Il WWF lancia la campagna food4future, per non ‘mangiarci’ il pianeta

Il WWF lancia la campagna food4future, per non ‘mangiarci’ il pianeta

Il 22 aprile è la giornata mondiale della terra   Sistemi alimentari provocano l’80% di perdita di biodiversità 4 sfide rivolte al sistema alimentare per nutrire 8 miliardi di persone e salvare il capitale naturale globale

Cambiare i metodi di produzione e le abitudini di consumo del cibo, avviare regolamentazioni coerenti e trasformare il mercato alimentare, a cominciare da domani.

Il Pianeta non può reggere l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo, che da solo causa l’80% di estinzione di specie e habitat a livello globale. Per il WWF non c’è più tempo per aspettare l’avvio della transizione ecologica dei sistemi alimentari, e alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra lancia la sua Campagna Food4Future per promuovere modelli di produzione e consumo alimentari che, a cominciare dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che il Governo sta reimpostando, proteggano e conservino la natura, garantendo al tempo stesso cibo sufficiente, equo, pulito, sano e nutriente, per le generazioni attuali e future.

Quattro le aree d’azione urgenti che se messe in pratica subito a livello globale consentirebbero di rendere i sistemi alimentari più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta: agire in campo (grow better), in mare (fish better), a tavola (eat better), riducendo perdite e sprechi alimentari (use better).

La visione del WWF è spiegata nel Manifesto Food4Future, dove si chiede a tutti un impegno concreto per fronteggiare la sfida più importante del secolo. Una delle chiavi del cambiamento si trova nelle abitudini alimentari dei singoli: con l’iniziativa #DoEatBetter rivolta ai consumatori, infatti, il WWF li identifica come perno centrale per un reale cambiamento e per indirizzare le abitudini alimentari verso comportamenti sani, sostenibili e responsabili. Il 2021 sarà un anno cruciale per l’alimentazione e per il ruolo che tutti (cittadini, governi e industrie) dovranno svolgere nell’affrontare una delle più grandi minacce per il nostro futuro.

VERSO I 10 MILIARDI: LA TERRA POTRÀ SFAMARCI ANCORA?

Entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a circa 10 miliardi di persone, mentre già oggi circa un miliardo soffre di fame cronica. È ormai evidente che abbiamo raggiunto il limite di alterazione dell’ecosistema Terra. Gli scienziati hanno stabilito i limiti per nove principali processi ambientali che, se fossero superati, porterebbero la Terra a diventare inabitabile. Purtroppo, quattro di essi sono già stati oltrepassati: l’80% dell’estinzione di specie ed ecosistemi sia terrestri sia marini dipende da quello che finisce sulle nostre tavole (e da quello che perdiamo e sprechiamo); con circa il 24% delle emissioni di gas serra di origine antropica, l’agricoltura è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e la prima causa di deforestazione mondiale per fare spazio a monocolture e allevamenti; l’incremento di utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, poi, ha sconvolto la chimica del Pianeta e inquinato ecosistemi e reti alimentari. Ma la tutela del Pianeta deve andare di pari passo con quella dei diritti umani e deve quindi essere accompagnata da un quadro di maggiore giustizia sociale del sistema food, rivolto ad assicurare equità, eradicazione della fame e diritti dei lavoratori.

Ci stiamo veramente “mangiando il Pianeta” e con esso il benessere e il futuro delle persone che lo popolano. Con la campagna Food4Future, il WWF sottolinea l’interconnessione dell’umanità con la natura e quanto il benessere dell’una sia indissolubilmente legato al benessere dell’altra. Da oggi e per il resto dell’anno verranno pubblicati una serie di contenuti sui canali digital e social del WWF, con tanti approfondimenti. Inoltre, grazie alla collaborazione di numerosi influencer e chef, e alla media partnership con Il Cucchiaio d’Argento (Cucchiaio.it) che nella nuova sezione “Sostenibilità” rilancerà i contenuti della campagna, verranno poste all’attenzione 4 sfide da affrontare con urgenza, gli obiettivi da raggiungere per tutti gli ambiti delle filiere alimentari, e le raccomandazioni WWF ad aziende, istituzioni e cittadini.

“Il Pianeta ha mostrato la finitezza delle proprie risorse e la fragilità dei propri meccanismi di funzionamento. Dobbiamo correre ai ripari a cominciare da oggi, dalla prossima spesa che faremo” afferma Eva Alessi, Responsabile consumi sostenibili e risorse naturali di WWF Italia“È fondamentale modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.  Quattro sono le aree in cui è urgente agire, in campo, in mare, a tavola e nella riduzione di perdite e sprechi alimentari. Il cibo è la leva più potente per migliorare la salute umana e degli ecosistemi. Invitiamo tutti a leggere il nostro Manifesto e seguire i vari approfondimenti che affronteremo nel corso dell’anno: se insieme correggiamo il sistema alimentare contribuiremo alla stabilità del sistema Terra”.

Il 2021 sarà un anno cruciale per il food anche sul piano del dibattito internazionale, grazie al primo Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite (UNFSS) che si svolgerà a New York a settembre, e che verrà inaugurato con un pre-summit a fine luglio proprio a Roma. A questo si aggiungeranno anche altri importanti appuntamenti connessi al food system: dalla conferenza ONU sugli oceani, alle Conferenze delle Parti sul cambiamento climatico (la COP 26), sulla biodiversità (la COP 15) e sulla desertificazione; senza dimenticare gli appuntamenti tematici del G20 in Italia, a giugno a Matera sulla sicurezza alimentare e a settembre a Firenze sull’agricoltura.

Le istituzioni hanno il compito di fare la propria parte adottando un approccio integrato e coordinato in virtù del collegamento alimentazione – salute – ambiente – società, fino al coinvolgimento delle amministrazioni comunali e le comunità territoriali nello sviluppo di politiche alimentari urbane volte ad affrontare la malnutrizione, le sfide ambientali e le disuguaglianze sociali.

In ultimo anche le aziende avranno un ruolo sempre più centrale e sarà necessario che investano nell’adozione di impegni volontari per la sostenibilità, al di là della conformità normativa, coinvolgendo e supportando tutti gli attori della propria filiera produttiva. Per questo il WWF raccomanda che venga data priorità al capitale naturale, alla conservazione della biodiversità, all’uso efficiente delle risorse naturali, alla chiusura dei cicli produttivi, alla bioeconomia ed economia circolare imparando ad operare e produrre nei limiti di un solo Pianeta

LE 4 SFIDE E GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA DI WWF “FOOD4FUTURE”

Il WWF ritiene urgente agire dal campo (grow better), al mare (fish better), dalla tavola (eat better), alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari (use better).

Grow better: la perdita di biodiversità è causata da sistemi agricoli sempre più specializzati e semplificati, che occupano aree sempre più vaste, e dall’uso massiccio di input chimici, che causano il degrado del suolo, l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera e minacciano la salute degli organismi. Non solo, le produzioni standardizzate che ne derivano sono immesse sul mercato a costi bassissimi. Per il WWF l’agricoltura deve orientarsi sempre più all’agroecologia, la scienza che applica i principi ecologici alla gestione dei sistemi agricoli, favorendo tutti i processi naturali di rigenerazione e resilienza. Inoltre è necessaria una graduale trasformazione degli allevamenti intensivi industriali a beneficio di un modello di produzione agroecologico.

Fish better: la pesca eccessiva, distruttiva e illegale è un’altra delle minacce più gravi alla sostenibilità delle risorse del Pianeta, in particolare dei mari e di tutte le specie che li popolano. Su scala globale il 34% degli stock ittici è sovrasfruttato e il 60% è pescato al limite delle proprie capacità di rigenerarsi: ciò significa che non diamo il tempo ai pesci e agli altri organismi oggetto di pesca di riprodursi. Inoltre, con la pesca distruttiva, compromettiamo  gli habitat da cui essi dipendono, limitandone ulteriormente la capacità di recupero. Nel Mediterraneo la situazione è ancora più critica, con il 75% degli stock ittici monitorati che risulta sovrasfruttato.

Il WWF lavora con pescatori affinché adottino pratiche più sostenibili, con le aziende affinché si impegnino nella trasformazione della loro filiera produttiva e di approvvigionamento, con le autorità nazionali e internazionali affinché garantiscano una gestione adeguata.

Eat better: in seguito alla globalizzazione, all’urbanizzazione e alla crescita del reddito, negli ultimi decenni le nostre abitudini alimentari sono radicalmente cambiate. Si è passati da diete stagionali ricche di verdure e fibre, a diete troppo ricche di calorie e con un eccessivo consumo di carne e derivati animali. La dieta dell’italiano medio non è in linea oggi con le raccomandazioni nutrizionali e gli attuali modelli di consumo non sono sostenibili né dal punto di vista sanitario né da quello ambientale.

Il WWF promuove un modello alimentare che concili la salute della persona con quella dell’ambiente e che si riassume nel mangiare senza eccessi, ridurre drasticamente il consumo di proteine animali e aumentare quello di frutta e verdura, limitando le quantità di alimenti ultra-trasformati e zuccheri aggiunti.

Use better: se vogliamo che il sistema alimentare globale possa rimanere all’interno dei limiti del Pianeta è fondamentale ridurre sensibilmente le perdite alimentari sul piano della produzione e gli sprechi alimentari sul piano del consumo. Il WWF lavora per eliminare le perdite in agricoltura, acquacoltura, nella pesca o in altre attività della produzione primaria attraverso azioni mirate sugli operatori, aumentando la comunicazione e l’informazione lungo le filiere di produzione per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di cibo. Il WWF auspica inoltre una riduzione drastica degli sprechi alimentari nelle famiglie, nelle mense scolastiche e aziendali


Redazione

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