello cioè della violenza delle donne nei confronti dell’uomo. Violenza che, stando agli atti giudiziari delle varie  Procure e dei Tribunali civili del nostro Paese, è tutt’altro che rara, anzi, è subdola e lesiva, al pari di una violenza fisica, e purtroppo molte volte sfocia nel suicidio.

Eppure, di questo non si parla quasi mai a causa probabilmente della vergogna o degli stereotipi che attribuiscono all’uomo l’immagine della parte forte e aggressiva. Un uomo che subisce una violenza è un debole o ha commesso un grave torto, cosa che succede spesso anche in altri casi, soccombendo alle angherie altrui. Da dati riscontrati via internet settemila uomini circa ogni anno, subiscono violenze silenziose da parte delle donne, di solito dalle ex mogli!

In questo calderone di violenze ai danni del genere maschile rientrano tra le varie cause il fenomeno che ad oggi andrebbe per la maggiore, ovvero le false accuse di stalking e di violenza sessuale, oltre alla pressione esercitata sui figli per allontanarli dal padre separato, la richiesta di mantenimento come arma di vendetta verso l’ex coniuge, oltre poi ad una serie di minacce e reazioni fisiche, come il lancio di oggetti, percosse con calci e pugni, morsi, schiaffi e graffi. In queste situazioni l’uomo ha spesso paura di reagire perché sa che, se dovesse rispondere allo schiaffo di una donna, sarebbe condannato per violenze e nessun giudice crederebbe alla sua versione, un’amara verità purtroppo!

In Italia ogni anno molti papà tentano il suicidano perché le ex mogli non vogliono che vedano più i propri figli, e si sa che “quanto ti portano via un figlio ti senti il cuore letteralmente strappato”. I minori arrivano così a negare di avere un padre e a non volerlo più vedere pur in assenza di alcuna colpa nei loro confronti. Da queste cattiverie, che dovrebbero essere lasciate fuori dalla crescita psicofisica dei bambini, si arriva spesso al suicidio silenzioso da parte di molti papà.

Non sono poche le ex mogli che, dopo un divorzio, usano i bambini come strumento della propria vendetta, iniziando su di loro un’opera di denigrazione della figura paterna, denominata “Alienazione parentale”.

E’ così che è stato denominato il fenomeno, anche in forte crescita e sono numerose le sentenze che lo attestano. I più “fortunati” vengono portati sul lastrico da assegni di mantenimento che non consentono di sopravvivere, in alcuni casi, gli ex mariti sono costretti a vivere nelle auto o a chiedere l’elemosina ai centri di accoglienza. Altri invece, trovano supporto grazie alla famiglia di origine e cercano di arginare la situazione che a seguito della separazione o divorzio si è venuta a creare, nel migliore dei modi, soprattutto sotto l’aspetto psicologico.

Ad oggi l’unico modo per i Giudici di tutelare i padri è quello di escludere la madre dall’affidamento del figlio, ma questo succede solo nei casi più gravi perché ad oggi, ancora esiste il pregiudizio secondo cui la donna è sempre migliore dell’uomo nella crescita del figlio. I giudici europei hanno più volte bacchettato l’Italia perché non si garantisce il rispetto dei diritti di visita dei minori ai padri separati, cosa che invece succede nell’ordinamento giuridico dei Paesi del resto dell’Europa. Il problema principale in Italia risulta essere la mancanza di norme giuridiche che tutelino i diritti di visita, di educazione e di un normale rapporto dei genitori separati con i figli minori.

Cosa fare in questi casi? L’unico rimedio concreto è quello di una denuncia per inottemperanza di ordine del giudice, ma nella realtà queste denunce quasi mai portano ad una soluzione concreta, molte di solito vengono archiviate.

Su questo argomento, il Presidente dell’associazione “Nessuno tocchi papà”, l’avvocato Walter Buscema, da anni si batte per i diritti dei padri, in una sua intervista è stato più volte ribadito che nel nostro Paese ci sono circa un milione di uomini che subiscono violenza psicologica da parte delle proprie ex-compagne o mogli, le quali strumentalizzano i loro figli per vari motivi, tra cui quello più usato, ovvero, economico. Ci troviamo difronte ad una vera e propria emergenza sociale, dove soprattutto il nostro legislatore, oltre alla politica, dovranno trovare presto una soluzione concreta.

Nel nostro Paese la violenza ha un solo colore, il “rosa”. L’uomo che subisce violenza ha vergogna a denunciare e anche quando lo fa, rimane inascoltato, anche dai media purtroppo che “preferiscono” raccontare dello stereotipo della “Vittima-Donna”.

La speranza è che le superiori Autorità governative, dedichino il loro impegno, nella formazione di nuove norme determinanti per tutelare la figura paterna, ma soprattutto prevenire il fenomeno dei suicidi di molti papà!

Marcello Marcone


Antonio Peragine

Antonio Peragine