Il celeste, il diritto e la situazione di crisi prodotta dall’epidemia

Il celeste, il diritto e la situazione di crisi prodotta dall’epidemia

Premessa. La Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica ha deciso: la sospensione delle indennità ai parlamentari condannati in via definitiva per reati di particolare gravità sarebbe ILLEGITTIMA. La delibera adottata dai Presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente Pietro Grasso e Laura Boldrini, con la quale veniva disposta la revoca dei vitalizi per i Parlamentari autori di reati di rilevante gravità, è stata annullata dalla Commissione Contenziosa del Senato. Il ricorso prodotto dal sig. Roberto Formigoni, condannato in via definitiva dalla Cassazione per corruzione ed altri reati è stato accolto dalla Commissione Contenziosa.

La decisione, secondo alcuni, sarebbe legalmente corretta, in quanto le Camere, in virtù del principio della separazione dei poteri, godono di una particolare autonomia conosciuta con il termine AUTODICHIA.  Ma, ad avviso di altri, sarebbe palesemente ingiusta. Anzi, DISEDUCATIVA, perché offre un valido e forte alibi a chi si dedica a piccoli reati (ad esempio al furto negli appartamenti). Tanto più che le decisioni prese dalla Commissione non sono frutto di autonomia di giudizio, ma adottate in osservanza di norme metagiuridiche. Precisamente in osservanza di esigenze dei partiti che della Commissione fanno parte.

Il fatto. I danni che il CELESTE ha inferto alla Lombardia sono stati quantificati in milioni di euro. Danni che poi si sono riversati sulla collettività a causa della riduzione o dequalificazione dei servizi essenziali quale è, ad esempio, il servizio sanitario. Nello specifico, proprio per aver indirizzato verso il privato ingenti risorse, i servizi sanitari territoriali sono stati ridotti ai minimi termini. La carenza di servizi sanitari territoriali si è vista soprattutto in questo periodo caratterizzato da epidemia per la diffusione del COVID, che ha provocato malattie e decessi di innocenti che nulla sapevano dell’autodichia che, ad avviso di molti, suona come “farsi giustizia da sé”. Naturalmente in senso favorevole a chi ne può beneficiare.

Ora, c’è qualcuno che insiste a dire che, trattandosi di decisione perfettamente legale, coloro che dissentono da tale decisione fortemente iniqua esprimerebbero un giudizio contra legem che, questo si, sarebbe severamente condannabile. Intanto chi acclama legale il giudizio della Commissione Contenziosa non tiene conto che i Formigoni e simili hanno usato il potere di cui erano titolari nell’interesse proprio e non in quello dell’Ente (nello specifico la Regione), per cui, a mio parere, non andrebbero condannati con il solo carcere ma anche con la confisca dei beni acquistati durante l’esercizio della funzione pubblica. So bene che non sarebbe in linea con la normativa vigente, ma almeno risparmiamoci la vergogna di premiare i grandi ladri di Stato. Comunque, io sono indignato. Non so VOI!

Il giudizio di Pietro Grasso. Pietro Grasso, già Procuratore Nazionale Antimafia e Presidente del Senato dal 2013 al 2018, ha espresso un giudizio tranchant in ordine alla decisione della Commissione Contenziosa del Senato. Decisione definita un vulnus enorme, in quanto la delibera del 2015, con la quale era stato deciso di negare il vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati particolarmente gravi, sarebbe equiparabile a una legge. La Commissione Contenziosa, alla quale sono attribuiti poteri giurisdizionali rispetto alle vertenze tra i singoli componenti del Senato e il Senato stesso, si sarebbe arrogato il potere di abrogare una decisione equiparabile a una legge che solo l’Assemblea avrebbe potuto modificare e/o annullare. Per l’ex Presidente del Senato, la Commissione si sarebbe attribuito poteri che vanno oltre l’autodichia: “E’ come se un tribunale potesse cancellare una legge ordinaria”. Quindi, la Commissione Contenziosa si sarebbe attribuito i poteri che spettano al Senato, un conflitto di attribuzione, una specie di golpe, che dovrebbe indurre il Senato a sollevare la questione di fronte alla Corte Costituzionale. Per grave straripamento di poteri! Questione che appare ancora più grave, in quanto la Commissione avrebbe fatto ricorso alla legge sul reddito di cittadinanza per evidenziare che, con la cancellazione del vitalizio, non sarebbe stato rispettato l’art. 3 della Costituzione sull’uguaglianza dei cittadini. Ora, se la delibera del 2015 è equiparabile a una legge, la questione di incostituzionalità rientrerebbe nell’esclusiva competenza della Corte Costituzionale davanti alla quale avrebbero dovuto sollevare l’eccezione di incostituzionalità.

Considerazioni finali. L’art. 64 della Costituzione conferisce alle Camere il potere di adottare i propri regolamenti interni per disciplinare l’organizzazione, le attribuzioni, le procedure per il funzionamento interno di ciascuna Camera (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica). Ma, se i regolamenti sono considerati insindacabili da parte di organi esterni, ciascuna Camera deve, tuttavia, attenersi alle norme costituzionali alle quali deve uniformare i provvedimenti della loro autonomia. In pratica, le Camere possono emanare norme per il loro funzionamento (autodichia) ma senza porsi in contrasto con la Costituzione.

La Commissione Contenziosa si esprime sui ricorsi presentati dai dipendenti delle Camere (nella specie, del Senato) contro i provvedimenti che ritengono lesivi dei loro diritti e interessi legittimi. Essa agisce quale giudice e, quindi, deve procedere nel rispetto dei limiti costituzionali. Nel caso di specie, la Commissione Contenziosa del Senato è composta di tre componenti: il Presidente (il senatore Calendo Giacomo di Forza Italia), e altri due Senatori (Pillon Simone e Riccardi Alessandra (entrambi della Lega), i cui giudizi sono fortemente sospettati di essere stati condizionati da interessi di parte (politica, s’intende). Ma, al di là delle questioni strettamente giuridiche, la decisione della Commissione si scontra con la realtà attuale che fotografa una situazione in cui la gente non riesce a sopravvivere all’epidemia virale.

Raffaele Vairo


Antonio Peragine

Antonio Peragine