Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 24 aprile 1941 moriva Karin Maria Boye, scrittrice, poetessa e critica letteraria svedese. Conosciuta principalmente per i suoi componimenti poetici, sperimentò anche altri generi letterari, come il saggio e il romanzo. L’opera che la rese nota a livello internazionale è il romanzo distopico Kallocaina, pubblicato nel 1940. Ha studiato alle università di Uppsala e Stoccolma Durante la permanenza ad Upssala prese parte al movimento radicale socialista Clarté. Ha lavorato a Spektrum,una rivista che diffonde la teoria psicoanalitica e le visioni letterarie moderniste. Le sue cinque raccolte di poesie mostrano l’evoluzione della sua prospettiva e del suo stile, dalla semplice espressione dei sogni di ragazza a immagini più audaci, prospettive più ampie e sensibilità per i problemi dell’umanità. Tra i suoi romanzi c’è Crisis, basato sulla lotta per accettare il suo lesbismo. Boye venne in seguito riconosciuta come importante scrittrice femminista per la sua esplorazione dei rapporti di ruolo maschili e femminili. 

Certo che fa male… 

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.

Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?

Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?

Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.

Cosa di nuovo ora consuma e spinge?

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,

male a ciò che cresce

male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.

Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese

si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano

il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.

Difficile essere incerti, timorosi e divisi,

difficile sentire il profondo che trae, che chiama

e lì restare ancora e tremare soltanto

difficile voler stare

e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta

si rompono esultando i boccioli dell’albero,

allora, quando il timore non più trattiene,

cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,

dimenticano la vecchia paura del nuovo

dimenticano l’apprensione del viaggio –

conoscono in un attimo la più grande serenità

riposano in quella fiducia

che crea il mondo.


Redazione

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